6 Novembre 2010

Sicurezza a senso unico

Un decreto legge per le misure urgenti e un disegno legislativo per ciò che richiede il coinvolgimento attivo del Parlamento. Entrambe le strade porteranno alla definizione del secondo pacchetto sicurezza del governo Berlusconi, uno dei cinque capisaldi del programma in cinque punti che ieri è stato approvato dal Consiglio dei ministri. In un colpo solo nasce l’ Agenzia per il nucleare, vengono liberalizzati i collegamenti wi-fi, aumentata la stretta sull’ ordine negli stadi, conferiti ulteriori poteri ai sindaci e resa obbligatoria alla nascita la carta d’ identità elettronica con tanto di registrazione delle impronte digitali. Ma non solo. Oltre alle regole per la razionalizzazione della sicurezza pubblica, infatti, nel pacchetto finiscono le inquietudini della maggioranza tipizzate e naturalizzate nelle figure della prostituta di strada e del comunitario dell’ Est europeo. I due, in misura diversa ugualmente pericolosi, avranno da temere nuove sanzioni. La prima, per il mero fatto, si macchierà di un reato punito con l’ arresto fino a quindici giorni. Se perpetuerà il proprio lavoro in luogo pubblico nonostante il divieto del sindaco, riceverà un foglio di via e dovrà lasciare il Paese. Stessa sorte per il cittadino europeo che voglia stabilirsi in Italia ma senza le garanzie di lavoro, reddito e idonea abitazione. In entrambi i casi l’ allontanamento coattivo, come declina il gergo istituzionale, si argomenta con «l’ esigenza di ordine pubblico». L’ ha chiarito bene il ministro Maroni, che ieri ha passato in rassegna il contenuto del provvedimento, coadiuvato dal premier. Nel primo caso, è stato lo stesso Berlusconi a spiegare la strategia normativa: dato che il ddl Carfagna giace in Aula dal 2008 (il Parlamento pare proprio poco propenso ad approvare il reato di prostituzione di questi tempi), ecco che la ragazza che si offre per strada può essere perseguita per disposizione non ordinaria ma per mezzo di decreto governativo da convertire. «Abbiamo deciso di riprendere quella norma, riapprovarla una seconda volta e inserirla in questo nuovo provvedimento», ha esemplificato il presidente del Consiglio, esponendosi all’ insurrezione dell’ opposizione che ha subito citato il caso Ruby e altre dubbie frequentazioni del premier. Anche il Codacons ha parlato di «provvedimento illegale»: «Se il Parlamento, con una apposita legge, vieta la prostituzione in strada – ha notato l’ associazione – allora si può far applicare la misura del foglio di via, ma su tutto il territorio nazionale e non sulla base di una semplice ordinanza di un sindaco». L’ intento discriminatorio pare ancora più evidente nella normativa sulla circolazione dei cittadini di altri Stati membri dell’ Unione. Dopo il battibecco delle ultime settimane tra Commissione europea e governi francese e italiano sulla questione rom, ecco che il ministro Maroni è tornato a rimarcare la linea: lo straniero, di qualsiasi nazionalità, che voglia «risiedere abitualmente oltre 90 giorni» in territorio italiano deve osservare tre requisiti: lavoro, reddito e casa. «Noi introduciamo una sanzione, l’ invito ad allontanarsi, a quanto era già previsto dalla direttiva 38/2004», ha dichiarato il ministro. «Se questo invito non viene rispettato è prevista l’ espulsione per motivi di ordine pubblico» ha aggiunto, assicurando che questa norma sarà inserita nel decreto legislativo, così da avere il tempo per conoscere la risposta della Commissione Ue a cui «abbiamo notificato il ddl in prassi di leale collaborazione». «Al di là delle polemiche», ha precisato poi, «l’ Italia non ha ricevuto nessuna censura» dall’ Ue. Ci sia o meno l’ intenzione di sfidare nuovamente i vertici europei, la polemica è scattata in casa. Per il Pd «con l’ espulsione dei comunitari, l’ Italia va alla deriva e si pone nei fatti al di fuori delle normative europee». «Un piano razzista e inutile», ha denunciato Luigi De Magistris europarlamentare Idv, perché «espelle soggetti deboli come le prostitute ed i migranti. Siamo uno Stato membro dell’ Europa», ha ricordato «tenuto quindi a rispettare gli accordi di Schengen». Oltre ad essere uno Stato di diritto «che dovrebbe declinare la sicurezza rispettando diritti umani».

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