11 Gennaio 2005

Sigarette: in centro 122 controlli, zero multe

Nuovo divieto: un centinaio di chiamate alle forze dell?ordine. Molte per farsi spiegare la legge voluta dal ministro Sirchia



Sigarette: in centro 122 controlli, zero multe


Qualche contravvenzione della polizia negli altri quartieri e dei carabinieri nelle sale Bingo




In centro, neanche una multa. Ai Parioli, quasi. Il divieto voluto dal ministro Sirchia che bandisce le sigarette da bar e ristoranti, non ha quasi avuto bisogno di contravvenzioni. Da una parte, i romani si sono adeguati. Dall?altra, come spiega il vicecomandante del Primo Gruppo, Gianfranco Barba, «abbiamo dato ai nostri uomini una direttiva precisa: è il primo giorno, fate soprattutto prevenzione». Insomma, se si eccettuano un paio di multe fatte nelle sale Bingo (Casilina e piazza Re di Roma) e altre tre comminate dalla polizia, ecco che ieri, Roma si è scoperta «no smoking». Almeno un centinaio le chiamate arrivate ai centralini delle forze dell?ordine. Soprattutto, hanno chiamato quelli che non sapevano come far rispettare la legge. Gestori di bar preoccupati, la maggior parte. Ma anche persone che denunciavano: «C?è un cliente che sta fumando nel mio locale». Solo che, spesso, dalla telefonata all?arrivo della pattuglia, passa più del tempo di una sigaretta. In totale, dunque, pochissime multe. Anche chi ha cercato a tutti i costi di essere sanzionato, con l?obiettivo di impugnare poi davanti al Tar la sanzione, non è stato troppo fortunato. Giordano Bruno Guerri, ad esempio: insieme con Funari e altri personaggi più o meno noti, ha convocato fotografi e cameraman alla stazione. Con loro, è entrato in un bar. Ha acceso una sigaretta, fumato. Alla fine, è stato portato negli uffici e multato, nonostante l?assenza dei moduli. Altra provocazioni da «Rosati» in piazza del Popolo: qui, un paio di attivisti del Codacons si sono finti fumatori-clienti. Dopo averla accesa, hanno chiamato la polizia. All?arrivo degli agenti, hanno sostenuto che il cameriere non li aveva costretti a spegnere la «bionda». Insomma, i maggiori problemi alle forze dell?ordine sembrano averli creati coloro che – favorevoli o contrari – hanno inscenato provocazioni.
In serata, poi, stessa cosa hanno fatto gli «studenti autorganizzati»: molti furono protagonisti dello sciopero della fame del Tasso che anni fa ottenne, per giorni, l?attenzione delle cronache. Sono cresciuti, adesso sono all?università, Sapienza e Roma Tre: protestano lo stesso, ma invece di non mangiare, fumano. Da «Giolitti», a due passi dai palazzi della politica. Hanno chiesto l?intervento dei vigili: «Abbiamo aspettato venti minuti, poi abbiamo pagato e siamo andati via. Questa legge è inapplicabile».
Ma il primo giorno anti-fumo, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha creato alcun problema. I vigili urbani, ad esempio, hanno preferito, spesso, parlare piuttosto che multare. È così che dai 122 controlli fatti eseguire in centro dal vicecomandante Gianfranco Barba, i suoi uomini sono tornati con i verbali in bianco.
Stessa cosa, o quasi, ai Parioli: il comandante Donatella Scafati ha fatto controllare 27 locali. «In 23 non abbiamo trovato fumatori – racconta – nei restanti quattro, invece, non c?erano né sigarette accese né i cartelli di divieto imposti dalla legge. I controlli, complessivamente, sono andati bene: i romani sembrano essersi subito adeguati alla nuova direttiva». Anche in molti altri Gruppi, i vigili urbani non hanno elevato multe.
«Ma si trattava del primo giorno – spiega Barba – ed era giusto fare un lavoro di prevenzione». L?identico concetto è stato applicato nel Terzo Municipio (piazza Bologna, Nomentano Italia) e in altri quartieri della città. Il primo giorno col nuovo divieto, a Roma, è andato via così. Come una nuvola di fumo.

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