12 Novembre 2013

Sigarette elettroniche: critiche di Codacons sulla liberalizzazione nei luoghi pubblici

Sigarette elettroniche: critiche di Codacons sulla liberalizzazione nei
luoghi pubblici. Lorenzin: «salute garantita». Industria pronta al
dialogo

Da Sole24ore Sanità

Forti preoccupazioni e critiche da parte del Codacons sull’emendamento di Giancarlo Galan (Pdl) al decreto Istruzione, diventato legge il 7 novembre scorso, che di fatto liberalizza le sigarette elettroniche in tutti i luoghi pubblici cancellando il divieto contenuto nel decreto legge sull’Imu di giugno. “Siamo contrari all’assenza di qualsiasi divieto per le e-cig – afferma il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi – nei luoghi pubblici come bar, autobus e uffici. Da tempo chiediamo una normativa che regolarizzi il settore delle sigarette elettroniche, paragonandole dal punto di vista dei divieti alle normali sigarette. E questo perché mancano al momento certezze scientifiche sugli effetti delle e-cigarette per la salute dei fumatori e per chi respira il ‘fumo’ altrui”.
“Il principio di precauzione vorrebbe che, in questa fase di grande incertezza, la salute dei cittadini sia messa prima di qualsiasi altro interesse. Se quindi è giusto consentire la pubblicità a tali prodotti limitatamente ai negozi specializzati, dall’altro si rende necessario applicare alle sigarette elettroniche gli stessi divieti esistenti per i prodotti da fumo, in attesa di evidenze scientifiche ufficiali”, conclude Rienzi.
L’emendamento Galan. L’emendamento al centro delle polemiche, approvato il 23 ottobre scorso in Commissione Cultura della Camera prevede in particolare che la pubblicità di marchi di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina sia consentita a condizione che riporti, in modo chiaramente visibile la dicitura «presenza di nicotina» e l’avvertimento sul rischio di dipendenza da nicotina.
E’ prevista inoltre l’adozione da parte delle emittenti radiotelevisive pubbliche e private e le agenzie pubblicitarie, insieme ai rappresentanti della produzione, di un codice di autoregolamentazione sulle modalità e sui contenuti dei messaggi pubblicitari relativi alle ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina. Il provvedimento vieta la pubblicità di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina all’interno di programmi rivolti ai minori e nei quindici minuti precedenti e successivi alla trasmissione. Divieto anche per le pubblicità che attribuiscano efficacia o indicazioni terapeutiche che non siano espressamente riconosciute dal Ministero della sanità. Né si possono utilizzare all’interno delle pubblicità minori che usano sigarette elettroniche.
E’ vietata la pubblicità diretta o indiretta delle ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina nei luoghi frequentati prevalentemente dai minori. E la pubblicità radiotelevisiva di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina nella fascia oraria dalle 16 alle 19. È inoltre vietata in qualsiasi forma la pubblicità di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina sulla stampa giornaliera e periodica destinata ai minori o nelle sale cinematografiche in occasione della proiezione di film destinati prevalentemente alla visione dei minori.
Per chi deroga, è prevista una sanzione amministrativa da 5.000 a 25.000 euro. La sanzione è raddoppiata per ogni ulteriore trasgressione.
Getta benzina sul fuoco la ministra della Salute Beatrice Lorenzin: “Il Parlamento è sovrano – ha dichiarato al margine della Giornata nazionale per l ricerca sul cancro dell’AIrc al Quirinale – ma anche con le nuove norme, passate con l’emendamento Galan, sulle sigarette elettroniche non sono stati inficiati quelli che erano gli aspetti legati alla salute pubblica che noi avevano posto”.
E l’industria si dice pronta al dialogo: “Siamo pronti al dialogo col ministero della Salute -afferma Massimiliano Mancini, presidente dell’Associazione nazionale fumo elettronico Anafe-Confindustria – su un codice di autoregolamentazione e certificazione dei prodotti”.
“Le dichiarazioni della ministra Lorenzin – sottolinea Mancini in una nota – confermano come anche il ministero consideri la sigaretta elettronica un prodotto che non possa essere equiparato a un farmaco o alla sigaretta tradizionale, ma che necessiti di una sua specifica regolamentazione. Per questo rivolgiamo un appello al ministro ad aprire un tavolo di consultazione pubblica per studiare in maniera approfondita il settore della sigaretta elettronica”.
Obiettivo finale, rileva, “dovrebbe essere innanzitutto la realizzazione da parte delle principali organizzazioni di rappresentanza degli esercenti di un codice di autoregolamentazione sanzionato da parte del ministero, che spinga a un utilizzo responsabile della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici”. Sul tema, conclude Mancini, “Anafe-Confindustria ha già avviato il confronto con alcune di queste associazioni, i cui risultati punta a presentare al più presto al ministro. Chiediamo inoltre una legislazione quadro che porti a garantire la qualità dei prodotti fabbricati in Italia”.
Favorevole all’utilizzo delle sigarette elettroniche si dice l’oncologo Umberto Veronesi: “Le e-cig non sono un problema. Serve bilanciare qualche rischio con i grandi benefici, perdiamo 30 mila persone l’anno di tumore ai polmoni, sono utili per ridurre i fumatori”, ha detto sottolineando, al contempo, come invece “il problema è la tassazione troppo alta”.
Una bocciatura drastica arriva invece dal farmacologo e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negrì, Silvio Garattini, che giudica quella presa dal Parlamento una “decisione incomprensibile, presa semplicemente sulla base di un emendamento che improvvisamente cambia tutto”. Già il Consiglio superiore di sanità, ricorda, “aveva dato un parere più restrittivo e lo stesso ministro della Salute aveva deciso di proibirne l’utilizzo nei luoghi pubblici. Poi, improvvisamente, c’è un emendamento che autorizza tutto. Il punto – commenta – è che siamo in un Paese in cui non esistono più regole nè consultazioni”.
Critico anche il presidente della Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), Francesco Schittulli, che chiede di “estendere il divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche almeno agli ospedali e a tutte le strutture sanitarie”.

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