13 Marzo 2001

Slitta a settembre l?udienza contro i responsabili dell?emittente della Santa Sede

Radio Vaticana, il processo riparte da zero

Il processo contro i responsabili di Radio Vaticana riparte da zero. Lo ha deciso ieri il Tribunale di Roma, accogliendo la richiesta del legale dell’emittente della Santa Sede, avvocato Marcello Melandri, che ha dimostrato codice alla mano che non era stata rispettata la procedura prevista per gli imputati residenti in uno stato estero, com’è appunto Città del Vaticano.

Per questo motivo, ieri mattina, il giudice del tribunale di Roma Andrea Calabria ha dichiarato nullo, per vizio di notifica, il decreto del 27 novembre scorso con il quale la procura aveva citato a giudizio padre Pasquale Borgomeo, direttore generale di Radio Vaticana di Santa Maria in Galeria, padre Roberto Tucci, presidente del Comitato di gestione dell’emittente, e l’ingegner Costantino Pacifici, vicedirettore tecnico, per rispondere del reato di «getto pericoloso di cose». Gli atti sono stati quindi trasmessi ai pm Gianfranco Amendola e Stefano Pesci perché ripetano le notifiche secondo le norme previste dal codice di procedura penale nel caso di un imputato residente in uno Stato estero. Le precedenti citazioni, infatti, non erano state notificate a causa dell’opposizione del personale vaticano che rifiutò di ricevere gli atti perchè non era stata rispettata la normativa prevista per situazioni del genere. Questo comportamento è stato però censurato dai legali del Codacons, che ieri hanno depositato nel corso dell’udienza un esposto nei confronti dei funzionari (di cui sono ancora ignoti i nomi) che hanno rifiutato la notifica del decreto di citazione a giudizio. Il Codacons ha chiesto alla procura della Repubblica, alla segreteria di Stato della Santa Sede e al rappresentante della giustizia del Vaticano, che si accerti la sussistenza del reato di favoreggiamento personale. Intanto, per il processo si prevedono tempi lunghi: lo stesso giudice Calabria ha fissato le prossime udienze per i giorni 25 settembre, 27 settembre e 23 ottobre; ma le date sono indicative.

Il processo nasce dalle denunce di un gruppo di abitanti della zona a nord di Roma, tra Cesano e Santa Maria in Galeria, dove su un terreno di circa 400 ettari della Santa Sede, che gode della extraterritorialità, sono installate circa cinquanta antenne altre un centinaio di metri che irradiano in tutto il globo il segnale di Radio Vaticana. Da qualche anno i tralicci sono finiti sotto accusa, prima per le interferenze con telefoni, citofoni e elettrodomestici e dopo per l’aumento di tumori e leucemie infantili registrato nelle zona. La Regione ha già affidato ad un gruppo di esperti una campagna di monitoraggio, che ha evidenziato un superamento dei limiti di legge fino a 20 volt per metro in alcune aree residenziali contro i 6 previsti. Ieri mattina, in aula, erano presenti numerosi abitanti di Cesano e gli avvocati del Codacons, intenzionati a costituirsi parte civile per conto di alcuni cittadini che avrebbero subito lesioni a causa dell’emissione delle onde elettromagnetiche di Radio Vaticana. «Stiamo valutando anche la possibilità di presentare una querela per lesioni alla luce delle recenti elaborazioni scientifiche», ha commentato l’avvocato Costantino Marini, già costituito parte civile per i coniugi Rossi, la cui bambina di 4 anni è malata di leucemia. «Tutto questo can can è esagerato – ha dichiarato l’avvocato Marcello Melandri che con Eugenio Pacelli difende Radio Vaticana – perché le relazioni tecniche agli atti del processo escludono un nesso di causalità tra le onde elettromagnetiche e i danni alla salute. Ecco perché ci contestano il getto pericoloso di cose che è soltanto una contravvenzione». Per la Procura, invece, il rinvio di ieri è ugualmente importante: «L’ordinanza del giudice – ha dichiarato il pm Amendola – è positiva per due ragioni: perché siamo riusciti ad arrivare di fronte ad un’autorità giudiziaria italiana e in secondo luogo perché le notifiche ai tre imputati non dovranno essere eseguite per via diplomatica». Intanto, dal ministero dell’Ambiente è arrivato un segnale inequivocabile di appoggio ai cittadini di Cesano: il ministro Bordon ha annunciato che si costituirà parte civile al processo.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox