13 luglio 2017

Soldati sul Vesuvio bruciati 100 ettari indagano 3 Procure per incendio doloso

IRENE DE ARCANGELIS Q UARANTOTTO ore dopo la cifra del disastro è cento. Cento ettari di Parco nazionale del Vesuvio in fumo. Emergenza nazionale che porta alla svolta in Prefettura. Da ieri sera i soldati impegnati a Napoli trasferiti sulle aree degli incendi «con funzioni di prevenzione». E poi ci sono due numeri tre. Perché il fronte di fuoco intorno al vulcano ha raggiunto una lunghezza di 3 chilometri. Sono i dati forniti dal comandante regionale del Corpo forestale Sergio Costa. E sono 3 le Procure a indagare. Ipotesi di reato: incendio doloso, anche se arriva l’ esposto del Codacons che chiede di indagare per disastro ambientale e diffusione di sostanze tossiche. Tre Procure al lavoro, ma tempi troppo acerbi per chiarire lo stato dei fatti, impossibile per ora fare sopralluoghi. Intanto però le fiamme abbracciano da ieri i territori di tre diversi uffici giudiziairi, a partire dal cuore dell’ incendio con Torre Annunziata, Ercolano (Procura di Napoli) Ottaviano (Procura di Nola). Il procuratore di Torre Annunziata Alessandro Pennasilico vede lo scenario dell’ incendio dalle sue finestre in ufficio e per ora non azzarda un movente. Il ventaglio è ampio. Si va dall’ idea di una “vendetta” contro l’ ente parco del Vesuvio che segnala le abitazioni abusive da abattere, come sostiene il generale Costa, a un interesse di pastori e contadini per recuperare terreno bruciato per il pascolo e le coltivazioni. E il procuratore di Napoli Nunzio Fragliasso: «Tutto fa propendere per la natura dolosa degli incendi». Altra giornata d’ emergenza con altri focolai, quella di ieri. Fiamme a Ercolano, Torre del Greco ed Ercolano, Ottaviano. Nuovo rogo a Terzigno,distrutta una ex caserma della Guardia forestale a Trecase, il fuoco raggiunge Pomigliano d’ Arco e Sant’ Anastasia, il fumo invade lo svincolo della Napoli-Roma. Al lavoro undici squadre dei vigili del fuoco, tre Canadair e cinque elicotteri in azione. Vesuvio ma non solo. Scoppia l’ incendio nel “cuore selvaggio” di Napoli, nel cratere degli Astroni, oasi naturale Wwf. Bruciano sei ettari di macchia mediterranea. Fatti gravi che contribuiscono a moltiplicare per nove i dati della Protezione civile regionale. Tra giugno e luglio 2016 gli incendi erano stati 158, quest’ anno sono stati, fino a ieri, 927. E sono drammatiche le cifre che sta accumulando l’ Arpac diretta dal commissario straordinario Stefano Sorvino. Che nella notte tra martedì e ieri mette insieme i dati delle centraline ai due estremi delle zone in fiamme del Vesuvio: via Argine a Ponticelli e Polvica di Nola. Le polveri sottili – limiti massimi giornalieri previsti cinquanta microgrammi per metro cubo – sono schizzate a cento. Ieri mattina la punta di duecento microgrammi per metro cubo. Resta il bollettino dei disagi e dei provvedimenti presi dalle amministrazioni comunali. Due famiglie sfollate vanno in albergo a Torre del Greco dove viene anche aperta una scuola per ospitare gli sfollati. Mascherine fornite alla popolazione a San Giuseppe Vesuviano, questa sera preghiera per scongiurare i roghi a Ercolano. Qui quaranta disabili del centro don Orione vengono trasferiti a Napoli. Sugli incendi interviene il cardinale Sepe: «Non sappiamo se e quando la giustizia umana riuscirà a dare il suo verdetto di condanna. Abbiamo la certezza, però, che la condanna di Dio è già in atto, pesa sulla coscienza di chi ha voluto uccidere l’ ambiente, si è messo fuori dalla grazia di Dio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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