2 Luglio 2012

Smog, l’ allarme della Procura di Milano “La Lombardia non può farcela da sola”

Smog, l’ allarme della Procura di Milano “La Lombardia non può farcela da sola”

La situazione dello smog a Milano è preoccupante e non possono bastare misure in ambito locale, che sebbene siano state prese senza alcuna “omissione” non sono sufficienti poiché occorre un piano a livello nazionale, se non addirittura “sovranazionale”. E’ con queste motivazioni che il pm milanese Alessandra Cecchelli ha chiesto l’ archiviazione delle accuse a carico di Roberto Formigoni, Guido Podestà, Filippo Penati, Letizia Moratti e di Lorenzo Vitali , ex sindaco di Legnano. L’ inchiesta, con al centro l’ inquinamento atmosferico nel capoluogo lombardo e le accuse di omissione in atti d’ ufficio e di emissioni pericolose a carico dei cinque amministratori pubblici, era nata quasi cinque anni fa a seguito di un esposto del Codacons . Nel 2009 i cinque nomi dei politici erano stati iscritti nel registro degli indagati. Nel chiedere l’ archiviazione – una richiesta di cui ha dato comunicazione il procuratore Edmondo Bruti Liberati – il pm si è basato su una consulenza firmata da tre esperti. Nella perizia viene rimarcato come la “Pianura pdana” abbia più “difficoltà” rispetto ad altre macroregioni europee per quanto riguarda l’ accumulo del Pm10 e quindi sotto il profilo dell’ inquinamento, a causa delle modalità di insediamento urbano e della distribuzione delle industrie sul territorio. Secondo i periti, Milano e la Lombardia sono in una situazione paragonabile “all’ Olanda e al Belgio”. Per questo motivo anche i provvedimenti locali sulle “restrizioni del traffico”, come l’ Ecopass e l’ Area C, possono portare soltanto, stando alla richiesta di archiviazione, a “modeste riduzioni” dei livelli di smog. Servirebbero invece “iniziative a livello nazionale o sovranazionale”, data la situazione “importante di criticità”. I Comuni, la Regione e la Provincia e i loro amministratori (Formigoni, Podestà, Penati, Moratti e Vitali) hanno, secondo la Procura, adottato “azioni positive”, come piani energetici, di metanizzazione e di mobilità, per risolvere il problema smog. Nessuna omissione in atti d’ ufficio (“non emergono condotte indebite di omissione o rifiuto”, scrive il pm), dunque, nell’ ambito della discrezionalità dei provvedimenti che gli amministratori possono prendere. Il punto, però, è che “nessun provvedimento” di questo genere può abbattere l’ inquinamento. L’ inchiesta, andata avanti per quasi cinque anni, era già passata per una prima richiesta di archiviazione nel giugno 2009, ma il gip all’ epoca aveva ordinato ulteriori accertamenti per andare a verificare quali provvedimenti di ‘contrasto’ allo smog avessero preso i politici. Lo scorso gennaio, infine, il gip Maria Vicidomini aveva rigettato anche una richiesta di ulteriore proroga delle indagini avanzata dalla Procura, ordinando al pm di prendere una decisione. Da qui la richiesta di archiviazione.
 
 

 

 

 
 

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