24 Dicembre 2017

Che sia un Natale “sanante”

di PIETRO DE LUCA Ilascritto don Marco Pozza, cappellano del carcere Due Palazzi di Padova: “Quando la mia nonna era bambina viveva “con Dio”, tutto si faceva nel nome di lui. La mamma, figlia della nonna, imparò presto a vivere “contro Dio”: abitò l’ epoca della rivoluzione, dell’ immaginazione al potere. Venni al mondo che già si avvertivano i primi segni dell’ evolu zione in corso: non più “con Dio”, nemmeno “contro Dio”. Vivere “sen za Dio” era il nuovo annuncio”. Sarebbe interessante conoscere un po’ da vicino a che punto sia arrivato questo annuncio, che strada ha fatto, con chi e con che cosa si è incontrato, quante persone ha reclutato, quali difficoltà o facilità ha affrontato e a che livello di benessere abbia condotto i suoi simpatizzanti o credenti che siano. E tutto questo per una semplice curiosità, appena una domanda: questo giorno, che usa chiamarsi Natale, è il Natale di chi? Probabilmente anche questo del 2017 èun Natale in cerca di definizione o, meglio detto, di identità. Del resto, di anno in anno, sempre così è avvenuto. Qualche volta si è tentato di farlo passare, forse un po’ ironicamente, come Natale “di un mondo nuovo”, salutato con l’ auspicio che di lì a poco sarebbe comunque dovuto nascere. Poi “di una umanità nuova”, anche questa da inventare di sana pianta, poiché quella che insieme all’ anno solare volgeva al declino, aveva lasciato troppi segni di delusione insieme a ferite profonde inflitte con guerre, violenze e morti in esagerate sequenze e crudeli recrudescenze. Ci sono state ricorrenze di Natale insidiate da un consumismo che – allora – sembrava avanzare anno dopo anno con sfacciata improntitudine: partì con un panettone pro capite e non più da condividere, per poi lanciarsi nella gara a perdifiato peril regalo più costoso: se non era un diamante non era regalo. E doveva essere regalo e giammai dono, perché ilregalo fa legami, mentre il dono produce solo incresciosa gratitudine. Meglio lasciar correre. Poi venne la gelata economica e le tasche rimasero vuote. Fu predicata l’ austerità come terapia salutare, quasi una disintossicazione per l’ eccesso degli anni trascorsi. Austerità che non fu né sufficiente a sanare, né credibile a medicare una ferita, dal nome povertà, che la nostra Italia ha ripreso a conoscere e i nostri paesi meridionali, soprattutto, a ritrovarsela in casa propria. E’ realmente difficile trovare un vestito adatto ad ogni Natale: appena trascorso, in qualunque modo lo avevamo prima definito o ce lo eravamo augurato, ci è passato accanto, ma non attraverso, nel senso che poco o punto lo abbiamo preso sul serio. Verrebbe voglia, nell’ attesa che il Natale possa essere restituito a Colui che è nato, il Figlio di Dio, augurare almeno che quello d’ oggi, sia per tutti un Natale “sanante”. E c’ è un pensiero che sopra tutti ce lo fa disegnare così. E’ quello uscito dalla bocca di un’ anziana contadina, raccolto al mercato qualche giorno addietro. Ila detto così, con molta tristezza, ma anche con coraggiosa autocritica: “Non c’ è povertà senza difetti”. Non sappiamo se qualche giorno prima o appena dopo, sul nostro giornale si poteva leggere una pagina che le dava ragione. Nella parte alta si leggeva: “Ci siamo giocati 2,6 miliardi”. Il soggetto è noi calabresi. Il gioco è l’ azzardo. L’ anno, il 2016. I dati li ha forniti il Monopolio. Sono migliaia gli euro calcolati per ogni famiglia. Qualcuno ha detto che il gioco d’ azzardo è la tassa sui cretini. Lo si è ripetuto anche per il fumo. Non è sui cretini, è sui disperati che stanno male e al malessere reagiscono nel modo peggiore, cioè ammalandosi. Dov’ è la malattia e dove appaiono i sintomi è il caso di intervenire al più presto. Soprattutto chi sa che si tratta di una malattia e non di un gioco, è doveroso che si faccia parte diligente per avvertire la popolazione. L’ altra notizia proviene dal Codacons: gettiamo via 500 milioni di cibo l’ anno. Lo facciamo noi calabresi, i pronipoti di quelli che affermavano che “neanche gli animali devono mettere bocca laddove la mettono gli umani”. Se le cose andassero bene, non avremmo bisogno di speranza. Ecco: la speranza nasce dalla preoccupazione. E questo è il momento di aiutare la speranza a nascere e crescere. Il Natale viene con questo dono e questo compito per tutti. Viene anche in un mondo (solo apparentemente) senza Dio. Basta togliere le parentesi.

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