18 Giugno 2021

Sotto inchiesta gli avvocati delle famiglie

La  vicenda  del  tempio  crematorio  di  Biella,la  cui  gestione,  da  parte  della  società  So.cre.bicre.bi.  era  finita  al  centro  dello  scandalo  per  presunti  casi  di  cremazione  multipla  – gli  abusi  accertati  documentati  sono  stati  11,  quelli  testimoniati  nel  corso  di  un  mese  di  indagini  da  intercettazioni  ambientali  -, sembra  non  avere  fine.  Nello  scorso  autunno  la  condanna  in  primo  grado  dei  titolari,i  fratelli  Ravetti,a  cinque  anni  di  reclusione;  un  mese  fa  la  decisione  del  gip  di  non  accogliere  la  richiesta  di  oltre  500  parti  civili  che  avrebbero  voluto  far  riaprire  le  indagini  per  accertare  se,  anche  prima,  nei  due  anni  precedenti,  il  tempo  intercorso  dall’apertura  dell’impianto  all’avvio  dell’inchiestainchiesta,  la  stessa  gestione  avesse  lavorato  con  la  medesima  prassi  illecita.  Ora  un  nuovo  caso  si  apre  con  un  ribaltamento  del  fronte.  finire  sotto  inchiesta  questa  volta  è  la  correttezza  la  trasparenza  nelle  comunicazioni  tra  gli  avvocati  che,  per  tramite  di  Codacons,  nelle  aule  giudiziarie  hanno  rappresentato  quell’istanza  di  giustizia  dei  parenti  dei  cremati  che  lamentano,  loro,  di  non  aver  certezza  se  nell’urna  che  conservano  casa  dietro  una  lapide  in  un  ossario  al  cimitero  vi  siano  resti  dei  propri  cari  di  chissà  chi,  ed  loro  clienti.  «Nell’ultima  settimana  diversi  di  noi  sono  stati  raggiunti  dai  carabinieri  con  un  avviso  di  convoca  in  caserma.  La  richiesta  è  di  andare  con  contratti  con  cui  si  è  dato  mandato  per  procedere  alle  ispezioni  delle  urne  agli  accertamenti  scientifici  per  capire  se  era  possibile  estrarre  il  dna  dai  resti».  parlare  è  Paolo  Galuppi  del  neonato  comitato  “A  casa  con  me”,  comitato  presieduto  da  una  combattiva  Laura  Attena  che  mercoledì  mattina  ha  condotto  un’infuocata  conferenza  stampa  via  web  presente  l’avvocato  Franco  Gabrielli,  collega  degli  avvocati  biellesi  coinvolti  che  da  sempre  è  loro  fianco  nei  casi  più  scottanti.  Gabrielli  ha  dichiarato:  «il  pool  di  avvocati  che  segue  la  vicenda,  gruppo  Codacons,  è  stato,  prima,  oggetto  di  un  esposto  all’ordine  degli  avvocati  da  parte  di  altri  colleghi,  poi  di  un  esposto  da  parte  della  Procura  della  Repubblica  perché  ritenuto  che  alcune  loro  dichiarazioni  fossero  non  rispettose  del  ruolo  della  magistratura  inquirente.E  adesso  è  partita  questa  nuova  iniziativa  che  sembra  andare  alla  ricerca  di  verifiche  sul  tipo  di  rapporti  contrattuali  tra  avvocati  loro  clienti,  su  quali  indicazioni  rispetto  alle  analisi  accertamenti  da  fare».A  dare  l’input  questa  attività  di  indagine  sarebbe  stato  un  esposto  anonimo  arrivato  in  Procura.  Al  momento  però  non  è  stato  aperto  alcun  fascicolo  ipotizzato  alcun  reato.A  “il  Biellese”  parla  l’avvocato  Alessandra  Guarini  che,  in  questi  anni,  è  stato  un  po’  il  volto  delle  famiglie  che  hanno  cercato  cercano  la  verità  sui  fatti  del  crematorio.  «Siamo  stati  raggiunti  in  questi  giorni  dalle  chiamate  di  diversi  clienti  molto  angosciati.A  loro  diciamo,  se  convocati,  di  andare  parlare,  rispondere  alle  domande  portare  la  documentazione  richiesta.  Noi  abbiamo  sempre  agito  nella  massima  trasparenza  lasciando  libertà  tutti  di  scegliere  se  quale  livello  di approfondimento  autorizzare  le  indagini  difensive».  Parla  ancora  Galuppi:  «Ci  siamo  illusi  che  questa  volta  potessero  prendere  in  considerazione  le  nostre  storie.  Quando  alcuni  di  noi  sono  stati  convocati,  la  speranza  è  che  finalmente  riaprissero  le  indagini  su  So.cre.bicre.bi.  invece  oltre  il  danno,  la  beffa.A  qualcuno  avrebbero  addirittura  chiesto  se  voleva  sporgere  querela  contro  gli  avvocati».  «Se  così  fosse,  sarebbe  un  fatto  gravissimo.  Intimidatorio»  sostiene  l’avvocato  Guarini.  Dietro  a  tutto  questo  si  intravede  un  disegno,  ne  è  convinta  l’avvocato  Guarini:  «Guarda  caso  questa  vicenda  scoppia  dopo  che,  a  seguito  della  richiesta  respinta  di  un  procedimento  bis  contro  i  Ravetti,  avevamo  parlato  con  i  nostri  clienti  annunciando  la  nuova  strategia.  Strategia  che  sarà  nel  non  rinunciare  al  procedimento  penale  ma  di  impegnarci  a  portare  nuove  prove  per  convincere  la  Procura,  per  la  quale  esprimo  il  mio  massimo  rispetto,  a  rivedere  le  proprie  decisioni».  In  particolare,  all’attenzione  degli  investigatori,  ci  sarebbero  i  contratti  per  gli  accertamenti  effettuati  dall’ex  comandate  dei  Ris  Garofano  per  la  ricerca  di  tracce  di  dna  da  estrarre  dalle  urne.  Gli  investigatori  avrebbero  acquisito  l’elenco  delle  circa  30  urne  fatte  ispezionare  a  un  costo  medio,  suppergiu,  di  2  mila  euro.  Dalla  Procura  non  arrivano  conferme,  né  smentite.  Il  procuratore  Teresa  angela  camelio  però  avverte:  «Chi  dica  che  la  Procura,  dopo  il  lavoro  fatto,fa  atti  intimidatori,  se  ne  assume  la  responsabilità.  Nessuno  escluso».  ANDREA  FORMAGNANA

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox