15 Febbraio 2019

Soffiata via la minaccia di Air France Pure Alitalia sceglie la rotta atlantica

chiara mericoIl futuro di Alitalia si sposta sempre più fuori dall’ Europa. L’ accelerazione nella trattativa per il rilancio del vettore della Magliana si è avuta nella tarda serata di mercoledì, con la conferma di interesse da parte della statunitense Delta Airlines e dalla low cost britannica Easyjet. Due realtà che spostano il baricentro della nuova Alitalia fuori dai confini del Vecchio continente e garantiscono lo stop a qualunque ipotesi di accordo con i francesi di Air France: una è infatti americana, l’ altra ha sede nella Gran Bretagna che ormai conta i giorni per definire l’ uscita dall’ Unione europea. Insomma, il nostro baricentro guarda più alle politiche di Donald Trump e all’ asse con Londra, piuttosto che spingere su alleanze intraeuropee dove inevitabilmente finiremmo schiacciati da Parigi e Berlino.Ora, in base al piano precedente la compagnia statunitense e il vettore franco-olandese avrebbero dovuto sottoscrivere ciascuno una quota del 20% della newco. E non sembra plausibile, come alcune ricostruzioni hanno sottolineato, che i francesi si siano sfilati a causa della querelle con Parigi culminata nel ritiro dell’ ambasciatore transalpino a Roma: per fortuna i francesi e erano fuori già prima che la crisi diplomatica si palesasse. Si va dunque avanti con Delta e Easyjet, indicate anche dal cda di Ferrovie dello Stato come le prescelte per «avviare una trattativa al fine di proseguire nella definizione degli elementi portanti del piano della nuova Alitalia». Sul tavolo c’ è quindi il progetto una newco: il piano di Delta, sempre considerato in pole position, punterebbe a un’ Alitalia un po’ più piccola, con una riduzione degli aeromobili da 118 a 110 e una forza lavoro di 9-10.000 lavoratori (che corrisponderebbe a 2-3.000 esuberi). Con Lufthansa, da sempre indisponibile a una partnership con il governo italiano, la compagnia statunitense dovrebbe entrare nella newco con il 20%, affiancata da Easyjet con un altro 20%. Il resto del capitale sarebbe in mano pubblica, con Ferrovie dello Stato – partecipata al 100% dal Tesoro – e una quota che finirebbe direttamente sotto il controllo del Mef, dopo la conversione in equity del prestito ponte concesso ad Alitalia. L’ esecutivo, come hanno assicurato il premier Giuseppe Conte e i ministri, Giovanni Tria e Luigi Di Maio, si è infatti detto pronto a partecipare alla costituzione della nuova Alitalia tramite il Tesoro, «a condizione della sostenibilità del piano industriale e in conformità con la normativa europea».La quota in mano al Mef potrebbe anche essere superiore al 15% (che è, per dare un’ idea, una percentuale analoga a quella che il governo di Parigi detiene in Air France), e sommando la quota di Fs la partecipazione pubblica totale potrà anche superare il 50% del capitale della nuova Alitalia. A dichiararlo è stato Di Maio durante l’ incontro di ieri con i sindacati. Per il vicepremier, che ha indicato nel 31 marzo il termine ultimo per la presentazione del piano industriale da parte di Ferrovie dello Stato, «l’ intervento pubblico è fatto a tutela di interessi italiani, dei diritti dei lavoratori e dei livelli occupazionali». Di certo sono molti, e non di poco conto, i dettagli che dovranno essere definiti nel corso della trattativa con il nuovo partner industriale: prima fra tutte la questione occupazionale. Di Maio ha infatti assicurato ai sindacati che la nuova Alitalia «non sarà più piccola. Quando parliamo di operazioni di mercato, parliamo di partner privati», ha spiegato il ministro, «ma la presenza del Mef e di Fs garantisce la salvaguardia dei livelli occupazionali ed evita licenziamenti. Ed è per garantire una strategia ad Alitalia e non per svenderla». C’ è poi il fronte europeo, con l’ ipotesi che l’ ingresso del governo nel capitale della compagnia possa profilarsi come aiuto di Stato. Su questo un portavoce della Commissione Ue ha fatto sapere che «l’ indagine è ancora in corso» e che l’ esecutivo Ue è «in contatto con le autorità italiane». Appare al 100% escluso un ingresso di Cassa depositi e prestiti nel capitale della nuova Alitalia, anche se Di Maio ha assicurato che Cdp è disponibile per fornire finanziamenti alla compagnia per l’ acquisto o il leasing di velivoli.Altri dubbi sono quelli espressi dai sindacati, che invitano a far presto e ovviamente, come ribadito dal neosegretario generale della Cgil, Maurizio Landini, non sono disponibili ad accettare nuovi esuberi. Da parte sua il Codacons ha invitato il governo a «realizzare una dettagliata analisi costi-benefici sull’ ingresso dello Stato nella compagnia, prima di adottare qualsiasi decisione che possa risultare una tragedia per le casse pubbliche». E in effetti il peso che dovranno sopportare i contribuenti con il nuovo schema di rilancio di Alitalia è un tema che ha lasciato perplessi vari osservatori, ma la strada per la creazione della nuova compagnia sembra ormai tracciata. Infine, da comprendere l’ entità della bad company che si berrà gli attuali debiti. Per i contribuenti sarà in ogni caso un salasso. Prima il prestito ponte che diventa equity e poi qualche altro miliardo di debiti che finiranno nel bilancio pubblico.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this