7 Giugno 2015

«Sindaco, non dimenticarti di S. Maria»

«Sindaco, non dimenticarti di S. Maria»

    ROVERETO Santa Maria è bella, Santa Maria è dimenticata. Questo è uno dei tanti mantra che da almeno vent’ anni si sentono a Rovereto. L’ elenco è lungo (le piste dei dinosauri poco valorizzate, il Mart che non decolla, via della Terra vuota, stiamo diventando periferia di Trento…) e fra tutti questi mantra, è quello forse più vero. Questo tasto anche quello su cui i politici battono di meno, quasi fosse una battaglia persa in partenza. “É bella, ma non possiamo chiuderla al traffico”, “è centro storico, ma è lontana, troppo lontana dal passeggio pomeridiano…”. I rappresentanti del Codacons, che ha proprio sede nel cuore di Santa Maria chiede che questa decadenza venga interrotta. Il cuore della città era qui alle origini stesse di Rovereto, e poi divenne il luogo della roveretanità più orgogliosa, quale quartiere popolare vivace ed orgoglioso di essere la “Repubblica de la zinevra”, come è conosciuto in città. Adesso rischia di perdere tutto: il baricentro della città si è spostato, ma anche le attenzioni di chi, in un modo o nell’ altro valorizza. Si è sempre più attenti a corso Bettini, con il Mart, ma potenziare una via, ricordano quelli del Codacons, non vuol dire necessariamente dimenticarne un’ altra. É ora di pareggiare i conti, e Santa Maria chiede attenzione, e attende cosa farà la nuova amministrazione di Francesco Valduga, appena insediatasi. «Via Santa Maria è centro storico. Non solo: la contrada è una testimonianza storica importante, con i suoi palazzi settecenteschi ancora affrescati, la chiesa e il chiostro, le antiche scuderie, le piazzette, le botteghe artigiane, i vicoli che già nel nome raccontano la storia della città – scrive il Codacons – qui, nei pressi del cinquecentesco Ponte Forbato, sulla piccola collina sovrastante il Leno, si registra il primo insediamento urbano con la chiesetta di San Tommaso (oggi distrutta). La prima “Casa del Mago” di Depero era qui, lo scultore Fausto Melotti vi ebbe uno studio in età giovanile, qui si possono trovare gli affreschi di Wenter Marini, e diverse pubblicazioni di studiosi pubblici e privati sono state dedicate all’ architettura e ai decori dei tanti palazzi nobiliari). Gli amministratori di quel passato valorizzarono Santa Maria. Oggi purtroppo non è più così». Decadenza, assenza di progetti, abbandono hanno caratterizzato gli ultimi venti – trent’ anni. Il quadro che ne fa il Codacons è sconfortante. «I residenti si chiedono perché la strada rimane piena di buche, perché non vengono fatti i controlli sui limiti di velocità (qui i 30 all’ ora sono veramente necessari: il marciapiede è a livello strada, è stretto e tortuoso, le vetrine non hanno rientranze e l’ asilo in fondo alla strada vede il quotidiano percorso di bambini piccoli, che sciamano con gravi problemi di sicurezza). Gli abitanti danno atto degli sforzi dell’ ente pubblico, tutti concentrati sulla ristrutturazione (lentissima!) della chiesetta di Sant’ Osvaldo e del vicino giardinetto, ma quando questo prezioso angolo di passaggio verrà restituito alla cittadinanza, il rischio paradossalmente crescerà. I rischi per i pedoni, la mancanza di parcheggi o meglio, il parcheggio selvaggio e incontrollato, le luci fioche e sporadiche, l’ assenza di telecamere, la scarsa pulizia, rendono triste e pericolosa la parte forse più significativa di Rovereto. Dove sono le fioriere, gli addobbi (Natale è al buio, in Santa Maria), le indicazioni per il Museo Depero, il municipio? Sorge persino il dubbio che una zona centrale e obiettivamente abbandonata possa favorire interessi speculativi (locazioni irregolari a basso costo in immobili fatiscenti), ma si spera che il degrado non arrivi a tanto». Il Codacons ha vari suggerimenti: dare a giovani artigiani ed artisti gli spazi dismessi; fare una mappa dei palazzi e della loro storia; indire un evento annuale, come ad esempio una fiera artigianale. E magari regalare a Rovereto palazzo Grillo, magari per farne la sede di associazioni. Santa Maria se lo meriterebbbe. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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