22 Agosto 2003

Sindacati sul piede di guerra. E Prodi difende l`euro

Sindacati sul piede di guerra. E Prodi difende l`euro

ROMA – Consumatori e sindacati sul piede di guerra, opposizioni all`attacco del Governo che cerca di sdrammatizzare, ma ammette che potrebbe essere rivisto il tasso programmato di inflazione, necessario per calcolare gli aumenti salariali. C`è preoccupazione anche da parte di Confindustria, mentre da Bruxelles Romano Prodi tiene a precisare che dietro gli aumenti dei prezzi italiani non c`è l`introduzione dell`euro, ma politiche sbagliate. «Quello che è avvenuto in Italia non si è verificato negli altri Paesi che hanno adottato la nuova moneta – ha spiegato il presidente della Commissione Ue -. I rincari ci sono stati nell`intermediazione, nei servizi e nelle tariffe dove, come ben si sa, il ruolo della concorrenza deve essere accompagnato dalla doverosa sorveglianza».

E quindi è il Governo a doversi assumere le sue responsabilità. Una lettura condivisa dai partiti di opposizione, come spiega l`ex ministro Pier Luigi Bersani. «Siamo senza guida dell`economia come dimostra l`accoppiata aumento dei prezzi-caduta del Pil». Ma non la pensa così il ministro delle politiche comunitarie Rocco Buttiglione, mentre per il vice-ministro delle Attività produttive Adolfo Urso serve «una Finanziaria di sviluppo, che non preveda aumenti di tariffe», anche se è possibile che alla luce della corsa dei prezzi si arrivi a rivedere il tasso programmato dell`inflazione. Una misura che non basta a sindacati e consumatori che vogliono un confronto con il Governo. Per Rosario Trefiletti di Federconsumatori, a nome dell`Intesa, che raggruppa Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori è infatti urgente che «dopo la caduta del potere d`acquisto delle famiglie italiane, falcidiate di 1.381 euro l`anno, e delle avvisaglie di ulteriori rincari a settembre-ottobre il Governo deve intervenire per bloccare ulteriori aumenti».

Duri anche i sindacati. Spiega il leader della Cisl Savino Pezzotta. «Gli aumenti di agosto confermano tutte le nostre critiche rispetto alla politica economica del Governo che ha abbandonato la politica dei redditi in grado di governare l`andamento dei prezzi». Ma nel mirino oltre al Governo ci sono anche le aziende che aumentano senza giustificazione i prezzi. Per il numero uno della Uil Luigi Angeletti «il problema non è rivedere l`inflazione programmata ma colpire chi specula». Preoccupata anche Confindustria, ma più che dal dato di agosto dalla tendenza generale che mette in luce ancora una volta i ritardi strutturali nel settore dei servizi e della distribuzione.

Soddisfatto invece il mondo agricolo. Per Coldiretti e Confagricoltura è significativo che il settore dei prodotti agricoli e alimentari abbia contribuito a limitare la corsa dei prezzi.

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