29 Giugno 2017

Sigilli allo svincolo di Germaneto

la ditta esecutrice dei lavori dice che il problema è di natura progettuale
di TERESA ALOI CATANZARO – Alla fine sono stati apposti i sigilli. La rampa dello svincolo 6 della corsia sud di Germaneto in uscita dalla carreggiata in direzione Taranto verso Catanzaro, interdetta al traffico già da qualche giorno, è stata posta sotto sequestro da parte della Procura di Catanzaro. Il cedimento, o meglio il ribaltamento, del muro di contenimento della rampa stessa ha accelerato la decisione del magistrato – il fascicolo al momento contro ignoti è sulla scrivania del pubblico ministero Vito Valerio – all’ indomani del sopralluogo della Guardia di Finanza che aveva già acquisito tutta una serie di carteggi e sentito diversi imprenditori e personale che hanno lavorato nei cantieri della Statale 106 soprattutto nel tratto tra Si meri e Copanello. E così, l’ uscita più importante della intera Statale 106 Variante/A, per intenderci quella che immette nell’ arteria che porta alla Cittadella regionale, all’ Università, al Policlinico del capoluogo e permette l’ immissione sulla Strada dei due mari che collega il capoluogo al lametino è chiusa con barriere di plastica mentre la segnaletica installata indica il percorso alterativo ovvero l’ uscita succesiva Catanzaro sud. Disagi per gli automobilisti – e sono tanti quelli che quotidianamente percorrono l’ arteria – fino a quando non saranno rimosse le criticità che non rendono sicura la Statale 106 per il traffico di mezzi e persone. E, di tempo, ne occorrerà. Otto milioni di euro, sono stati ne crede che la causa di tutto questo sia un uso depotenziato del cemento. Si dice pronto a collaborare con la Magistratura che oggi più che mai sta cercando di capire di che male soffre l’ arteria. «Quando l’ Astaldi ci ha consegnato i calcoli strutturali delle opere e abbiamo cominciato a lavorare – spiega – sono state controllate tutte le opere, sia il ferro che il calcestruzzo e prima di qualsiasi getto di calcestruzzo la direzione lavori affidata all’ Anas e all’ Astaldi ci dava l’ ok». Ha visto il muro della rampa ceduto e per Chiappetta quel cedimento non è imputabile nè al calcestruzzo nè al ferro usato. «Quel muro non ha ceduto spiega ancora- ma si è ribaltato – si tratta di una carenza di progetto». In poche parole sono stati sbagliati i calcoli strutturali. «Dopo un mese dalla sua realizzazione quel muro – è la fine del 2010 e l’ inizio del 2011 – si era allargato di 5 centimetri. L’ ho fatto presente sia al Responsabile unico del procedimento dell’ Anas e agli ingegneri dell’ Astaldi ma loro hanno detto che non c’ era alcun pericolo». Nessun problema dunque. Eppure quel muro ora si è definitivamente “staccato”. «Tutte le opere di quella tipologia eseguite – ha sottolineato ancora Ippolito Franco Chiappetta – sono a rischio». Ora spetta alla Magistratura chiarire le responsabilità dietro questi crolli, «così frequenti da destare seri dubbi sulla qualità dell’ opera» così come aveva denunciato il Codacons che appena quattro giorni fa aveva presentato un esposto denuncia.

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