5 Aprile 2005

Siracusani e caro-euro nessuno più compra gioielli

Il settore dei gioielli è quello che più ha registrato pesanti flessioni legate all`introduzione dell`euro. A distanza di tre anni dalla sua piena entrata a regime, l`euro continua a gravare sull`economia generale e, in diretta ricaduta, su quella locale. Il caro vita, per quanto negli ultimi tempi abbia subito una flessione, continua a costringere il cittadino a fare delle rinunce, optando per le cosiddette spese necessarie e riducendo quelle voluttuarie. E certamente i preziosi fanno parte della seconda categoria. Stando ad una indagine condotta dal Codacons, il decremento delle vendite nelle gioiellerie è stato ben del 46%. In una sorta di classifica tra i comparti che più hanno risentito della contrazione, al secondo posto si trovano i viaggi all`estero, scesi del 37%.
Seguono le calzature con un – 31%, i viaggi in Italia attestatisi ad un calo di 29 punti percentuali. Meno 26% per il settore dei giocattoli. La classifica prosegue con quattro ex equo: cd, arredamento, cinema e cene al ristorante, tutti calati di 25 punti percentuali. Al sesto posto troviamo l`abbigliamento (nota dolente e frutto di numerosissimi interventi da parte delle associazioni di categoria così come degli stessi commercianti), mentre al settimo si trova l`editoria con un calo di vendite di libri, giornali e riviste pari al 19%. Di gran lunga inferiore la contrazione delle vendite dei prodotti di bellezza, che hanno subito una flessione solo del 10%, paradossalmente inferiore a quella che ha subito il settore degli alimentari, il cui decremento si è attestato a quindici punti percentuali.
Ma se c`è un dato che, quantomeno, sorprende è la flessione subita dalle vendite dei tabacchi, pari solo ad un minimo 6%. Le “bionde“, a dispetto dei notevoli rincari recentemente subiti, e della intensa campagna antifumo, continuano a riscontrare un notevole “successo di pubblico“, stando ai numeri che le pongono quale prodotto che meno di tutti ha risentito del caro-prezzi. E certamente non rientra nella categoria delle spese necessarie, quali invece, dovrebbero essere i medicinali che, di contro, hanno subito un calo del 12%, tanto quanto il settore dell`alta tecnologia, con telefonini cellulari sempre nelle hit di gradimento dei consumatori. L`associazione di tutela dei diritti dei consumatori si è anche occupata di effettuare una sorta di sondaggio, per capire come il consumatore immagina il futuro.
Dall`inchiesta è emerso che per il 70% della popolazione non bisogna aspettarsi una riduzione del carovita, mentre un 20% si è posto con una visione più ottimistica. Alla domanda su quali settori ricadrebbe la scelta per eventuali ulteriori riduzioni di spese, il 30% degli intervistati ha risposto i prodotti tecnologici. Ancora un 22% rinuncerebbe ai viaggi, il 20% contrarrebbe l`abbigliamento.

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