23 Settembre 2016

Solo un gelido baciamano L’ incontro Malagò- Raggi in un clima da Capo Nord

Solo un gelido baciamano L’ incontro Malagò- Raggi in un clima da Capo Nord

ROMA – Solo un rapido e galante baciamano, poi tanta freddezza. Il giorno dopo l’ affossamento della candidatura olimpica di Roma 2024, tra la sindaca Virginia Raggi e il presidente del Coni, Giovanni Malagò, non si può dire certo che la tensione si sia smorzata. «Il piano B in teoria è possibile, ma non è la giusta strada», dirà poi Malagò. Una linea evidentemente concordata col governo, stando alle parole di Renzi in serata: «la vicenda è chiusa, non si possono fare Olimpiadi contro la città che le ospita». In mattinata, il vis-a-vis tra i due duellanti olimpici era andato in onda su un palcoscenico emblematico, la Sala delle Armi del Foro Italico, a viale delle Olimpiadi, dove ieri è stato svelato il logo ufficiale di Uefa Euro Roma 2020, presenti anche il neo presidente della Federcalcio europea Aleksander Ceferin e il n.1 della Figc, Carlo Tavecchio. Un set «che neanche uno sceneggiatore thrilling avrebbe potuto immaginare», sorride Malagò. Così per un giorno anche l’ Europeo può aspettare, l’ ex aula bunker del Foro Italico a pochi metri dal comitato Roma 2024 è affollatissima da giornalisti e cineoperatori: la Raggi è puntuale, accompagnata dal vicesindaco Daniele Frongia, con lei anche Alessandro Sammarco, l’ avvocato dello Studio Previti dove la sindaca ha lavorato anni fa e al centro di tante polemiche per alcune presunte consulenze di cui si sarebbe avvalsa le neo letta. Raggi arriva, dribbla i cronisti e cerca il varco giusto per entrare nell’ Accademia di scherma, per avviarsi verso il posto a lei assegnato, dopo i saluti al padrone di casa Carlo Tavecchio. Ma Giovanni Malagò, con il quale non si era incrociata all’ arrivo, spiazza tutti e dimenticando lo schiaffo del mancato appuntamentola accoglie con un caloroso baciamano. «La mia è educazione. Se mi aspettavo delle scuse dalla Raggi? Una donna non deve mai chiedere scusa», dirà dopo. Al di là dell’ ospitalità, resta il braccio di ferro politico. Da Franceschini a Calenda, arrivano bordate governative alla scelta della Raggi: «Roma si ripiega su se stessa». Ed è Renzi, ospite in serata a Otto e Mezzo, a chiudere il cerchio ricordando che la Raggi in campagna elettorale si era impegnata per il referendum. «Se voleva evitare gli sprechi, aveva otto anni di tempo per controllare…». Ma al di là delle schermaglie politiche, non esistono vie di uscita dal no del Comune, che – fanno sapere dal Campidoglio – arriverà con il voto della mozione e una semplice lettera al Cio, nessuna delibera. «Non si fanno Olimpiadi contro», dice Renzi, dopo che Malagò aveva espresso la volontà di non ricorrere al «piano B che teoricamente esiste – secondo il presidente Coni – ma ci farebbe perdere credibilità». Paradossale in ogni caso che anche Malagò finisca nella contesa politica: Di Battista lo taccia di «essere un coatto che minaccia» a proposito dell’ ipotesi del danno erariale. «Ma noi non faremo causa – replica il n.1 Coni – Semmai gireremo sul Comune eventuali azioni della Corte dei Conti…». Intanto il Codacons minaccia di ricorrere al Tar contro il veto dei Cinquestelle.

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