8 Giugno 2010

Si è risolta in pochi minuti, dopo un paio d’ ore di camera di consiglio, l’ udienza preliminare per il crollo del Convitto, dove morirono tre ragazzi

Si è risolta in pochi minuti, dopo un paio d’ ore di camera di consiglio, l’ udienza preliminare per il crollo del Convitto, dove morirono tre ragazzi. Il Gup ha rinviato al 19 luglio, alle 9, l’ udienza sul primo filone della maxi inchiesta sul terremoto giunto a definizione. Imputati, per omicidio colposo, disastro e lesioni colpose, il preside Livio Bearzi e il dirigente provinciale Vincenzo Mazzotta. L’ aggiornamento si è reso necessario per dare luogo alla richiesta di un legale di una delle tre vittime, che ha presentato la citazione in giudizio per il ministero dell’ Istruzione, il Convitto nazionale e la Provincia dell’ Aquila, proprietaria dell’ immobile, per l’ assunzione di responsabilità in sede civile. La prima udienza si era svolta il 17 per essere rinviata a ieri per vizi di forma nella notifica di alcuni atti. Nel corso dell’ udienza preliminare, il Gup ha accolto cinque costituzioni di parte civile: la famiglia di Luigi Cellini, uno dei tre giovani morti, Cittadinanzattiva, Codacons, e due feriti. Non si sono costituite parte civile le famiglie degli altri due minorenni, entrambi della Repubblica Ceca, morti nel crollo dell’ edificio. I familiari, quindi, hanno rinunciato al risarcimento danni. Per Cellini, il quindicenne di Trasacco che sognava di fare il cuoco, l’ avvocato Antonio Milo del Foro di Avezzano ha quantificato in 2 milioni di euro il danno. Per Mirko Colangelo, rimasto ferito nel crollo dell’ edificio, assistito dall’ avvocato Roberto Verdecchia, sempre del Foro di Avezzano, sono stati richiesti 350 mila euro. Infine, per Luigi Cardarelli, altro studente rimasto ferito, l’ avvocato Domenico Eligi ha richiesto un risarcimento di 140 mila euro. Sempre nel corso dell’ udienza, il pm Fabio Picuti ha chiesto e ottenuto la correzione sul capo di imputazione per Vincenzo Mazzotta nel punto in cui la Procura aveva inizialmente individuato nella Provincia l’ Ente proprietario dello stabile. Nella riformulazione dell’ accusa, la Provincia viene identificata quale Ente «tenuto alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’ immobile in questione». Sull’ udienza pesa l’ istanza di rimessione del processo ad altro giudice con il trasferimento al tribunale di Campobasso perché all’ Aquila non ci sarebbero le condizioni di serenità per lo svolgimento del procedimento: la richiesta indirizzata alla Corte di Cassazione è stata presentata al Gup da uno dei due indagati, il rettore del Convitto, Livio Bearzi, che l’ ha motivata collegandola ad alcune dichiarazioni del procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini. Su questo aspetto, l’ avvocato Milo ha criticato la scelta da parte del legale di Bearzi di inoltrare l’ istanza di rimessione in Cassazione per spostare altrove il procedimento per "legittimo sospetto". «E’ una istanza infondata – ha affermato -, priva di peso giuridico e sono convinto che i magistrati di corte di Cassazione la respingeranno». «Qualora, visto che tutto è possibile, così non fosse – ha aggiunto -, non fa nulla nel senso che a noi interessa solo che sia accertata la verità in modo imparziale. Ritengo, comunque, che si siano utilizzate argomentazioni fuori luogo per chiedere lo spostamento del procedimento in un altro tribunale». «Non mi aspetto che ci siano responsabili per forza – ha detto Lucia Catarinacci, madre di Luigi Cellini -, solamente la verità, la verità di quello che è successo quella notte, la verità sulla morte di mio figlio». Per l’ avvocato Antonio Mazzotta, legale di Vincenzo Mazzotta, «la Provincia non era l’ Ente proprietario dell’ immobile e naturalmente da questo discende una serie di considerazioni perché altro è essere proprietario di un immobile che ha subito la sorte che conosciamo e altro è essere semplice Ente tenuto, in base alla convenzione, agli oneri della manutenzione ordinaria e straordinaria». RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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