29 Settembre 2020

Silenzio, parla il Codacons

Tra le colpe storiche del giornalismo c’ è l’ amplificazione acritica di voci che altrimenti rimarrebbero flebili o ignote, e non se ne sentirebbe la mancanza. Un caso di scuola fu quello di Vera Slepoj, immancabilmente presentata dai giornali come “presidente della Federazione Italiana Psicologi”, la cui opinione quotidiana, negli anni Novanta, rimbalzava su tutti i giornali a proposito di ogni aspetto della vita sociale. Celebre il suo attacco frontale a Sailor Moon, che si avvalse della facoltà di non rispondere. Quasi ogni articolo era impubblicabile se monco dell’ opinione della Slepoj. Da un po’ di tempo tocca soprattutto al Codacons, associazione che in teoria dovrebbe occuparsi di tutela dei consumatori, il ruolo onni-giudicante: basta un comunicato di quattro righe e il Codacons guadagna, gratis, pagine e titoli. Nemmeno il Tar del Lazio gode di altrettanto prestigio mediatico. L’ ultima trovata del Codacons è l’ accusa di “blasfemia” a Chiara Ferragni, ritratta da Francesco Vezzoli per Vanity Fair in veste di Madonna con bambino. Che cosa c’ entri la blasfemia con Ferragni, ma soprattutto con il Codacons, non è chiaro. In attesa che Codacons si pronunci anche sull’ etica sessuale, la riforma elettorale, l’ autorevolezza del papato e l’ andamento del campionato di calcio, vale la pena esprimere una sentita nostalgia di Vera Slepoj. Di lei si poteva intuire che fosse una volonterosa persona, sola con il suo fax. Il Codacons lascia invece immaginare mobilitazioni di massa (l’ esercito dei consumatori!), ma si tratta anche qui, certamente, di una sola persona munita di smartphone. Ridateci la Slepoj. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ILLUSTRAZIONE DI GUIDO SCARABOTTOLO.
di michele serra

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