11 Novembre 2013

Sigaretta elettronica: perché si potrà

Sigaretta elettronica: perché si potrà

Sull’ uso delle sigarette elettroniche nei luoghi pubblici , con il voto del Parlamento è stata decisa la revoca dello stop , motivando la retromarcia con la “correzione di un eccesso di proibizione”. Con la conversione in legge del decreto Istruzione nei giorni scorsi, il divieto è stato cancellato, con la sola eccezione delle scuole. Sarà di nuovo possibile “svapare”, dopo che lo scorso giugno era stato introdotto lo stop con il decreto Iva-lavoro, come forma di tutela verso la salute dei non consumatori. La decisione, però, continua a dividere l’ opinione pubblica . Non pochi pensavano a una svista, mentre l’ Agenzia nazionale per la prevenzione era rimasta sorpresa. “La ratio del divieto continua a persistere”, ha spiegato il presidente Giacomo Mangiaracina, annunciando come continuerà la mobilitazione contro il provvedimento. mobiliteremo per protestare contro questo provvedimento”. Non senza ricordare come si “obbligerà la gente a respirare nicotina che, anche se è 20 volte inferiore a quella della sigaretta tradizionale, contiene comunque quantità di PM10 e PM2,5”. Il sindaco di Roma Ignazio Marino , invece, ha precisato: “Io non sono favorevole, ma vaporizzare non è come fumare: è come usare l’ aerosol all’ interno del cinema. Non esiste il danno da fumo passivo che invece uccide centinaia di migliaia di persone in Europa ogni anno”, ha spiegato intervistato a Radio 24. SIGARETTA ELETTRONICA: LO STOP AL DIVIETO E LE REAZIONI – Il sindaco di Roma ha aggiunto come nella sigaretta elettronica ci sia “un vaporizzatore di nicotina”, ma come non ci sia la “combustione che aumenta il rischio di cancro”. Per Marino si tratta di una “riduzione del rischio”, anche se ha precisato come continua ad aumentare, invece, il pericolo di contrarre malattie cardiovascolari “perché c’ è la nicotina”. Era stato Giancarlo Galan (Pdl), autore dellemendamento al decreto Istruzione, a spiegare le ragioni della decisione : “L’ emendamento voleva correggere una situazione venutasi a creare con il decreto di luglio che era eccessivamente restrittivo e per esempio proibiva di fatto la pubblicità persino sulle vetrine dei negozi che vendono le sigarette elettroniche. Le norme erano più restrittive di quelle per il tabacco e il testo, che è stato riformulato tre volte, originariamente chiedeva semplicemente l’ equiparazione delle sigarette elettroniche con quelle tradizionali”. “Ho recepito – ha spiegato – l’ appello proveniente da una nuova filiera produttiva, per altro in forte espansione, massacrata da tassazione e da pesanti divieti di utilizzo e pubblicità a causa di un intervento normativo improvviso e forse poco approfondito”. Al contrario, era stato Girolamo Sirchia – ex ministro della Sanità e autore della legge del 2003 sul divieto di fumo nei luoghi pubblici, a protestare: “Prima una tassazione fuori misura e adesso quello che sembra una sorta di compensazione, sembra una gara a chi fa peggio”, aveva spiegato. Contrario anche il Codacons: “Siamo contrari all’ assenza di qualsiasi divieto per le e-cig nei luoghi pubblici come bar, autobus e uffici”, ha affermato Carlo Rienzi. CANCEROGENA O MENO? – Sull’ uso della sigaretta elettronica era intervenuto negli scorsi giorni anche Umberto Veronesi , sottolineando come, a suo dire, la sigaretta elettronica non sia cancerogena : “Il dispositivo senza nicotina non crea danni, per il semplice fatto che non contiene tabacco e non c’ è combustione di carta e tabacco: ovviamente mi riferisco alle sigarette elettroniche che presentano le massime garanzie tecniche, vendute solo in farmacia e con il marchio CE”, aveva spiegato. Ma per Veronesi il punto era un altro: serve per smettere di fumare? Secondo Veronesi servono ancora studi più approfonditi per capire se sia utile o meno. “Credo che, nella lotta contro il fumo, questi dispositivi possano rappresentare un valido aiuto per chi vuole uscire dalla dipendenza”, aveva spiegato. Non senza ricordare come la e-cig non deve essere ritenuta “né una panacea per tutti né un passatempo, ma uno strumento che può essere utile nel processo di disassuefazione dal fumo perché agisce essenzialmente sulla gestualità”. Ovvero, uno degli elementi principali della dipendenza psicologica dal fumo. Ma per Veronesi si tratta soltanto uno “strumento che si deve comunque inserire in un percorso di disassuefazione che coinvolge prima di tutto il paziente con la sua volontà e poi un medico specialista che lo supporti”. Anche le Iene avevano ricordato come la comunità scientifica fosse ancora divisa sui possibili pericolo che derivano dallo “svapare”: “Ci sono due gruppi, nettamente distinti: chi, come Veronesi sostiene che ‘la sigaretta elettronica è assolutamente innocua, soprattutto senza nicotina’ e chi, come il dottor Garattini dell’ Istituto Mario Negri di Milano, dice fermamente no”. Photocredit: Corriere della Sera LE REAZIONI SUI SOCIAL E I NUMERI – Sui social network non pochi manifestano la propria contrarietà per la revoca del divieto: Grazie a @GiancarloGalan ora si possono fumare sigarette elettroniche nei luoghi pubblici. Come se il fumo elettronico desse meno fastidio. – Fra Nato (@fabvix1971) November 10, 2013 un altro buon motivo per emigrare: Sigaretta elettronica stop al divieto nei luoghi pubblici http://t.co/39Oj1JD4os via @repubblicait – Huge! srl (@HugeICT) November 11, 2013 Cancellato l’ inutilizzo della sigaretta elettronica nei locali pubblici. Cose che succedono solo in Italia. – Francesco (@sciascinho) November 11, 2013 sono contrario alle tasse sulla sigarettaelettronica(tranne la ricarica a nicotina),ma sono contrario alla possibilità di fumare in pubblico – Paolo Tardonato (@PaoloTardonato) November 11, 2013 Il governo ha rimosso il divieto di usare la sigaretta elettronica in luoghi pubblici. Addio ristoranti, non mi vedrete per un bel pezzo. – Shooter Hates You (@ShooterHatesYou) November 11, 2013 Un bel grazie in coro per #Galan del pdl per aver tolto il divieto della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, avanti con sto schifo. – Cecilia (@piciolaceci) November 11, 2013 In attese di chiare spiegazioni scientifiche, i numeri del mercato delle sigarette elettroniche non sono certo irrilevanti: i consumatori italiani che hanno scelto il fumo elettronico sono circa 1,5 milioni, per un fatturato di circa 350milioni. L’ imposta sul consumo è pari al 58,5 per cento del prezzo di vendita della sigaretta elettronica, compresi i liquidi e le parti di ricambio, tra batterie e vaporizzatori.

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