Sindacati: “Non possiamo essere messi di fronte al fatto compiuto”
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
«Siamo di fronte ad un provvedimento inspiegabile. Egrib ha deciso evidentemente di fare cassa a discapito dei cittadini per pagare Acquedotto Lucano e per compensare così i minori trasferimenti della Regione Basilicata agli enti subregionali». Il presidente di Federconsumatori, Michele Catalano non sembra avere dubbi. A rimetterci saranno proprio le famiglie. «Come associazione dei consumatori ed insieme ad altri organismi a tutela dei cittadini – prosegue il nostro interlocutore – abbiamo chiesto un incontro urgente con Egrib. Vogliamo chiarezza e speriamo di avere presto un confronto con l’amministratore unico dell’enteente. Questo aumento, poi, è retroattivo e proprio per questo abbiamo dubbi sul fatto che sia lecito, al di là del peso economico sui cittadini. Nelle prossime ore, quindi, faremo le nostre valutazioni, anche per capire se ci sono o meno i margini per impugnare il provvedimento di incremento retroattivo delle tariffe davanti al Tar». Ieri mattina, intanto, è partita una pec destinazione Egrib, con una richiesta di un incontro urgente sottoscritta da diverse associazioni, fra cui Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Cittadinanza Attiva, Codacons, Federconsumatori, Casa del Consumatore, Unc, Tutor dei Consumatori, Altroconsumo, Codici, Polidream, Confconsumatori e Lega Consumatori. Ci si appresta, insomma,a fare fronte comune per scongiurare l’aumento della bolletta dell’acquaacqua. «Non possiamo trovarci di fronte al fatto compiuto dell’aumento delle tariffe di Acquedotto Lucano, avvenuto senza alcuna preventiva consultazione dei sindacati e delle organizzazioni dei consumatori, annullando persino normali e consolidate prassi di concertazione». Così, le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, in merito alla decisione presa dall’assemblea di Egrib. «Tra l’altro – sostengono i sindacati confederali – saremmo di fronte ad un aumento retroattivo al 2020 che peserà sulle famiglie lucane per quest’annoanno, secondo modalità che ancora non conosciamo. Oltre al metodo adottato, nel merito del provvedimento non ci convince la motivazione relativa alla situazione finanziaria di Acquedotto Lucano che si scarica direttamente e solo sull’utenza che invece non ha alcuna responsabilità sui buchi di bilancio realizzati anno dopo anno da Al». Il sindacato – fanno sapere Cgil, Cisl e Uil – ha da tempo presentato «proposte e progetti per l’utilizzo delle risorse idriche lucane al pari di quelle energetiche, perché diventino occasione ed opportunità di sviluppo, ma finora ha registrato atteggiamenti sfuggenti da parte della giunta ad affrontare un confronto a tutto campo. Anche in questa occasione continuiamo a sollecitare un tavolo con la presenza, oltre che della Regione, anche di Acquedotto Lucano e dei Comuni della Basilicata». «Non è accettabile la pro-posta di aumentare le tariffe del 14,5 per cento», sostiene il sindaco di Melfi, Livio Valvano, per il quale «l’attuale momento, tra l’altroaltro, è quello tra i meno indicati per pensare ad incrementi in bolletta». Il primo cittadino di Melfi è stato tra coloro che hanno votato no all’incremento delle tariffe nel corso dell’ultima assemblea dei soci di Egrib. «Alla fine a pagare sono sempre gli stessi. Non si tratta di un fisiologico aumento di tariffe, ma di una vera e propria stangata per famiglie e imprese lucane». Questo, il commento dei consiglieri del Pd in Consiglio regionale, Roberto Cifarelli e Marcello Pittella, in seguito alla contestata decisione dell’assemblea dell’Egrib di aumentare le tariffe dell’acqua in Basilicata. Secondo i due esponenti politici non ci si può trincerare «dietro il comodo paravento del disavanzo di bilancio di Acquedotto Lucano. Dal canto nostro presenteremo una proposta di legge per fare in modo che sia la Regione a farsi carico di questo aumento. Non devono e non possono essere le famiglie lucane e le imprese che operano in Basilicata a ripianare i debiti di Acquedotto Lucano, soprattutto in un momento di grave crisi economica e sociale causata dalla pandemia». Per Pittella e Cifarelli occorrono «soluzioni alternative e dovrebbe darle chi governa, chi ha a cuore la quotidianità delle tante famiglie ed imprese. In verità, Acquedotto Lucano ha urgente bisogno di un moderno e avanzato piano di ristrutturazione e di razionalizzazione aziendale che, partendo proprio dal costo dell’energiaenergia, preveda da una parte investimenti strutturali per abbattere i costi e dall’altra di ripensare in maniera più efficiente un asset strategico per la vita economica e sociale dell’intero territorio regionale».
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