8 Febbraio 2020

Sorprendere è un modo per attirare l’ attenzione e far soldi

«Supremo!», inizia lo spot di una nota marca di divani, immaginando un dialogo surreale tra l’ artigiano che parla dei suoi prodotti e il Padreterno. Il Codacons, associazione di consumatori che non disdegna di pronunciarsi spesso e volentieri anche su questioni di costume, ha stigmatizzato lo spot, e l’ ha preso a randellate: «Usa Dio per promuovere i suoi sconti», ha tuonato in una nota: «Fa un’ offesa ai credenti». E ha presentato un esposto alla Procura di Roma. Si vedrà come andrà a finire, prescrizione permettendo, l’ iniziativa giudiziaria. Ma, visto che nell’ altro mondo la prescrizione non esiste perché manca il tempo, e soprattutto la giustizia è istantanea, la domanda che resta aperta è un’ altra: gli ideatori di quello spot andranno all’ inferno o se la caveranno con qualche anno di purgatorio? Oppure anche San Pietro, parafrasando la buonanima di Craxi (già, lui dove sarà?), dirà loro: «Avete parlato ironicamente di Dio, ma ne avete pur sempre parlato, e quindi gli avete fatto pubblicità, vi dobbiamo un grazie!»? A parte gli scherzi, questo nuovo e in fondo minimo episodio di pubblicità temeraria (che potrà dar fastidio alla sensibilità di alcuni perché cita il nome di Dio invano, ma non è comunque una bestemmia) fa venire in mente la ben diversa revulsività di pelle che altre culture, chiamiamole così per correttezza politica, hanno verso l’ ironia ma anche soltanto verso le citazioni creative di temi e simboli e nomi e valori religiosi. Per non parlare delle critiche. C’ è poco da scherzare con l’ Islam. L’ anno scorso la Galleria d’ arte Saatchi di Londra ha dovuto velare con teli alcuni quadri che osavano accostare frasi coraniche a nudi femminili e maschili. E nell’ ottobre del 2018 la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha emesso una sentenza sconvolgente, che avalla in qualche modo le leggi anti-blasfemia in vigore in diversi regimi islamici. Ha considerato legittima e giusta una sentenza penale di un tribunale austriaco a carico di una cittadina di Vienna, colpevole di aver oltraggiato Maometto bollandolo come pedofilo per aver sposato (così raccontano alcune scritture) una bambina di sei anni. Piccola nota a margine. È stato Oliviero Toscani, prima di diventare il creativo preferito dai Benetton, a introdurre un po’ di blasfemia nella pubblicità. Con i Jeans Jesus («Chi mi ama mi segua», era lo slogan che incorniciava un formidabile di dietro femminile strizzato in uno short di tela blu). Questa trovate fanno oggi dire ai Benetton, che immortalarono il bacio prete-suora, che la loro creatività è stata «rivoluzionaria»: baggianate, possono crederci solo delle sardine. Sorprendere, a qualunque costo, per fare più soldi: l’ unica religione di molti.
sergio luciano

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