Sisma, le aziende agli operai «Una liberatoria per lavorare»
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fonte:
- Il Messaggero
La denuncia della Cgil. Anche Confindustria boccia l’ iniziativa MICHELE CONCINA dal nostro inviato CARPI – Potete tornare a lavorare, ma a vostro rischio e pericolo. Se vi fate male o peggio, voi e le vostre famiglie non potete chiedere nulla all’ azienda. Variamente attenuato, è questo il messaggio che alcune aziende della zona terremotata hanno indirizzato ai loro dipendenti, chiedendo una «liberatoria» come condizione per il rientro in fabbrica. Episodi limitati, tuttavia: a bloccare sul nascere ogni eventuale voglia d’ imitazione è arrivato l’ altolà non solo della Cgil e dei partiti di sinistra, ma dello stesso presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi. L’ unico caso documentato riguarda un’ azienda di abbigliamento di Carpi, la Forme Physique di Paola Zerbini. Altre, non meglio precisate, avrebbero rinunciato a imitarla di fronte al fuoco di sbarramento che si è subito scatenato. La Cgil, parlando di «irresponsabilità e indecenza», ha prospettato denunce in Procura. Paolo Ferrero, leader di Rifondazione, ha gridato ai «delinquenti». Italia dei valori ha accusato gli imprenditori di «sciacallaggio»; Cesare Damiano, Pd, ex ministro del Lavoro, di «barbarie». E Squinzi, a chi gli chiedeva se la Confindustria condanna la richiesta di liberatorie, ha risposto: «Certamente. Ho sempre detto che bisogna ripartire, ma in sicurezza». Senza arrivare alle scorciatoie imboccate da quelli della Forme Physique, molti imprenditori emiliani continuano a polemizzare sull’ ordinanza del 2 giugno della Protezione civile riguardante la sicurezza dei capannoni. Secondo Carlo Alberto Roncarati, presidente dell’ unione regionale delle camere di commercio, senza modifiche l’ ordinanza «non lascerebbe scampo alle attività economiche che, quasi tutte, si svolgono in immobili costruiti prima dell’ entrata in vigore delle attuali normative». Vale a dire, in capannoni che sarebbe impossibile, oppure costosissimo e lungo, adeguare alle leggi antisismiche. Una spinta alla ripresa, in particolare delle aziende del distretto biomedicale di Mirandola, potrebbe venire dall’ incasso dei vasti e annosi crediti che vantano nei confronti della clientela, cioè delle Asl. Sono 5-600 milioni, calcola Stefano Rimondi, presidente di Assobiomedica. Qualcosa si sta muovendo, su questo fronte: gli ospedali di Catania e Messina si sono impegnati ad accelerare i pagamenti. Un’ altra tentazione potrebbe essere quella di chiudere bottega, spostare altrove la produzione. Per arginarla, la Regione ha avvertito che «tutti i contributi europei, nazionali, regionali e locali saranno concessi esclusivamente alle imprese che confermeranno la loro permanenza sul territorio». Rimondi, di Assobiomedica, ha promesso: al massimo ci sposteremo di qualche chilometro, conservando gli stessi dipendenti. Da oggi è su Internet un primo elenco di capannoni in provincia di Modena liberi e utilizzabili per questa specie di mini-delocalizzazione. Fra tanti che aiutano, ci sono i cantanti: il 25 giugno si esibiranno per i terremotati Francesco Guccini, Zucchero, Samuele Bersani, Laura Pausini, Gianni Morandi, Luca Carboni, gli Stadio, Cesare Cremonini. Salta agli occhi un’ assenza, quella di Vasco Rossi: «Penso che la beneficenza si debba fare tirando fuori i soldi dal proprio portafoglio, senza troppa pubblicità», ha spiegato. Ma, mentre l’ elenco delle vittime si allunga -ieri sono morte due donne, portandolo il totale a 26- c’ è anche chi cerca di approfittare delle disgrazie dell’ Emilia. Le due maggiori organizzazioni degli agricoltori, Coldiretti e Cia, denunciano tentativi di comprare a prezzi ignobili il parmigiano dei magazzini crollati. E il Codacons, un’ associazione di consumatori, in un esposto alle procure di Bologna, Modena e Ferrara, chiede d’ indagare su tutti i fenomeni di speculazione riguardanti il settore agro-alimentare delle aree terremotate. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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