9 Giugno 2004

Sicilia, il «cappotto» non è più di moda

Sicilia, il «cappotto» non è più di moda

La Cdl pigliatutto del 2001 è solo un ricordo

Campagna elettorale tra i banchi del mercato, dove di Europa si parla poco. Forza Italia evita anche di parlare di numeri e preferisce volare basso. Più di mezza giunta regionale, Cuffaro in testa, è in corsa per Strasburgo. E Sergio D`Antoni, abbandonata la Casa berlusconiana, già guarda alla presidenza dell`Ars



PALERMO.
Guseppe «u` panillaro i Baddarò» gli va incontro: «Onorevole, assaggiassi…». Piero Fassino dà un occhiata ai suoi, allunga la mano un po` sorpreso. «Onorevole… panelle sono». Gli spiegano che quelle tavolette giallastre sono un intruglio di acqua e farina di ceci, buone per tutti i palati, a destra e a sinistra. Fassino ringrazia, mentre tutt`intorno è un tripudio di colori rosanero che addobbano a festa il mercato di Ballarò, storico rione della Palermo popolare, dove il cuore, come nel resto della città, batte solo per la squadra di calcio, finalmente in serie A dopo 31 anni d`inferno, e dove la politica si misura col rubinetto a secco e con le case diroccate, retaggio della Seconda guerra mondiale. Quando Fassino passa davanti al banco della frittola e del bollito, Tano u` curtu (il corto) gli fa la sua richiesta: «onorevole… vede, qui ormai c`è poca gente, colpa dell`euro e del sindaco Cammarata (Forza Italia, ndr) che sta facendo costruire un palazzo in mezzo a una strada di accesso al mercato e così qua non ci verrà più nessuno. Faccia qualcosa per noi…». Fassino stringe mani, entra nelle botteghe, mentre qualcuno mormora a voce alta che «tanto Fassino o Berlusconi un cancia nenti, i politici su tutti i stissi». Qualche giorno prima l`idea di girare tra i vicoli dei mercati era venuta anche ad Achille Occhetto, il cui tour alla Vucciria è testimoniato dalle decine di volantini elettorali con il suo volto stampato sparpagliati per terra. Poi è toccato ad Alessandra Mussolini che ha fatto tappa al Borgo Vecchio e dove il popolo delle bancarelle ha notato più le sue forme che la sua sostanza politica. «Strasburgo? Non so neanche dov`è ¡sbotta Carmelo, 32 anni, che di mestiere fa il picciotto di un fornaio ¡ L`unica cosa che ci interessa è il lavoro, il signor Berlusconi parla parla ma qui siamo tutti disoccupati».


Dov`è l`Europa?


In Sicilia di Europa Fassino, Occhetto e Mussolini, e prima di loro Berlusconi, Fini, Follini, Bobo Craxi non hanno proferito parola, se non di maniera. Il leit motiv? «Sicilia ponte tra Europa e mediterraneo», slogan che accomuna Cdl e Ulivo. Nei cinema, nei teatri, negli alberghi poi s`è parlato di tutto, tranne che di parlamento europeo. Sono pochi i siciliani che hanno capito quali sono le differenze tra la politica europea del centrodestra e quella del centrosinistra, tra un candidato dell`Udc e uno della Margherita. Pochi sanno che nella scheda elettorale si ritroveranno 22 liste, pensionati e Codacons compresi. Qualche dubbio ha tentato di toglierlo Rifondazione comunista: pochi manifesti in giro e comizi in molte piazze di piccoli comuni come ai vecchi tempi, con le parole d`ordine «no alla guerra, diritto al lavoro e lotta a ogni forma di criminalità mafiosa». Il resto sta in due mesi di chiacchiere e insulti, inaugurati da Berlusconi, il primo (non c`era dubbio) ad aprire il valzer pre-elettorale, tra 10 mila azzurri stretti come le sardine in un padiglione della Fiera, dove il Cavaliere, vedendo sventolare appena una decina di bandiere tricolori, ha capito che forse qualcosa è cambiato, che forse parlare di un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro in Sicilia è stato più che un errore un`offesa. Meglio, dunque, togliere i manifesti con le promesse (non) mantenute messi in bella vista e tormento per gli automobilisti.

Che il 61 seggi a zero inflitto dalla Cdl all`Ulivo alle politiche del 2001 sia ormai storia, lo sa bene anche Gianfranco Miccichè, coordinatore di Fi nell`isola, che da qualche settimana preferisce giocare di rimessa. L`ordine di scuderia, lanciato ai suoi dal vice ministro all`Economia, è chiaro: volare basso, parlare poco di numeri e se lo si deve fare non andare oltre il 26-27%, risultato rimediato alle passate europee.


Largo ai gregari



Non è un caso che proprio Miccichè, e con lui anche il deus ex machina di Fi Marcello Dell`Utri, ha dovuto fare marcia indietro, ritirando la propria candidatura, per fare posto ai gregari o perché, dicono a sinistra, perdere con i big in lista sarebbe troppo per il Cavaliere. Il cavallo su cui scommette Fi, con tutti i dirigenti siciliani in prima fila (escluso il tiepido Dell`Utri tutto concentrato sulla requisitoria del pm Antonio Ingroia, l`accusa al processo per mafia in corso a Palermo), è Ciccio Musotto che aveva osato sfidare Micciché candidandosi al comune di Palermo in contrapposizione al fedelissimo del vice ministro Diego Cammarata, e poi rientrato nei ranghi giusto in tempo per ricandidarsi alle scorse provinciali. Alla presentazione di Musotto c`erano tutti gli azzurri, baci e abbracci a perdere, persino con Cammarata, lo stesso con cui Musotto sta conducendo una «guerra» a colpi di ricorsi al Tar e al Cga per la gestione dell`Ato idrico, un affare di potere e di soldi.


