1 Giugno 2004

Simboli e patacche alle europee

Il numero di ieri di Media Quotidiano, il foglio nuovo di zecca (è al 16° numero) diretto da Mario Adinolfi, pubblicava per intero il programma della lista unitaria scritto da Giuliano Amato. Nel commentarlo, il direttore scrive tra l?altro che il Triciclo è «una sorta di contenitore-accozzaglia in cui ognuno è presente con un retropensiero diverso da quello del proprio compagno di strada. Basta andare a leggere il sempre interessante quotidiano on line Aprile, che esprime la linea dell?area di sinistra dei Ds, dove dopo il voto unitario del centrosinistra sul ritiro campeggiava il titolo ?Una mozione di tre righe cancella le 24 pagine del programma di Amato?».
Ringraziamo Adinolfi per il complimento. E ricambiamo: anche Media è sempre interessante ed in particolare lo era ieri. Inoltre era anche cristianamente generoso in quanto, pubblicando il programma di Amato, ha compiuto una delle opere di misericordia richieste dai Vangeli: ospitare chi non ha un tetto.
Adinolfi prosegue: ?siamo convinti che nessuno, tranne chi l?ha scritto, ha letto con attenzione il programma del Triciclo?. Adinolfi qui si sbaglia, perché noi l?abbiamo letto eccome, e l?abbiamo pure pubblicato, e proprio per questo non ci è piaciuto. In effetti però devono averlo letto in pochi perché, tranne noi e Media, nessuno lo ha considerato più che un esercizio letterario. Comunque sia, avendolo già letto, siamo passati alla quarta pagina del quotidiano e qui vi abbiamo trovato qualcosa forse ancor più interessante del testo amatiano. Ci riferiamo all?elenco dei simboli presenti sulla scheda elettorale delle europee. Ventuno contrassegni per ogni gusto, si potrebbe dire, se non fosse che mancano quelli dei Ds, della Margherita e dello Sdi raggruppati nel suddetto Triciclo.
L?elettore, però, potrà trovare altri loghi di sicuro interesse. Il primo è quello della lista consumatori del Codacons che raffigura un simpatico rospo. E qui crediamo che il Triciclo abbia di che temere: non saranno pochi i simpatizzanti di Lamberto Dini che penseranno, apponendo la croce su tale emblema, di votare per il partito dell?ex premier.
Scorrendo ancora l?elenco, lo sguardo curioso del lettore si ferma sul simbolo della ?Democrazia Cristiana ? Paese Nuovo?. Ora, Paese Nuovo era il nome della lista civetta del centrosinistra alle ultime politiche. Se ne deduce che l?ambizione della DC rinata per iniziativa di Flaminio Piccoli è ora quella di fare da lista di disturbo: chissà cosa ne avrebbe pensato De Gasperi.
Appena dopo troviamo il simbolo della lista Pri-Sgarbi altrimenti detto Partito della bellezza. Non siamo degli esteti e sarà per questo che fatichiamo a capire cosa c?entri la bellezza con Giorgio La Malfa. Nella lista però si possono trovare nomi interessanti: c?è ad esempio il campione Pietro Paolo Mennea, che vuole limitare le grandi opere ai soli stadi di atletica; Nicholas Farrel, autore della nota intervista a Berlusconi in cui il premier ha definito i magistrati malati di mente; Giorgio Corbelli, già presidente del Napoli e implicato nello scandalo della vendita ? tramite la sua emittente Telemarket ? di false opere di Cascella e altri artisti e certificate come autentiche dallo stesso Sgarbi; infine l?ex inviato di Striscia Stefano Salvi, sempre inviperito con Antonio Ricci (crediamo che sia proprio lui e non un omonimo) che deve aver apprezzato le doti del Vittorio nazionale nello spaccare i tapiri in testa al suo successore Staffelli.
Andando ancora avanti, ecco l?oscuro simbolo della ?Lega per l?autonomia ? Alleanza lombarda? il quale, chissà con quale coerenza, riporta i quattro mori della Sardegna. Seguono i Verdi-Verdi che si distinguono dal partito di Pecoraro Scanio -che è Verde ma anche un po? arcobaleno – e fanno di tutto per “disturbarlo“.
Lasciamo per ultimo, perché il più confuso di tutti, l?emblema di Alternativa sociale di Alessandra Mussolini, che può definirsi una lista bis-personale: è l?unico simbolo che riporta il nome del suo leader per ben due volte e, per non farsi mancar nulla, ha inserito al suo interno i contrassegni di due partiti con la stessa sigla (F.N. che sta sia per Forza Nuova che per Fronte Nazionale). Non rideteci su, lo hanno fatto per venire incontro ai propri elettori: ai fascisti, si sa, in primo luogo piace l?ordine.

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