3 Dicembre 2021

SI SCANZI, CHE MI VACCINO IO!

Sembra passata un’era geologica ma c’è stato un tempo, in Italia, in cui si facevano carte false per riuscire a vaccinarsi, magari scavalcando la fila per accaparrarsi la dose prima degli altri. Quello che ha fatto il giornalista del Fatto, Andrea Scanzi, lo scorso marzo, facendosi inserire nelle liste di riserva della Asl, erroneamente considerato dal suo medico di base come «caregiver» degli anziani genitori.
Una vicenda che sollevò diverse polemiche portando la Procura di Arezzo ad aprire una indagine sul caso. Il sostituto procuratore ha poi chiesto l’archiviazione, pur riconoscendo che Scanzi non aveva diritto ad essere vaccinato.
Il Codacons però si è opposto, e proprio oggi si terrà l’udienza davanti al gup di Arezzo per decidere se il procedimento finirà o andrà avanti. Dalle informative dei carabinieri di Arezzo, intanto, si apprendono dettagli ulteriori. Scanzi in un verbale reso come persona informata sui fatti, racconta di aver chiesto al suo medico curante Roberto Romizi di potersi vaccinare, rappresentandogli «il fatto che viaggiando molto e frequentando luoghi affollati».
Il medico, a quel punto, lo mette in contatto con Evaristo Giglio, direttore di zona distretto Usl Arezzo, che Scanzi chiama subito e che si dimostra disponibile. Mentre Romizi si autoconvince che Scanzi sia un caregiver per i genitori, sarà poi Giglio, scrivono i carabinieri, a decidere che può essere vaccinato anche se «non aveva titolo per potervi partecipare».
Un comportamento di favore verso il giornalista, che però non costituisce reato. I due medici, Giglio e Romizi, si scambiano messaggi tra loro, anche questi agli atti dell’inchiesta. «Ci siamo messi in un bel guaio». «Magari vediamoci di persona stamani o domattina», è uno dei passaggi dello scambio di messaggi whatsapp tra i due, molto preoccupati dalla curiosità di Non è l’Arena.
«Una troupe è venuta in ambulatorio per intervistarmi, ma non c’ero… una giornalista mi sta cercando telefonicamente». «Non rispondere se vuoi un consiglio, sono venuti anche da me». I due si scambiano dritte per sfuggire alle telecamere. «Ora sono sotto casa mia… avendolo previsto non mi sono fatto beccare.
Ma sono ancora qui che aspettano», si lamenta Romizi. «Tieni duro… sti pezzenti», risponde Giglio. Il 7 aprile, infine, il medico di base di Scanzi scrive ancora a Giglio. «Oggi sono tornati a cercarmi in ambulatorio, li ho evitati per un pelo». Il 19 aprile invia a Giglio un link in cui veniva data notizia del malore di Giletti in diretta. Commento perfido: «Dio c’è… ma poco».

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