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3 Luglio 2019

«Sos turni stressanti in fabbrica»

l’ allarme di la neve (eim cisl) . piano ambientale respinti i ricorsi codacons-peacelink
l Allarme «turni stressanti» all’ interno dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal Italia. A lanciarlo è il segretario di fabbrica della Fim Cisl Vincenzo La Neve. Il sindacalista chiede ai vertici aziendali «un incontro urgente per chiarire le problematiche presenti nelle manutenzioni di stabilimento». A rischiare sono i lavoratori addetti a queste pratiche in ragione, come detto, di turni «stressanti» che inevitabilmente i vuoi prodotti dalla cassa integrazione ordinaria comporterebbero (interessati quasi 1400 dipendenti per 13 settimane). «Assistiamo a situazioni assurde – scrive La Neve con anticipi o posticipi di turni di lavoro, senza preventiva informativa alle organizzazioni sindacali». Arcelor Mittal ha deciso di far ricorso all’ amor tizzatore sociale unilateralmente, senza un’ intesa con i rappresentanti dei lavoratori. «Ancor più grave – prosegue il segretario di fabbrica della Fim Cisl – è che i motivi di tali scelte spesso sono dettati da urgenze impiantistiche. A fronte di tali urgenze, però non capiamo il motivo per cui, nello stesso giorno, vengono recapitate ai lavoratori le lettere di collocazione in cassa integrazione. Quelle della manutenzione – prosegue La Neve – sono state e continuano a essere le aree sempre più colpite dagli ammortizzatori sociali, nonostante in passato, nel passaggio da Ilva in amministrazione straordinaria ad Arcelor Mittal, vi sia stata una notevole riduzione di personale. Siamo fortemente preoccupati, poiché tale situazione potrebbe compromettere e mettere seriamente in discussione la programmazione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie dello stabilimento come più volte – conclude il segretario di fabbrica della Fim Cisl La Neve – denunciato dalla nostra organizzazione sindacale a tutti i livelli». Passando al fronte ambientale, il Consiglio di Stato, con due ordinanze, ha espresso parere di rigetto per i ricorsi contro il piano ambientale dell’ ex Ilva di Taranto, ora ArcelorMittal, e il relativo Dpcm di fine settembre 2017 presentati rispettivamente dal Co dacons e dall’ associazione Peacelink al presidente della Repubblica. I due ricorsi si basavano su una serie di presupposti tra cui quello che sul piano ambientale non era stata favorita la partecipazione pubblica. I ricorsi erano entrambi straordinari al capo dello Stato. Ora il Consiglio di Stato ha compiuto la sua istruttoria tecnica e giuridica sui ricorsi e trasmesso il relativo parere di rigetto al capo dello Stato, che prossimamente firmerà uno specifico Dpr che ufficializza il rigetto dei due ricorsi. Il Codacons e 40 cittadini che si ritenevano vittime dell’ inquinamento ambientale prodotto dall’ ex Ilva di Taranto avevano presentato un ricorso straordinario chiedendo di sospendere tutti gli atti amministrativi relativi alla vendita dell’ azienda ad ArcelorMittal. Alla base del ricorso del Codacons e dei residenti c’ è «la violazione – venne spiegato in una nota – delle norme sulla concorrenza e l’ assenza sia di interventi migliorativi sul piano ambientale legati all’ opera zione di vendita, sia di indennizzi a favore dei cittadini e delle vittime dell’ inquinamento. L’ originario termine per l’ attuazione degli interventi di risanamento, fissato a fine 2016, ha scoraggiato molte imprese a partecipare alla gara; il legislatore ha così deciso di procrastinare gli interventi ambientali di 6 anni rispetto all’ originario termine». Secondo il Codacons, tale proroga «avrebbe imposto all’ amministrazione di riaprire i termini per la presentazione delle offerte, per consentire l’ ingresso di nuove imprese, e ciò in virtù dei principi di matrice europea di concorrenza, trasparenza e par conditio, anche richiamati dalla normativa nazionale di riferimento». Inoltre, «sia l’ Anac sia l’ Avvocatura dello stato – conclude l’ associazione – nei propri pareri sottolineano come l’ offerta in rilancio dell’ altro concorrente, Acciaitalia, ad una lettura complessiva del disciplinare di gara, era ammissibile e, quindi, incombeva l’ obbligo per i commissari straordinari Ilva di valutarla e che tale mancata valutazione sia rilevabile sotto il profilo dell’ eccesso di potere ed avrebbe potuto giustificare un provvedimento di annullamento d’ ufficio». Il Codacons chiede «al Consiglio di Stato di sospendere i provvedimenti impugnati ordinando il riesame dello stesso alla luce dei motivi di ricorso e in contraddittorio con i ricorrenti, e di condannare il Mise a risarcire i ricorrenti del danno ingiusto causato dal suo illegittimo comportamento». Arcelor Mittal ha, dal canto suo, accolto con soddisfazione la decisione del Consiglio di Stato. Nel commentare la decisione, l’ azienda sottolinea come «il Consiglio di Stato conferma che le scadenze del Piano sono coerenti con i limiti temporali di fattibilità tecnica ed economica per la realizzazione di interventi ambientali di notevole complessità» e come la decisione stessa ribadisca «ancora una volta che il progetto di Arcelor Mittali Italia per Taranto è la migliore soluzione dal punto di vista della tutela ambientale e della salute».

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