«Si tornerà a bordo della Concordia»
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fonte:
- La Nazione
Cristina Rufini GROSSETO MENO pathos nell’ udienza di ieri al processo Concordia. Non poteva essere altrimenti, dopo il vibrante scontro di lunedì tra i due capitani Francesco Schettino e Gregorio De Falco. Non per questo quanto accaduto al teatro Moderno di Grosseto vestito da aula giudiziaria è stato meno importante per la ricostruzione di quella sciagurata notte del 13 gennaio. A cominciare dalla conferma che si tornerà a bordo della Concordia. Forse tra gennaio e febbraio, condizioni meteo permettendo. Concesso il supplemento di perizia chiesto da Codacons e difesa. Limitatamente, però, all’ esame sul diesel generatore di emergenza, per capire perché non ha funzionato e quali sono state le conseguenze. Accordato anche l’ accesso alla plancia per verificare le apparecchiature elettroniche e, infine, la perlustrazione fino al ponte 7 (oltre non si può) se ci siano ascensori al piano e se le porte risultino aperte. Un altro passaggio significativo è stata la deposizione di Martino Pellegrini, safety-officer sulla Concordia. Colui che dopo le 3 della mattina, dalla banchina del porto del Giglio, è tornato a bordo della nave. «Eravamo al Giglio, verso le 3, quando Schettino mi passò il telefono ? ha raccontato ieri ? ?Parlaci te’, mi disse. Dall’ altra parte (al telefono Paolo Mattesi di Costa , Ndr ) chiedevano da terra chi fosse disponibile a risalire sulla nave. Alla fine ci tornai io». Risalendo la biscaggina sul lato emerso. Al buio. Schettino, prima a De Falco la notte del naufragio, poi lunedì in aula ha detto che non era possibile risalire a bordo. Per lui, forse. Emozionante il racconto della capoinfermiera Raluka Soare: «Ho visto la nave che ci veniva addosso. Ho avuto paura di morire». Si torna in aula lunedì e martedì prossimi. Con un altro pezzo da novanta: il primo ufficiale Ciro Ambrosio, che era al comando della nave fino a pochi minuti prima della collisione. Curiosa costante delle udienze, l’ avvocato del Wwf Franco Zuccaro, che con pazienza e costanza mira a quantificare il materiale inquinante. «C’ erano 200 batterie di emergenza che contenevano piombo ? spiega ? e i liquami stoccati nei doppi fondi del ponte C. Inutile nascondersi: l’ ambiente è la 33esima vittima».
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