7 Gennaio 2012

Siamo diventati più poveri Ma non è colpa della moneta unica

Siamo diventati più poveri Ma non è colpa della moneta unica

LE GRAVI difficoltà economiche dell’ Italia e dell’ Europa ci stanno colpendo duramente proprio in concomitanza del 10° anniversario dell’ introduzione dell’ euro. Il tono pacato con cui si discutono i provvedimenti del governo Monti mostra la diffusa consapevolezza dei pesanti sacrifici che si devono affrontare ma non attenua, anzi rafforza, le polemiche attorno agli errori e alle occasioni mancate nel passato. Non è un caso che riemergano i dubbi sulla funzione dell’ euro che fino dai suoi primi passi fu motivo di ansia per molti consumatori e operatori economici. I dati sono sotto gli occhi di tutti: il confronto tra i prezzi in lire del 2002 e quelli in euro di oggi dimostra che le famiglie sono più povere di 10 anni fa. LE CONCLUSIONI più ricorrenti che capita di leggere sono due. È colpa dell’ euro se siamo più poveri; lo dimostrano i dati diffusi da Codacons secondo cui il potere di acquisto delle famiglie italiane si è ridotto del 29,7%; lo dimostra quanto accadde per i prodotti alimentari dove secondo Eurispes, tra il 2002 e 2003, i prezzi aumentarono del 29%. È tutta colpa dell’ euro se le nostre aziende hanno perduto competitività: a differenza di quanto ha fatto la Banca centrale europea di Duisemberg e Trichet, noi con la nostra lira avremmo potuto adottare una politica monetaria meno rigida così che, svalutando la lira, si sarebbe dato più forza alle nostre attività manifatturiere. Come sempre accade i dati quantitativi possono essere utilizzati per giungere a conclusioni non sempre corrette. Così, ci si deve convincere che la competitività delle imprese non può essere affidata a politiche monetarie che avrebbero effetti negativi in altri settori; nel mondo globalizzato la competitività può essere solo assicurata da ricerca e innovazione non meno che da un alleggerimento fiscale. D’ altro canto una moneta stabile e forte, come è stato l’ euro finora, è una garanzia di breve e lungo periodo sia in Europa che nei confronti degli operatori internazionali. Vi è chi pensa che le attività di speculazione volte a indebolire la moneta europea siano segnale di insofferenza verso il ruolo conquistato in questo decennio. ANCHE sui prezzi ci sarebbe molto da dire, mi limiterò a ripetere che l’ esordio dell’ euro esigeva un’ attenzione fortissima e una stretta collaborazione tra governo nazionale ed enti locali; si doveva controllare e sanzionare chi introduceva artificiosi arrotondamenti e consistenti rialzi. Tutti ricordiamo bene la rapida e sostanziale eliminazione dei centesimi o gli aumenti non giustificati, attuati non solo da privati come la giocata minima del lotto, che nei fatti tendevano a far identificare un euro con mille lire! Cerchiamo di ricordare che le principali cause del progressivo impoverimento delle famiglie italiane non si può attribuire all’ euro ma alla inefficienza e al costo delle macchine burocratiche, alla necessità di far fronte a un debito pubblico smisurato. L’ introduzione di una unica moneta non è un fatto negativo anzi ha sempre portato dei vantaggi; quando nel IX secolo Carlo Magno introdusse la lira nel Sacro Romano Impero, l’ economia del tempo, per quanto primitiva, beneficiò di una semplificazione e intensificazione degli scambi. Il denaro carolingio entrò in crisi quando venne meno l’ autorità centrale che governava le zecche. Oggi le difficoltà dell’ euro fanno pensare alle vicende della nostra Colonna dell’ Abbondanza in piazza della Repubblica: c’ è un serio problema di manutenzione. IN EUROPA la manutenzione dell’ euro si traduce in problema di governo delle politiche monetarie e finanziarie; esse devono mostrare minori incertezze e maggiore collegialità, devono rinunciare alle visioni egoistiche dei singoli stati. Mettere in crisi l’ euro sarebbe come dar ragione alle molteplici manovre speculative che lo attaccano, tornare alla vecchia circolazione monetaria sarebbe per noi un danno economico e politico incommensurabile, forse insopportabile. Dobbiamo condividere le affermazioni dei principali capi di Stato europei, anzitutto il nostro Giorgio Napolitano che hanno ribadito la irrinunciabilità dell’ euro riaffermando la volontà degli stati europei di difenderlo. * Ordinario di Storia Economica, Dipartimento di Scienze Economiche Università di Firenze.

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