24 Febbraio 2005

Siae a rischio sopravvivenza. Tra denunce e commissariamenti

Siae a rischio sopravvivenza. Tra denunce e commissariamenti

SIAE, la società italiana che da 120 anni tutela gli autori, è a rischio sopravvivenza. Tra indagini della magistratura, sospetti di illegalità diffusa, denunciata dai suoi stessi associati, «puzza» di privatizzazione e passaggi di commissariamento, la Siae sta attraversando il momento peggiore della sua storia. E l?ente stesso rischia di morire. Ente pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero dei Benu culturali, è l?organizzazione che per legge tutela i diritti delle opere di oltre 60 mila associati perché venga corrisposto all?autore e all`editore un adeguato compenso. Solo per il diritto d?autore il bilancio della Siae è superiore a 500 milioni di euro l?anno (ma il Codacons parla di perdite annue di 900 mila euro), cifra a cui si aggiungono le quote spettanti alla società derivanti dai mandati di riscossione per conto del Ministero dell?Economia e degli enti previdenziali. Franco Migliacci, autore di «Volare» e di qualche migliaio di altre canzoni che hanno dominato i juke-box della nostra vita, divenne presidente alla fine dell?era triennale del commissario Mauro Masi e lo è stato fino allo scorso dicembre, quando una sentenza del Consiglio di Stato lo dichiarò decaduto insieme ad altri consiglieri. Ma la decapitazione del CdA non è l?unica cosa che sta facendo traballare la Siae. Ci sono infatti i numerosi esposti presentati da Associazioni degli Autori, le tante interrogazioni parlamentari presentate, ancora senza risposta, e le denunce delle associazioni dei Consumatori. In sostanza, dopo tre anni di commissariamento, in due anni di autonomia gestionale vengono denunciate decine di violazione di legge da parte del CdA a cominciare dai compensi esorbitanti assegnati dai consiglieri a se stessi (200 mila euro al presidente, 70 ai consiglieri). L?ultima mazzata qualche giorno fa: l`Autorità vigilante, ha intimato alla Siae di riesaminare tutta una serie di delibere che lo stesso Cda, dopo averle adottate, non ha potuto che riconoscere come illegittime.

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