25 Ottobre 2000

Sospetti di turbativa d’asta e aggiotaggio

Inchiesta giudiziaria al via tutte le carte alla Finanza

ROMA – Un atto dovuto ma anche inevitabile. Le polemiche, le proteste, i ricorsi e le denunce che hanno accompagnato l’asta per l’assegnazione delle nuove licenze per i cellulari di terza generazione, gli Umts, hanno spinto la Procura della Repubblica e la Procura della Corte dei Conti del Lazio ad avviare due inchieste su tempi e modalità della gara. Il procuratore capo di Roma, Salvatore Vecchione, dopo aver valutato attentamente le notizie che si erano diffuse sui giornali nei giorni scorsi, ha deciso di aprire un fascicolo. Le ipotesi di reato sono l’aggiotaggio e la turbativa d’asta, ma non si esclude che una volta esaminati tutti i documenti della procedura, sequestrati ieri sera dal comando provinciale della Guardia di Finanza, si profili anche una terza ipotesi di reato: l’ omissione d’atti d’ufficio. A pesare sulla decisione c’è stata una denuncia del Codacons, il Comitato di difesa dei consumatori che nel tardo pomeriggio di ieri ha presentato una denuncia circostanziata sulle modalità in cui si sarebbe svolta la gara di assegnazione delle licenze. Stessa iniziativa da parte dell’Adusbef. Il fascicolo dell’inchiesta è stato affidato al procuratore aggiunto Pasquale Lapadura e al pm Rodolfo Sabelli, del pool di magistrati che si occupano di reati finanziari.
Cosa accadrà adesso? E’ presto per valutare gli effetti di questa doppia inchiesta giudiziaria e amministrativa. Ma è chiaro che al centro dei primi accertamenti ci saranno i contrastanti atteggiamenti del consorzio Blu e il ventilato, poi annunciato, ritiro dalla gara di assegnazione. L’ipotesi di aggiotaggio si riferisce al rialzo e al ribasso fraudolento di prezzi sul mercato borsistico con scopi speculativi. Quella di turbativa d’asta è invece legata al sospetto che le voci e i comportamenti dei concorrenti abbiano alterato l’andamento della gara e quindi gli stessi risultati. C’è poi l’aspetto puramente economico e amministrativo. Nelle intenzioni del governo, la gara di assegnazione delle cinque licenze avrebbe dovuto far incassare all’Erario qualcosa come 40-50 mila miliardi. A conti fatti, con il ritiro di Blu, i rilanci competitivi si sono fermati a cifre decisamente inferiori di quelle prospettate, facendo chiudere l’asta per un totale di 26.750 miliardi. “Nel nostro esposto”, spiega l’avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, “ipotizziamo oltre ad una turbativa d’asta anche l’omissione d’atti d’ufficio. Il ministro Cardinale ha svelato che la dirigenza di British Telecom gli aveva comunicato in via riservata che non era disposta ad un aumento del capitale per sostenere i rilanci competitivi; il governo sapeva dunque che molto probabilmente il consorzio Blu si sarebbe ritirato dalla gara. Di fronte a questa ipotesi, poi divenuta certezza, si sarebbe dovuto ridurre il numero delle licenze da cinque a quattro, così come prevedeva il bando di concorso. In questo modo, i rialzi e quindi gli incassi sarebbero stati di gran lunga maggiori. L’articolo 8.3 del bando spiega che si può intervenire fino alla fine dei rilanci competitivi. I rilanci ci sono stati fino a lunedì, sebbene Blu si fosse già ritirato. Perché il numero delle licenze non è stato ridotto?”.
Il procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, Paolo Maddalena, affronterà il capitolo del mancato introito per le casse dello Stato. E sulla base degli accertamenti deciderà le singole responsabilità.

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