Caccia ai voti centristi


Musotto è guardato a vista da Giuseppe Castiglione, vice presidente dell`Assemblea regionale siciliana e assessore all`Agricoltura (lo stesso su cui ha basato le sue «fortune» politiche Totò Cuffaro), che controlla buona parte dei voti di Forza Italia nella Sicilia orientale, soprattutto nella provincia di Catania, dove tenta di raccogliere consensi anche tra chi è pronto a voltare le spalle all`Udc per saltare sul carro del padrone di Arcore piuttosto che ripiegare sulla Margherita. Castiglione è uno dei cinque componenti della giunta regionale che guarda a Strasburgo per uscire dall`impasse politica in cui è caduto il governo di centrodestra. A guidare lo stuolo degli assessori-candidati è Totò Cuffaro in persona che, dopo aver assicurato che non si sarebbe presentato, ha «ceduto» alle lusinghe del partito, spiegando (Berlusconi docet) di voler portare solo il suo contributo, dato che in caso di elezione rimarrà al proprio posto di presidente della Regione. Parole che non convincono il centrosinistra, secondo cui la sua candidatura sarebbe funzionale a ottenere l`immunità parlamentare che gli garantirebbe lo scranno di Strasburgo, facendogli dormire sonni tranquilli rispetto all`esito delle indagini della Procura di Palermo che lo ha accusato di concorso in associazione mafiosa nell`ambito dell`inchiesta sulle Talpe nella Dda, che ha portato in carcere il deputato regionale (ora sospeso) dell`Udc Antonio Borzacchelli e l`ex assessore comunale Domenico Miceli (Udc). «E` la prima volta ¡dice Giusto Catania, segretario regionale del Prc, che con i Verdi ha chiesto le dimissioni di Cuffaro ¡ che un presidente della Regione si candida alle europee, e con lui più della metà della sua giunta».


Il dopo Cuffaro



In corsa per un posto a Strasburgo ci sono anche l`assessore all`Industria Marina Noè (Udc), l`assessore ai Beni culturali Fabio Granata (An), l`assessore al Lavoro Raffaele Stancanelli (An) e l`assessore alla Cooperazione Michele Cimino (Fi). Una situazione che, secondo l`Ulivo, è preludio allo scioglimento anticipato dell`Ars e a nuove elezioni, probabilmente il prossimo novembre. Tanto che le manovre, proprio nell`Ulivo, sono già partite: del resto lo stesso Cuffaro ha definito il voto un banco di prova per il suo governo. La prima mossa l`ha fatta Sergio D`Antoni, transitato nell`Ulivo dopo un periodo di militanza nella Cdl. Dietro D`Antoni c`è l`intera Cisl siciliana che muove migliaia di voti, soprattutto verso Luigi Cocilovo, delfino dell`ex leader sindacale. Lo sa bene Cuffaro che non a caso ha stoppato il ddl di riforma della formazione professionale, in mano alla Cisl, e a un passo dall`arrivare in aula, un bacino di almeno 50 mila voti. L`Ulivo pensa a un post-Cuffaro, con D`Antoni candidato alla Regione e Leoluca Orlando al comune di Palermo. Molto, però, dipenderà da Enzo Bianco, l`artefice del passaggio di Ferdinando Latteri, rettore dell`Università di Catania, da Forza Italia alla Margherita.

I pronostici indicano proprio in Latteri e Cocilovo i candidati dell`Ulivo che saranno eletti nel collegio nel caso in cui scatteranno due seggi alla lista Uniti nell`Ulivo. Un posto più sotto i diessini Bruno Marziano e Claudio Fava, che devono fare i conti con lo strappo consumato all`interno del partito dopo il no alla candidatura di Vladimiro Crisafulli, vice presidente dell`Ars e Ds di ferro nella provincia di Enna. Il diktat dei dirigenti della Quercia non è piaciuto ai fedelissimi di Crisafulli, alcuni dei quali sono in campagna elettorale per Latteri e Cocilovo. Voti che verranno meno soprattutto a Fava, «nemico» di Crisafulli, e in una posizione di debolezza rispetto a Marziano, sostenuto dalla quasi totalità dei dirigenti della Quercia e da un pezzo della Cgil, dove ha militato in passato.


I comuni


Grande attenzione è rivolta al voto che uscirà fuori dalle urne per il rinnovo di 34 amministrazioni locali, comprese Caltanissetta e Siracusa. A Caltanissetta l`Ulivo e il Prc sostengono l`uscente Salvatore Messana, mentre la Cdl ricandida l`ex sindaco Giuseppe Mancuso. A Siracusa per il centrodestra è in corsa l`uscente Titta Bufardeci, l`Ulivo invece è spaccato: Prc, Verdi e Ds appoggiano il deputato regionale dei Ds Roberto De Benedictis, mentre la Margherita insieme alla Democrazia Cristiana e ad alcuni movimenti locali sosterrà Nello Lentini. E poi ci sono i soliti casi anomali: a Sant`Agata Militello (Catania), comune con più di 10 mila abitanti, una delle liste civiche è sostenuta dai dirigenti locali di Fi e Ds, mentre a Cinisi (Palermo) Prc e Verdi hanno deciso di appoggiare Felicia Vitale, moglie di Giuseppe Impastato, in contrapposizione al candidato dell`Ulivo Nicola Cucinella, ex componente della giunta Dc quando Peppino Impastato, leader di Dp, fu ucciso dai sicari di don Tano Badalamenti.


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