30 Ottobre 2006

SICUREZZA ALIMENTARE, TRIBUNALE ORDINA AL MINISTERO DELLA SALUTE DI APRIRE I CASSETTI SEGRETI



Innovativa sentenza del Consiglio di Stato in tema di sicurezza alimentare. La V sezione, Presidente Sergio Santoro, Relatore Gabriele Carlotti, ha infatti accolto un ricorso del Codacons presentato contro il Ministero della Salute e i colossi dell`acqua minerale Ferrarelle Spa e Sanpellegrino Spa, relativo all`azione intrapresa dal Ministero nel giugno del 2003 nei confronti di 86 marche di acque minerali, risultate non in regola agli esami analitici effettuati dall`Istituto superiore di sanità. A seguito della notizia della diffida inoltrata dal dicastero nei confronti di note marche di acqua minerale, i cui prodotti non risultavano conformi alle disposizioni di legge, il Codacons presentò un`istanza di accesso per conoscere i provvedimenti assunti dal ministero e le motivazioni degli stessi. Nello specifico il Codacons chiedeva di conoscere:
a) gli esiti delle analisi chimiche sulle acque minerali eseguite dall` Istituto superiore di sanità;
b) l`indicazione delle A.s.l. e delle A.r. p.a. interessate al procedimento; c) il provvedimento di diffida d) l`elenco nominativo delle marche e delle società diffidate.
Non ottenendo risposta alcuna dal Ministero della salute, l` associazione si rivolse al Tar del Lazio che però rigettò la richiesta, motivando il rifiuto sull`impossibilità, per l`amministrazione intimata, di ostendere alcunché sia in ragione del mancato perfezionamento dell`istruttoria condotta nei confronti delle società proprietarie delle acque minerali sia per la pretesa estraneità del Ministero della salute alle procedure di controllo sulle imprese produttrici, in quanto sottoposte istituzionalmente alla vigilanza delle regioni. Oggi il CdS ha dato torto al Tar, affermando il diritto del Codacons a prendere visione di tutti gli atti che hanno portato il Ministero a diffidare 86 marche di acque minerali. Così motivano i giudici:


“L`erroneità della pronuncia impugnata emerge in maniera palese dal raffronto tra l`oggetto dell`istanza di accesso e la motivazione posta a base della reiezione giurisdizionale. Ed invero, il Codacons non chiese di poter prendere visione dei dati comunicati all` Amministrazione da parte delle imprese produttrici di acque minerali (peraltro non ancora compiutamente raccolti alla data della domanda), piuttosto diresse la sua actio ad exhibendum nei confronti degli atti sottostanti la determinazione ministeriale di diffidare le suddette aziende. […] Orbene, al momento della richiesta avanzata dall`appellante, tali dati … erano sicuramente già nell`effettiva disponibilità del Ministero della salute, fondandosi obiettivamente su di essi la decisione di inoltrare l`atto di diffida summenzionato […] Le precedenti considerazioni privano di giustificazione razionale anche l`altro argomento reiettivo incentrato sulla pretesa estraneità del Ministero resistente rispetto alle procedure di autorizzazione e di controllo sulle imprese produttrici. L`allegata incompetenza addotta dal Dicastero appare in insanabile contraddizione con la circostanza, veramente incontrovertibile, che la domanda di accesso al centro del contendere concerneva atti prodromici ad una diffida disposta dalla medesima amministrazione sanitaria. La fondatezza dell`impugnazione conduce alla riforma della sentenza appellata, con il conseguente obbligo del Ministero della salute di dar corso, nel rispetto delle regole procedimentali in materia di accesso, all`istanza del Codacons, vertente peraltro su informazioni attinenti alla tutela dei superiori interessi della salute e dell`incolumità pubblica“.

Grazie a questa sentenza – afferma Carlo Rienzi, Presidente Codacons – il Ministero della salute dovrà aprire i suoi cassetti segreti e consentire al Codacons di prendere visione degli atti relativi a provvedimenti che hanno a che fare con la salute dei cittadini. Da oggi in poi – conclude Rienzi – in materia di sicurezza alimentare non potranno più esservi segreti, e la nostra associazione potrà meglio vigilare sui prodotti pericolosi e garantire quindi maggiore trasparenza ai cittadini.

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