27 Dicembre 2011

Sotto l’albero la crisi, è stato un Natale d’austerity

Sotto l’albero la crisi, è stato un Natale d’austerity

 Roma. Cenone di vigilia, pranzo di Natale e regali sotto l’ albero? Certo, ma con giudizio e con un occhio più che attento al portafoglio. Gli italiani alle prese con la crisi non hanno rinunciato alle feste. Però hanno contratto le spese, facendo afflosciare i consumi. La stime di Coldiretti affermano che, tra il 24 e il 25 dicembre, sono stati spesi 2,3 miliardi di euro, in cibi e bevande, nelle tavole imbandite. Un dato che conferma il fatto che non si sia voluto rinunciare all’ appuntamento più tradizionale dell’ anno, ma che fa emergere un calo del 18 per cento (oltre 400 milioni) rispetto a quanto si era speso nel 2010. E per trovare un Natale altrettanto freddo, su questo fronte, bisogna tornare indietro addirittura al 2001. Vale a dire alle prime festività successive all’ attacco alle Torri Gemelle dell’ 11 settembre, quando ci fu un crollo del 28 per cento. Ovviamente, la crisi dei consumi ha contagiato anche il tradizionale scambio di regali. Secondo il Codacons ogni italiano, quest’ anno, avrebbe tagliato di 48 euro la spesa per addobbi, ricordini e viaggi. Spese in flessione in tutti i comparti, mentre il settore che più di tutti ha risentito della crisi – assicura il Codacons – è quello dell’ abbigliamento e delle calzature, dove la riduzione delle vendite ha raggiunto quota 30 per cento. Unica eccezione, lo dice la catena Euronics, la vendita di smartphone e tablet che ha registrato una «forte crescita» mentre l’ information technology (i computer ad esempio) ha tenuto. Secondo le proiezioni dell’ associazione dei consumatori, la stagione dei saldi non riuscirà a invertire la rotta e, anzi, il calo delle vendite potrebbe arrivare fino a punte del 40 per cento. Eppure si rafforza il trend legato alla riscoperta dei prodotti del territorio, che si esprime a tavola nella preparazione delle ricette del passato. Un appuntamento che, nonostante i profondi cambiamenti negli stili di vita, è fortemente radicato nella popolazione, come dimostrano gli spostamenti per tornare nei luoghi di origine e ritrovare i gusti, i sapori del passato. La maggioranza delle tavole è stata infatti imbandita con menù a base di prodotti o ingredienti nazionali con una spesa stimata – secondo Coldiretti – in 850 milioni di euro per pesce e le carni compresi i salumi, 490 milioni di euro per spumante, vino ed altre bevande, 400 milioni di euro per dolci con gli immancabili panettone, pandoro e panetteria, 270 milioni di euro per ortaggi, conserve, frutta fresca e secca e 190 milioni di euro per formaggi e uova. Natale fiacco anche dall’ osservatorio di Federconsumatori: la spesa totale si sarebbe fermata a 4 miliardi di euro rispetto ai 4,4 che erano stati stimati, con una spesa media di 166 Euro. E i dettagli sui consumi natalizi articolati nei diversi settori di spesa mettono i brividi. Abbigliamento e calzature meno 18 per cento, mobili, arredamento ed elettrodomestici meno 24 per cento, profumeria e cura della persona meno 7 per cento, giocattoli meno 3 per cento e alimentazione meno 1,5 per cento. Dalle parti di Confcommercio, i numeri catastrofici delle associazioni dei consumatori non trovano conferma. «È prematuro fare valutazioni e, comunque, secondo una indagine che abbiamo realizzato un mese fa – frena Mariano Bella – a dicembre il calo dei consumi, Natale compreso, dovrebbe essere limitato all’ 1,5 per cento». Il capo economista della confederazione indica nella grande distribuzione, leggi iper e supermercati, i segmenti più in difficoltà con una contrazione delle vendite che oscilla tra il 3 e il 4 per cento. «La crisi – ragiona Bella – è testimoniata dal fatto che tengono i discount. Segno che gli italiani, a corto di soldi, puntano a risparmiare il più possibile». Ridurre i prezzi per sostenere i consumi? Di fronte alla domanda, il dirigente Confcommercio risponde secco: «Magari fosse possibile. Il problema – argomenta – è che i commercianti sono l’ ultimo anello di una filiera produttiva che tiene alta l’ inflazione e impedisce di tagliare i prezzi. E la manovra Monti, con l’ aumento delle accise e della bolletta energetica, ha aggravato le cose». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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