12 Dicembre 2021

Sono 800 euro in più “E l’emergenza arriva fino agli alimentari”

Le risorse stanziate dal governo
non bastano. Le associazioni
dei consumatori propongono soluzioni
diverse, ma sono tutte d’accordo
sul fatto che l’emergenza caro
energia è tale che 3,8 miliardi non
sono sufficienti a sostenere famiglie
e piccole imprese, le più colpite
dagli aumenti esorbitanti di gas e luce.
Difficile calcolare i prossimi rincari:
ci ha provato Nomisma, che
ipotizza per il prossimo trimestre
un aumento del 17% della luce e del
50% del gas. Per cui, calcola l’Unione
Nazionale Consumatori, per una
famiglia media scatterebbe un rialzo
rispettivamente di 136 e 679 euro,
in totale 815 euro sul costo annuo,
che però già si aggiungono ai
forti aumenti registrati nell’ultimo
trimestre 2021. Se poi le bollette della
luce raggiungessero un più 25%,
la maggiore spesa annua sarebbe di
879 euro. Troppo per chi è già in forte
difficoltà con i conti da far quadrare:
le venti principali associazioni
dei consumatori hanno lanciato
un appello al governo ricordando
che l’Italia è già un Paese dove l’11%
delle famiglie non riesce a riscaldare
adeguatamente la propria casa e
a pagare le bollette. E il 30% delle famiglie
colpite da povertà energetica
non riesce a ottenere il bonus sociale
di luce e gas perché ha un Isee
superiore a 8.265 euro lordi annui.
«Bisognerebbe innalzare questa soglia
di reddito, altrimenti troppe famiglie
rimangono fuori. — denuncia
Francesco Luongo, del Movimento
Difesa del Cittadino — E non solo le
famiglie: ormai da noi stanno arrivando
anche i piccoli artigiani, i piccoli
commercianti. Stanno aumentando
i casi di morosità, servono
maggiori tutele perché le garanzie
previste per i distacchi di luce e acqua
sono solo apparenti, non si tiene
conto di casi estremi, dal licenziamento
alla riduzione dell’orario
di lavoro, che mettono le persone
nell’impossibilità di pagare le bollette
regolarmente».
Anche perché non ci sono solo gli
aumenti dell’energia: le ultime rilevazioni
dell’Istat segnalano rincari
sempre più consistenti e inesorabili
dei beni di prima necessità, a cominciare
dal cibo. Il Codacons calcola
che chi non rinuncerà a Natale a
pandori e panettoni pagherà il 10%
in più dell’anno scorso, ma anche
chi li considera un lusso e non potrà
permetterseli dovrà subire un rincaro
analogo per beni irrinunciabili
come la pasta e il pane.
Le associazioni dei consumatori
che aderiscono al Coordinamento
nazionale (Cncu) chiedono lo spostamento
alla fiscalità generale delle
accise e degli oneri di sistema che
gravano al momento sulle bollette,
e l’applicazione dell’Iva del gas
sull’intero consumo.
La questione non è soltanto che
3,8 miliardi non bastano, ma anche
che gli interventi spesso non tengono
conto di quanto pesa davvero
l’aggravio: «Sarebbe importante calcolare
anche la composizione familiare.
— sostiene Gigi De Palo, presidente
del Forum delle Associazioni
Familiari — Una famiglia con più figli
necessariamente utilizza più corrente
anche e soprattutto in questa
fase. Servirebbe una sorta di quoziente
familiare per questi aiuti».
«Le famiglie numerose consumano
di più non solo perché magari hanno
bisogno di fare più lavatrici —
concorda Mauro Antonelli, responsabile
Ufficio studi dell’Unione dei
Consumatori — ma anche perché
spesso, non avendo grandi disponibilità
economiche, hanno elettrodomestici
vecchi, in classe G. E poi accendono
di più l’acqua calda, hanno
case con pareti non coibentate: i
poveri sono energivori». Un fenomeno,
quello della povertà energetica,
che incide in particolare anche sugli
anziani, come emerge da una ricerca
della Fondazione Di Vittorio.
Ecco perché l’Unione dei Consumatori
fa una proposta radicale per
reperire le risorse che servono in
questo momento a proteggere le famiglie
più vulnerabili: «Credo che
non abbia senso tagliare l’Irpef e
poi dare un aiuto minimo a sostegno
della stangata delle bollette. —
dice Antonelli — Se invece si rimandasse
la rimodulazione dell’Irpef
all’anno prossimo, ci sarebbero a disposizione
altri 7 miliardi. Sarebbe
un intervento più equo perché il taglio
dell’Irpef avvantaggia, per come
è stato congegnato, soprattutto
il ceto medio. Mentre chi ha un reddito
non abbastanza alto per avere
un taglio significativo delle tasse,
tra i 15 mila e i 30 mila euro, e non
abbastanza basso per avere il bonus
energetico, avrà un aiuto insufficiente
a superare i prossimi mesi».

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