27 Gennaio 2002

Sigilli a sei relitti di aerei da cui venivano prelevate parti meccaniche

Il pilota condannato per la sciagura di Genova chiede una nuova perizia La società: compravamo soltanto lampadine

Sigilli a sei relitti di aerei da cui venivano prelevate parti meccaniche

Sei Airbus A300 in disuso, pronti per essere smontati. Potevano essere una vera miniera d´oro per la Panaviation e la sua controllata americana Danbee Aerospace, che ne avrebbe rivenduto i pezzi sul mercato americano dei ricambi aeronautici. Come fossero nuovi, con tanto di certificazione fasulla, e con un guadagno enorme, visto che gli Airbus, fermi da otto anni nelle aree di parcheggio dell´aeroporto di Fiumicino, erano stati acquistati per un prezzo quasi simbolico dall´Alitalia, desiderosa di toglierseli definitivamente di torno. I primi due containers, pieni di apparecchi radar, indicatori di consumo del carburante ed altre parti imballate, pezzi importanti (classificati come 1 e 2 perchè incidono direttamente sulla funzionalità dell´aereo) erano pronti per partire alla volta degli Stati Uniti. Li hanno bloccati e sequestrati ieri mattina alle nove gli uomini della Guardia di Finanza di Sassari, piombati in borghese nell´hangar di Fiumicino della Panaviation, società al centro di un´inchiesta della Procura della Repubblica di Tempio Pausania sul traffico illecito dei pezzi di ricambio aeronautici. Un nuovo colpo di scena dopo il sequestro di giovedì a Napoli di altri tre container con 30 tonnellate di pezzi di ricambio aerei destinati sempre agli Usa e l´arresto, contestuale, del titolare della Panaviation, Enzo Fregonara, e di altre cinque persone. Che potrebbe non essere l´ultimo, perchè l´inchiesta dei magistrati sardi si sta allargando a macchia d´olio e coinvolge anche l´Fbi americana, che indaga su ipotesi di reati penali gravissimi. Tra i clienti della Danbee c´è infatti anche l´American Airlines, la compagnia proprietaria dell´Airbus A300 precipitato sul quartiere newyorkese del Queens il 12 novembre scorso, per cause sconosciute, causando la morte di 265 persone. E tra le imprese che si rifornivano dalla Panaviation, più o meno tutte le compagnie italiane importanti, c´era anche la Minerva, per la quale volava il Dornier che finì in mare per un guasto ai freni durante l´atterraggio a Genova Sestri, quattro morti. Salvatore Mancuso, amministratore delegato della Minerva Airlines, ha detto che la società «non ha acquistato pezzi di ricambio». «Solo da una delle tre aziende sotto inchiesta – ha aggiunto – abbiamo acquistato recentemente materiale come lampadine e guarnizioni. Pezzi, comunque, che non possono inficiare la funzionalità di un aeromobile». Mancuso ha anche detto di basarsi «sulle conclusioni dell`accertamento fatto dalla Guardia di finanza, dal quale è emersa l`estraneità della Minerva dalla vicenda». Il pilota del tragico volo a Genova, condannato a due anni e otto mesi per omicidio colposo plurimo e ad un risarcimento miliardario, ieri ha chiesto una nuova perizia sull´apparecchio. Il Codacons ha presentato esposti alla Procura e all´Enac, l´ente di controllo sull´aviazione civile, chiedendo una revisione straordinaria di tutti gli aerei delle compagnie clienti di Panaviation. Negli Usa, i piloti dell´American Airlines vogliono vederci chiaro sulle cause del disastro del Queens, e hanno chiesto alla compagnia di mettere a terra gli Airbus. La Federal Aviation Administration ha fatto sapere che sta lavorando sulla vicenda insieme all`Fbi, per verificare la possibilità che ci sia un legame con le indagini italiane. «È un`indagine dell`Fbi – ha detto la portavoce dell`Faa, Diane Spitalieri – e tutto ciò che posso dire è che stiamo collaborando con loro. Se si tratta della vendita di parti di aereo non approvate, è una vicenda criminale. È un reato». L´inchiesta è partita nel `95, dopo il furto di alcune parti a un Dornier nuovo di zecca della Meridiana parcheggiato all´aeroporto di Olbia. La prima svolta l´anno scorso, quando nell´hangar 129B della Panaviation a Ciampino Ovest la Guardia di Finanza scoprì 80 mila pezzi di ricambio per aerei di dubbia provenienza. Molti erano stati smontati addirittura da aerei precipitati: alla Panaviation gli rifacevano il look e gli davano una nuova carta d´identità, naturalmente falsa. Poi li vendevano come nuovi, o comunque con una certificazione alterata. Come stavano facendo anche a Fiumicino. «Erano pezzi non garantiti, nel senso che la loro rimozione è stata fatta senza rispettare le norme e da personale non autorizzato. Come se un infermiere si mettesse a fare un´operazione chirurgica» ha spiegato il maggiore Anselmo Mocci della Guardia di Finanza. La Danbee, nel North Carolina, li aspettava per immetterli sul mercato americano. E non aveva perso tempo: aveva già pubblicizzato l´acquisto dei sei Airbus e sollecitato i suoi clienti, proponendo loro anche le foto. Sul sito Internet della società, nella cui home page campeggia, sinistro e ipocrita quanto mai, il motto «God Bless America» (Dio benedica l´America).

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