Sotto accusa anche Enrico Papi: «È un errore»
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fonte:
- Il Piccolo
Quiz in tv: indagati dirigenti Rai, Mediaset e La 7
Servizi telefonici a pagamento per poter partecipare. Sotto accusa anche Enrico Papi: «È un errore»
ROMA – Giochi proibiti. O meglio non autorizzati. Sono quattordici gli avvisi di garanzia firmati dal sostituto procuratore di Roma Pierfilippo Laviani. Nel mirino degli inquirenti i quiz tv di Rai, Mediaset e La 7. Programmi organizzati senza il via libera dell?Agenzia delle Entrate del ministero delle Finanze. Almeno secondo le ipotesi della polizia postale del Lazio e della procura di Roma.
Sul registro degli indagati i nomi di organizzatori, commercializzatori e capi struttura. Ma anche quello di Enrico Papi, conduttore di Sarabanda su Italia 1: «Sono sconvolto. C?è stato un errore di valutazione» – ha dichiarato. Con lui Luca Guglielmo Mandaradoni, amministratore delegato di Jet multimedia, Giancarlo Baldazzi, direttore acquisti delle reti di intrattenimento Rti, Fabiano Fabiani, presidente del cda di Numero blu, incaricata del traffico telefonico e della selezione dei concorrenti.
Sott?accusa «Chi vuole essere milionario», il quiz presentato da Gerry Scotti su Canale 5. Per questo gioco gli avvisi di garanzia sono arrivati a Massimo Musolino, vicedirettore generale gestione della Rti, Franco Serafini, presidente del cda della società Anyware, incaricata della gestione del traffico telefonico. Il quiz «Call Game», trasmesso da La 7, che ha portato all?iscrizione sul registro degli indagati di Marco Bassetti, presidente della Aran Endemol, che produce il gioco, Ernesto Mauri, consigliere nella Società Tv Internazionale, Fausto Federici, amministratore della stessa società, Giuseppe Ferrauto e Giuseppe Carrello, rispettivamente ex ed attuale amministratore delegato. Per «Vinci Tre», spazio all?interno di «Dom&Nika In», in onda su Rai 1 nel corso del programma di Mara Venier, sono finiti sotto accusa Giampiero Raveggi, capostruttura di Rai 1, Giorgio Fontana, amministratore della Mediagames, che produce il quiz e Giuseppe Porrini, commercializzatore del gioco.
L?accusa è che i quiz siano stati organizzati senza la necessaria autorizzazione dell?Agenzia delle Entrate del ministero delle Finanze che tutela lo Stato e i partecipanti ai giochi di abilità e sorte.
Ma gli inquirenti si soffermano anche sulle modalità di accesso ai quiz: condizione necessaria per chi voglia partecipare è proporsi attraverso una linea a tariffe speciali. Un euro alla risposta. Si chiama e ci si racconta.
Curriculum telefonico. Poi si aspetta. Tutti i concorrenti hanno prenotato così la loro comparsa in video, chiamando servizi telefonici a pagamento extra «anziché – sottolinea la polizia – utenze a tariffa urbana». Il valore aggiunto di queste chiamate, secondo gli inquirenti, è utilizzato per aumentare il montepremi dei giochi.
L?inchiesta è nata nel novembre del 2001 dalla segnalazione dell?Authority per le comunicazioni. Il garante, Tito Cheli, aveva dei dubbi sui quiz in onda su La 7. Poi le indagini della polizia postale si sono allargate. Lo scorso marzo il pm Laviani ha disposto il sequestro delle videocassette delle trasmissioni.
«Da anni la nostra associazione si batte contro i costi troppo alti delle telefonate, che i telespettatori devono fare per partecipare ai quiz tv». Lo si legge in una nota diffusa dal Codacons che invita i telespettatori, «che hanno pagato cifre astronomiche per partecipare ai quiz», a rivolgersi all`associazione per ottenere il rimborso.
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