28 Luglio 2013

Soci Carife in coda per la causa

Soci Carife in coda per la causa

Un Cavaliere bianco per Carife? Non è all’ orizzonte, ha chiarito di recente il commissario Bruno Inzitari ai sindacati, e la circostanza, oltre a costituire la premessa per non rinviare a dopo la cessione il piano di efficientamento, mette in stand by le speranze degli azionisti. Il mercato del titolo, a dir poco stagnante da mesi, difficilmente potrà essere movimentato a breve da annunci di trattative in fase avanzata, che avrebbero il potere di smuovere il prezzo da quota 6-7 euro. Le incertezze su questo fronte hanno probabilmente contribuito ad infoltire la platea degli azionisti scontenti, che si stanno rivolgendo a Federconsumatori. La settimana appena conclusa ha segnato lo spartiacque dell’ operazione di primo ricevimento e ascolto delle istanze di chi si sente danneggiato dalle scelte di amministratori e management, visto il precipitare del valore delle azioni dal picco storico di 41 euro ma anche dai 21 dell’ ultimo aumento di capitale. «Siamo al livello di 4-5 risparmiatori ricevuti al giorno, arriviamo alla pausa di agosto con circa 300 colloqui già effettuati ma abbiamo già appuntamenti – rivela il presidente di Federconsum, Roberto Zapparoli – fino a dicembre, e continuano ad arrivare telefonate». Va ricordato che il bacino è enorme, visto che i soci sono quasi 29mila. In molti casi i piccoli azionisti si presentano senza la documentazione necessaria ad una completa valutazione del caso, «in questa fase non diamo comunque giudizi sulla possibilità o meno d’ intentare causa – aggiunge Zapparoli – Quali sono i primi elementi di valutazione? Situazioni particolari, come l’ inserimento di pacchetti azionari in altre operazioni, che dimostrino da sole la scarsa consapevolezza del rischio di chi ha acquistato; e la questione prescrizione». Quest’ ultimo rischio è molto alto se sono passati almeno 10 anni dall’ acquisto, ma anche questo conteggio è controverso perché nel caso di bond argentini, ad esempio, i tribunali hanno fissato il decorso della prescrizione non dal momento dell’ acquisto, ma da quello del default: in questo caso potrebbe essere a partire dalla nomina del commissario. Tutto al vaglio dei legali di Federconsum. Azione Carife, il gruppo di azionisti-dipendenti della banca, ha intanto sferrato un attacco alle cause di risarcimento (anche Codacons si sta muovendo in questo senso). Il ricorso alle associazioni dei consumatori, «di fronte a costi certi (ad esempio l’ iscrizione all’ associazione, che è poi l’ accesso per la vendita di altri servizi da parte dell’ associazione consumatori), i risultati dei procedimenti legali sono tutti da valutare – si legge sul sito dell’ associazione – Se la motivazione che porta l’ azionista a cercare tutela è la diminuzione del prezzo dell’ azione, essa è di per se poco valida, in quanto è normale che il valore diminuisca in funzione della situazione economico-finanziaria-gestione dell’ azienda. Diverso sarebbe il caso di perdita derivante da atti deliberatamente dolosi da parte del management» insiste Azione Carife. Il piccolo azionista cosa può fare? «Individualmente sostanzialmente nulla, associandosi può contribuire ad esercitare una pressione sul management» conclude Azione Carife. Stefano Ciervo ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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