25 Gennaio 2006

Sono migliaia in città e provincia i risparmiatori vittime dei default

Crac finanziari, il tempo stringe

Chi ha ancora bond argentini deve decidere entro l`anno. E a Verona sono molti

Sono alcune migliaia i risparmiatori veronesi vittime dei crac finanziari più importanti ma pochi si decidono a ricorrere alle vie legali per riottenere i soldi. Oltre ai bond argentini e a quelli di Parmalat ci sono anche quelli di Cirio, Finpart, Finmek, La Veggia molte sono ancora le vittime del prodotto “4You“. Ma a fare i maggiori danni sono stati tre bond: Argentina, Parmalat e Cirio, spesso proposti insieme. Dopo la chiusura del concambio proposto dal governo argentino e a cui hanno aderito il 76% dei bondholders a livello mondiale, ma solo il 30% circa di quelli italiani, in dicembre si è completato un altro concambio sui bond della provincia di Buones Aires. Molti (soprattutto italiani) però sono ancora in possesso di tango-bond in default per otto miliardi di dollari su un totale di quasi 23 miliardi. Dei 450 mila risparmiatori italiani colpiti dal crac alcune migliaia sono veronesi. “Stimiamo che solo su Verona – esordisce l`avvocato Stefano Fanini, consulente per Codacons Verona e Veneto – i truffati dei vari crac finanziari siano alcune migliaia, solo noi come associazione abbiamo ricevuto sulla città scaligera circa 500 segnalazioni, un numero che si ripete anche in ciascuna delle altre città venete“. La maggior parte dei truffati però non sceglie la via legale contro la banca. “Sono soprattutto anziani e persone poco esperte di investimenti – spiega l`avvocato Emanuela Bellini, referente di Adusbef per Verona -, hanno investito i loro risparmi con tagli di 30 e 40 mila euro e non se la sentono di spendere ancora per fare causa agli istituti di credito: noi attualmente ne abbiamo un centinaio in totale da Parmalat a Cirio, ma soprattutto bond argentini e “4You“, ma sono la punta di un iceberg“. Cosa devono fare ora i titolari di bond argentini in default che non hanno aderito ai concambi: ricorrere in un tribunale italiano, fare una class action o aspettare un`altra proposta migliore di quelle che hanno visto un taglio del 70% e del 50% del capitale investito? “Difficile dare una risposta univoca – risponde Fanini -, a Verona come anche in Veneto hanno aderito alla proposta del governo argentino in meno del 30% e quindi sono ancora in tanti ad aspettare e valutare il da farsi: per prima cosa occorre rivolgersi ad una delle associazioni dei consumatori i cui legali possono dire quale via seguire. Ma – sottolinea Fanini – c`è una cosa importante per capire se la causa legale è percorribile: se la proposta dei bond fatta dai consulenti finanziari abbia avuto in tempi non sospetti le caratteristiche dell`investimento garantito, a basso rischio, e senza le adeguate informazioni“. Il tempo per decidere non è molto. A dicembre 2006 i bond argentini compiono cinque anni dal default e dovrebbero quindi andare in perscrizione. Prima di ogni decisione, fanno sapere i rappresentanti dei consumatori, conviene mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno alla banca in cui si chiede tutta la documentazione riguardante i titoli coinvolti. Per legge devono farlo in 90 giorni. Il modulo lo si può trovare sul sito delle associazioni dei consumatori come www.adusbef.it e www.aduc.it. Intanto quasi tutti i possessori di bond in default dal 2002 della Provincia di Buenos Aires, tra i quali almeno 30 mila piccoli risparmiatori italiani (il 42% del totale) hanno aderito alla relativa offerta di concambio, chiusasi il 17 dicembre scorso. I tre nuovi titoli che sostituiscono i vecchi sono stati emessi il 12 gennaio. Secondo gli specialisti i creditori che hanno accettato il concambio hanno subito un taglio di circa il 55% del valore presente dei loro bond. Infine molti stanno aspettando di sapere che fine farà l`articolo della Finanziaria 2006 che prevede di utilizzare le risorse dei conti correnti “abbandonati“ nelle banche per rimborsare in parte le vittime dei crac finanziari. Entro diciotto mesi il governo deve emanare un decreto con i dettagli ma i rappresentanti dei consumatori bocciano l`iniziativa perché è solo “propaganda elettorale“, ma soprattutto perché la “è devastante far passare il principio che la collettività si accolla le perdite degli investimenti sofferte dai singoli investitori“.

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