3 Gennaio 2003

Sogliole, polpi e merluzzi il rialzo è servito: +28%

Il 2003 sarà l?anno delle formiche. Con la sfilza di aumenti – molti dei quali ancora dietro l?angolo – per sopravvivere all?inverno dei rincari agli italiani non resterà altro da fare (per quanto possibile) che copiare gli infaticabili insetti.
E così, occhio al consumo d?energia elettrica e di gas che diventano più cari rispettivamente del 2,5% e del 2,2%. Attenti anche agli sprechi d?acqua per la quale è atteso un rincaro del 2%. Già, ma sul trasporto urbano (+29%), i rifiuti (+5%), il bollettino postale (+29,9%) e il canone tv (+3,5%) c?è davvero poco da fare.
A questi si aggiungono poi, i prezzi rivenduti e corretti (ma all?insù) che ha denunciato ieri l?Eurispes: il pesce fresco che è aumentato del 28%. La carne di maiale del 26%. Quella di pollo e tacchino del 20%. E del 19% i tagli bovini.
Intanto, sul rincaro del pedaggio autostradale – scattato dal primo gennaio – è già polemica. Più 1,52% era l?aumento ufficiale. Ma poi sulla Napoli-Salerno sono spuntati aumenti davvero selvaggi: +8,3%. E sulle tratte della A/24 (Roma-L?Aquila-Teramo) e della A/25 (Roma-Pescara) persino il 30% in più.
«Tutta colpa degli ingenti investimenti per la manutenzione e il potenziamento della rete» – spiega la società Strade-parchi che gestisce le due tratte. E aggiunge: «Per effetto di problemi economici incontrati dal precedente concessionario l?Anas è stata costretta non solo ad una gestione diretta delle opere, ma anche a dover intervenire con cospicui finanziamenti pubblici di sostegno. Per questo – dice ancora la spa dei gruppi Toto-Benetton – le tariffe di pedaggio sull?A24/A25 sono rimaste immutate negli ultimi venti anni con una forbice di divaricazione rispetto alla media dei pedaggi italiani del 93% per le auto e del 115% per i veicoli pesanti».
Poi conclude: «Nonostante l?aumento attuale queste tariffe restano comunque inferiori del 60% e dell?84% alla media della rete autostradale».
Insomma, prima di salire in auto per raggiungere l?Abruzzo sarà meglio valutare anche l?alternativa-treno.
Ma i conti in tasca agli italiani non finiscono qui. Una stangata da oltre 1.800 euro come conseguenza degli aumenti di tariffe e prezzi nel corso del 2002 e all?inizio del 2003 è il verdetto dell?Intesa. Il pool di quattro associazioni, Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc che, proprio per questo, chiede un incontro urgente con il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell?Economia Giulio Tremonti.
Nel solo 2002 – secondo i loro calcoli – gli aumenti di prezzi e tariffe sono stati di 1.505 euro e nel gennaio 2003 a 298 euro, per un totale, quindi, di 1.803 euro.
Tra le misure urgenti indicate, e che verranno presentate dall?Intesa al ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, all?incontro in programma a metà gennaio – ci sono la promozione di accordi con gli esercenti e le categorie professionali per il blocco o la diminuzione dei prezzi. L?abbassamento dell?Iva dal 20 al 10% sul gas da riscaldamento; l?uso di tutti gli strumenti perché le tariffe non superimo il tasso di inflazione programmata dell?1,4%; la fissazione sotto l?8% del tasso applicato ai cosiddetti mutui agevolati; e l?accelerazione delle riforme in vari settori tra cui il commercio, le assicurazioni, l`elettricità e la distribuzione dei carburanti. L?Intesa, poi, torna a chiedere anche la modifica del paniere Istat per la rilevazione dei prezzi.
E alle prese con i conti c?è stata anche l?Adiconsum che avverte: «Nel 2003 ci sarà un aumento di spesa per le famiglie italiane compreso tra 320 e 450 euro».
Paolo Landi il presidente dell?associazione dei consumatori, cita stime prudenziali: «Alcuni aumenti – dice – sono già partiti, ma il rischio maggiore rimane il caro-petrolio legato alla guerra contro l?Iraq: dovrebbe pensarci l?Authority per l?energia a monitorare il prezzo della benzina alla pompa».
Poi lancia un pronostico praticamente certo: «L?aumento più consistente nel 2003? Lo incasseranno le tariffe dei trasporti: +130-180 euro, seguite dalla Rc auto: +70-100 euro».

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