16 Gennaio 2002

Soldi scomparsi, italiani disperati

MERCATI AD ALTO RISCHIO

Soldi scomparsi, italiani disperati

Circa 200 mila risparmiatori hanno puntato sui titoli di Baires

MILANO – Le banche scendono in campo per cercare di aiutare gli italiani rimasti impigliati nel crack dell?Argentina. Accusati da più parti di essere fra i responsabili delle massicce perdite dei piccoli investitori, per non aver messo in guardia dai rischi dell?investimento, gli istituti di credito annunciano di essere pronti ad affiancare chi ha ancora in portafoglio obbligazioni argentine nel tentativo di recuperare i soldi investiti. Le perdite per chi ha comprato i bond di Buenos Aires arrivano infatti anche oltre il 60% e non c?è alcuna certezza al momento di poter rientrare in possesso di tutto il capitale. Le ipotesi di ristrutturazione del debito in valuta sul tappeto restano infatti quelle già circolate nei giorni scorsi: abbassamento delle cedole, allungamento delle scadenze e riduzione del valore nominale delle obbligazioni, che dopo essere state emesse a 100 rischiano ora di essere rimborsate a un valore ben più basso.
Dai primi dati raccolti dall?Abi, l?Associazione bancaria italiana, i risparmiatori della Penisola in possesso di titoli del governo argentino sarebbero «150-200mila, per investimenti nell?ordine di una decina di miliardi di euro». Una cifra superiore a quella circolata nei giorni scorsi sul mercato, che quantificava gli investimenti italiani in bond del paese sudamericano poco sopra i 2 miliardi di euro.

I dati sono stati diffusi ieri dopo la prima riunione del gruppo di lavoro sulla crisi argentina costituito dall?Abi e composto da tecnici ed esperti di circa 30 istituti italiani. Le banche hanno annunciato la «convinta e piena disponibilità» a offrire, anche attraverso la costituzione di una task force, tutto l?appoggio necessario ai risparmiatori per rappresentare i loro interessi di fronte al governo italiano, al governo argentino e in eventuali altre sedi negoziali.
Obiettivo: «Migliorare le possibilità di recupero degli investimenti, assicurando parità di trattamento rispetto ai risparmiatori di altri paesi». Il rischio infatti è che nel processo di ristrutturazione del debito l?Argentina possa privilegiare alcune categorie di risparmiatori, magari quelli americani, anche loro molto esposti, a discapito di altre perché meno rappresentate. Le banche poi si sono «contestualmente impegnate a garantire ai risparmiatori la più tempestiva ed ampia informazione circa gli sviluppi degli eventuali negoziati e quindi sulle ipotesi di rimborso che verranno avanzate».

L?incertezza su come verrà ristrutturato il debito argentino, nonostante lo spiraglio di dialogo riaperto con il Fondo monetario intrnazionale (che sembra disposto a concedere oggi il rinvio di alcuni pagamenti), comunque per ora resta alta. Più volte poi il governo di Buenos Aires ha affermato di voler privilegiare prima la rinegoziazione dei debiti contratti con gli organismi sovranazionali come il Fmi. E secondo alcuni analisti, quindi, indicazioni più precise sulle misure che verranno adottate non ce ne saranno prima di febbraio. Sul mercato intanto i titoli di Buenos Aires continuano a essere scambiati senza rateo, cioè tenendo conto del blocco del pagamento delle cedole (sospeso dal 3 gennaio scorso quando il governo non ha onorato la cedola di un prestito in lire con scadenza 2007). Mentre la Borsa argentina, ferma dal 4 gennaio scorso, anche ieri è rimasta chiusa per problemi di liquidità.
In Italia nel frattempo spuntano comitati per tutelare i diritti dei piccoli investitori rimasti coinvolti nella crisi. Un default senza precedenti per ammontare del debito e per diffusione dei titoli. Lunedì, dopo aver ricevuto centinaia di richieste di aiuto Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc hanno fondato il “Cita“, Comitato investitori titoli argentini. E dalle segnalazioni ricevute, le associazioni dei consumatori hanno potuto tracciare anche un identikit di massima di chi ha comprato i bond argentini: si tratta soprattutto di pensionati, ma anche professionisti, impiegati e dirigenti di azienda che in media hanno investito circa 60 milioni di lire.
Il “Cita“ ha già chiesto un incontro urgente con i ministri dell`Economia, Giulio Tremonti, e degli Esteri, Silvio Berlusconi per sensibilizzarli su quello che è stato definito «l?esproprio di risparmi di migliaia di risparmiatori (non di speculatori) italiani». Nei giorni scorsi anche il presidente della commissione Bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti, aveva chiesto un?azione di coordinamento da parte dell?esecutivo per tutelare gli interessi degli investitori. Mentre ieri un gruppo di parlamentari di An ha presentato una interpellanza affinché il governo chiarisca la strategia che intende adottare sulla crisi argentina.

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