13 Marzo 2010

Smog a Firenze, l’accusa chiede il processo per Domenici e Martini

Smog a Firenze, l’accusa chiede il processo per Domenici e Martini

Il pm Giulio Monferini ha chiesto una condanna a 8 mesi di reclusione per il presidente della Regione Toscana e per l’ex sindaco di Firenze. Condanne di 5 mesi sono state chieste per tutti gli assessori e sindaci, in carica e non, dell’hinterland fiorentino

Il pubblico ministero Giulio Monferini al termine della sua requisitoria al processo a Firenze per l’inquinamento atmosferico da polveri sottili (pm10) e biossido di azoto nel capoluogo toscano e nei comuni vicini, ha chiesto una condanna a 8 mesi di reclusione per il presidente della Regione Toscana Claudio Martini e per l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici. Martini e Domenici sono imputati dei reati di getto pericoloso di cose e di rifiuto di atti d’ufficio sotto il profilo omissivo. Condanne di 5 mesi per gli stessi reati sono state chieste per tutti gli altri imputati del processo, assessori e sindaci, in carica e non, dell’hinterland fiorentino. Il pm ha specificato di aver differenziato le richieste di condanna tra gli imputati in considerazione dei ruoli e del peso istituzionali di Martini e Domenici, il primo come presidente della Regione, l’altro come sindaco del Comune più esteso, alle cui decisioni per contenere l’inquinamento – e in particolare il traffico – si sono dovuti accodare giocoforza i Comuni vicini. Tra gli imputati anche sindaci ed ex sindaci di Scandicci, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano e Signa, oltre all’ex assessore regionale Marino Artusa e all’ex assessore comunale Claudio Del Lungo (entrambi con deleghe all’ambiente). Il processo prende in esame le emissioni di gas tra il 2005 e il 2008. A tutti gli imputati il pm ha riconosciuto le attenuanti generiche per il costante monitoraggio dell’inquinamento atmosferico fatto dai Comuni e per il varo nel 2008 del piano di risanamento secondo le normative europee. Entrambi sono stati definiti dal pm “segnali positivi”. Tuttavia, per il pm, riguardo all’emissione di gas in aria “quello che è stato fatto è del tutto inidoneo a contrastare il fenomeno dell’inquinamento, anche sotto il profilo dell’urgenza in materia sanitaria”. Quanto, invece, agli accordi di programma presi da Regione e Comuni per limitare il traffico (tipo blocchi e limitazioni alla circolazione), per l’accusa non vanno letti come provvedimenti adatti a ridurre le pm10 e i gas in atmosfera ma come un patto escogitato dagli amministratori pubblici in sostituzione del dovuto, e più vincolante, piano di risanamento previsto dalla normativa europea e nazionale. L’associazione di consumatori Codacons, costituitasi parte civile, si è allineata alle richieste di condanna del pubblico ministero aggiungendo una richiesta di risarcimento per danni morali pari a 2 milioni di euro.(Ansa)

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