21 Febbraio 2019

Siamo la capitale dell’ elettrosmog

Mary Tagliazucchi «La Capitale è considerata la più grande discarica elettromagnetica d’ Europa, detenendo il triste primato del più elevato numero di antenne di telefonia mobile: oltre 5 mila stazioni radio base, distribuite in maniera disomogenea e selvaggia nei territori dei 15 Municipi. E con l’ avvento delle nuove tecnologie di comunicazione (5G) sono in arrivo in tutta la città centinaia di nuovi impianti». Non lascia spazio a dubbi il post messo in evidenza da Giuseppe Teodoro, presidente del coordinamento «Comitati romani contro l’ elettrosmo g» pubblicato sul sito www.noelettrosmogroma.org. E anche se il più delle volte l’ argomento è menzionato «sottotraccia» il coordinamento cittadino «Roma contro l’ Elettrosmo g» ha innescato una maggiore consapevolezza civica e con essa la nascita di nuovi comitati contro l’ elettrosmo g. Ma nonostante le denunce dei residenti il fenomeno resta silente. Eppure dal 14 maggio del 2015, un regolamento c’ è. In quella «storica» data infatti, l’ assemblea aveva approvato il Regolamento che disciplina la localizzazione degli impianti di telefonia mobile a Roma (delibera 26/2015).In quell’ occasione vote) a favore l’ intero gruppo del M5S compresa l’ allora consigliera Virginia Raggi. «Dall’ insediamento ad oggi sono trascorsi anni e nessuna attività di attuazione del Regolamento è stata intrapresa. Roma è ostaggio di migliaia di “protuberanze elettromagnetiche” collocate senza controllo in ogni angolo del territorio – prosegue il presidente – Ma c’ è di più. La sindaca Raggi ha di recente sottoscritto con Fastweb un protocollo per introdurre nella Capitale la tecnologia 5G che per essere operativa necessita di micro antenne in quantità smisurata». Una situazione paradossale se si pensa che ancora non sono state regolamentate le antenne già esistenti sul territorio capitolino. Le zone più colpite dal fenomeno «Antenna sel vaggia» sono quelle più popolose come Monte Mario, via Tuscolana e viale Marconi dove c’ è la presenza di macroantenne decisamente più invasive. «Con una mappatura seria si potrebbero delocalizzare gli impianti in aree meno pericolose per la salute dei cittadini ponendo fine a conflitti e proteste. Come si pue) pretendere di g estire in maniera virtuosa gli innumerevoli impianti che a breve pioveranno sulle nostre teste?» Urge una mappatura dettagliata che ancora non c’ è. La motivazione pare sia per la difficoltà di reperire i dati. Nel corso degli anni la stima delle antenne presenti nella Capita le sembra corrispondere dalle tremila alle quattromila antenne. Un quadro troppo «fumoso» tant’ è che il numero reale dato dalle segnalazioni dei cittadini sembra si attesti più sulle 5 mila stazioni radio base. Solo 4 Municipi (VIII,XII e XVI) su 19 hanno attivato un canale d’ informazione ufficiale per segnalare l’ avvenuto deposito di progetti su nuove installazioni di antenne di telefonia mobile nel proprio territorio. «Nonostante ci sia la delibera e nella stessa sia stato inserito il catasto degli impianti nessuno ha controllato. Ma il punto di partenza per sapere il dato reale del numero di antenne g ià esistenti è proprio quello. A breve sare) convocato da Daniele Diaco, presidente della IV commissione Ambiente, chissà magari qualcosa si muove» conclude Giuseppe Teodoro. Preoccupato per la situazione anche Carlo Rienzi, presidente del Codacons: «E gravissimo che non ci sia un reale controllo sulla nascita e il numero delle antenne, senza una procedura e una differenziazione delle varie zone della città, molte delle quali subiscono già un sovraffollamento di impianti. Presenteremo una diffida al Comune se non si provvederà a realizzare una mappatura seria nell’ interesse della salute dei cittadini». Direzione Generale.

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