18 Gennaio 2010

Solo tre class action approdano in tribunale

Solo poche tracce, nei tribunali, delle class action annunciate nelle ultime settimane. Tre in tutto. Lasciate a Milano, Roma e Torino, e tutte riconducibili allo stesso soggetto: il Codacons. E’ all’ associazione dei consumatori che si devono le prime (e per il momento uniche) tre azioni collettive civili depositate nelle cancellerie. Chi temeva una rapida esplosione di richieste collettive di risarcimento per ora non ha ragione: la maggior parte delle azioni minacciate è ancora nei cassetti dei proponenti, perlopiù comitati e associazioni. Che sembrano intenzionati a riacquistare sul campo lo spazio sottratto loro dal legislatore. Nella versione originaria dell’ azione collettiva, infatti, le associazioni avevano l’ esclusiva. Secondo la legge poi giunta al varo, invece, anche il singolo consumatore può presentare la propria proposta, ma a oggi di discese in campo solitarie non c’ è notizia. E’ vero che per far bilanci è ancora presto dal momento che il nuovo strumento di tutela per i consumatori è operativo da poco più di due settimane. Tuttavia, da mesi si sapeva che il 1 gennaio 2010 sarebbe stato il giorno del debutto: per affilare le armi c’ è stato tutto il tempo.
In pole position A tagliare per prime il traguardo sono state comunque le azioni proposte a Milano, contro l’ azienda che produce il test fai da te per l’ influenza,inutile secondo l’ associazione dei consumatori, e a Roma e Torino, rispettivamente contro Unicredit e Intesa SanPaolo, per le abolite commissioni di massimo scoperto, compensate, a detta dei proponenti l’ azione collettiva, da nuove e più costose “voci” a carico degli utenti. Di queste, però, solo la lite torinese ha già messo in calendario il passo successivo: la prima udienza è stata fissata il prossimo 23 aprile. Che si tratti di un appuntamento atteso lo prova la scelta fatta dal presidente del tribunale sotto la Mole, Luciano Panzani, di “metterci la faccia”. «Ho provveduto ad assegnare la causa alla prima sezione civile, di cui faccio parte, designando me stesso come relatore, per verificare in concreto quali sono le problematiche processuali che nascono in questo tipo di giudizi», ha annunciato Panzani. Che non fa naturalmente previsioni, anche se non esclude «che vi possa essere una richiesta di termini anche per tentare la conciliazione». Per quelle depositate a Milano e Roma, invece, non è ancora stato fissato un calendario. Si conosce la sezione del tribunale capitolino ( l’ ottava civile, che si occupa di contratti), mentre quella mi-lanese, come ha spiegato Roberto Bichi, giudice delegato, deve essere ancora assegnata.
Niente sezioni ad hoc Il presidente del tribunale di Torino ha poi aggiunto che, all’ esito e in relazione al numero di controversie che perverrà, valuterà «se assegnare o meno le cause a una specifica sezione ovvero se distribuirle tra tutte le sezioni in base alla rispettiva competenza tabellare ». Un atteggiamento condiviso anche dai capi degli altri dieci uffici giudiziari coinvolti (le sedi di tribunale, con competenza sovraregionale, sono 11 in tutto). In nessun caso è stata istituita una sezione ad hoc, come accade per quelle specializzate in materia di marchi e brevetti. E, stando alle prime cifre, difficilmente i presidenti costituiranno appositi uffici (peraltro non c’ è neppure un obbligo di legge): le cause saranno così assegnate alle sezioni che quotidianamente si occupano di tutela dei consumatori. Claudio Viazzi, presidente del tribunale di Genova, sottolinea come «alla fine si tratti di un nuovo rito e pertanto non è stata prevista una competenza tabellare specifica, ritenendosi preferibile assegnare le cause in base alla materia, di volta in volta, alla sezione competente». L’ appuntamento Comunque sia, quella del 23 aprile davanti al tribunale di Torino sarà con ogni probabilità – a meno che altri tribunali nel frattempo investiti non riescano a fissare un’ udienza in una data precedente – la prima occasione per vedere all’ opera la nuova procedura. Soprattutto per capire come i giudici interpreteranno la norma cardine che impone di valutare l’ ammissibilità o meno dell’ azione proposta. Il filtro preliminare è il vero scoglio da superare per i proponenti, è qui che si gioca la partita e dove il giudice deve mediare tra le posizioni in campo, nel rispetto dei paletti fissati dalla legge. Il primo ostacolo, sembra una banalità, è l’ individuazione del giudice. Il tribunale potrà quindi rinviare l’ azione al mittente per manifesta infondatezza quando rilevi un vizio di competenza: ad esempio, se l’ azienda chiamata in causa ha la propria sede legale in un’ altra regione che cade sotto la giurisdizione di un altro ufficio giudiziario. Oppure quando il giudice escluda che le posizioni da tutelare siano effettivamente identiche. O ancora quando il proponente non appare in grado di curare adeguatamente gli interessi della classe. L’ azione pubblica Nel frattempo sembra decollare anche la class action contro la pubblica amministrazione. Sempre il Codacons ha annunciato di aver presentato tre azioni in materia di sanità, sicurezza e scuola. Ma qui, forse, si incappa nell’ effetto-annuncio: il decreto legislativo è sì in vigore da venerdì scorso, tuttavia la sua concreta applicazione è ancora di là da venire perché mancano all’ appello alcuni tasselli, come gli standard di efficienza che saranno fissati da appositi decreti.

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