12 Marzo 2015

Soldi al nomade l’ira di un artigiano

Soldi al nomade l’ira di un artigiano

BUJA «Il Codacons raccoglie fondi per permettere a una persona agli arresti domiciliari di pagare le bollette? Ma quella colletta non può, invece, servire per aiutare qualcuno che ha voglia di fare bene?». La domanda se l’ è posta Denis Torcutti, 32 anni, artigiano bujese, ieri mattina bevendo il caffè al bar e leggendo la storia di Mario Levacovich sul “Messaggero Veneto” prima di cominciare la sua giornata di lavoro. Poi si è recato nel suo magazzino edile, a Ursinins Grande, e ha trovato la porta aperta: qualcuno era entrato e aveva rubato molti arnesi e strumenti di lavoro tra cui trapani e motoseghe. E, prima di andarsene indisturbato con il malloppo, aveva aperto il frigo e si era bevuto una birra. Circa 2 mila euro il valore degli oggetti sottratti, come Torcutti ha dichiarato ai Carabinieri di Buja quando nel primo pomeriggio ha sporto denuncia. Dopo un tale inizio di giornata ripensare alla colletta proposta dal Codacons lo ha fatto riflettere e così ha inviato una e-mail alla nostra redazione. «Ho letto solo il titolo – racconta Denis Torcutti – e mi è bastato, non ho neanche voluto approfondire. Non voglio passare per quello che ce l’ ha con gli zingari, tanto è vero che quando vengono da noi a raccogliere il ferro glielo consegno sempre volentieri se mi avanza dai miei cantieri. Ma mi chiedo: non ci sono altre persone più meritevoli di un ladro da aiutare?». Quella di Denis è una storia di lavoro tutta friulana, perfettamente calata in questi anni di crisi. Nel 2009 la ditta edile condotta per decenni dal padre Francesco e per la quale lavorava anche lui insieme con una decina di dipendenti fallisce. La solita storia: pagamenti che non arrivano, debiti a cui far fronte e così l’ azienda attiva da molti anni deve chiudere i battenti. Denis si trova a scegliere: diventare dipendente oppure prendere la situazione in mano. Sceglie la seconda strada: apre un’ azienda, ricompra quello che può dalla ditta paterna in fallimento e riparte. Oggi sono passati sei anni e nonostante le difficoltà le cose funzionano tanto che Denis riesce perfino a dare lavoro a due dipendenti che in certi periodi diventano anche quattro. Anche ieri, dopo aver preso atto del furto, la giornata lavorativa è proseguita perché c’ era un lavoro da finire a Spilimbergo. Appena finito, nel primo pomeriggio, è andato a denunciare il furto e poi ha riparato la porta del suo magazzino. «Quando mi chiedo – dice Denis Torcutti – perché le collette non si fanno per aiutare qualcuno che vuole darsi da fare, non parlo di me, sia ben chiaro. A nessuno piace essere derubato, mi basterà lavorare di più per ripagare i danni. Ma quella colletta non mi va proprio giù». Piero Cargnelutti ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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