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18 Aprile 2019

Si rischia una stangata da 382 euro a persona

per i commercianti un incremento delle tasse avrebbe effetti negativi anche sull’ occupazione
roma Potrebbe andare peggio che nel 2013. Non solo contrazione dei consumi, ma anche dei redditi, e dell’ occupazione. Se scatteranno le clausole di salvaguardia, e aumenteranno le aliquote Iva, le conseguenze potrebbero essere di un ulteriore ripiegamento dell’ intero sistema, spiega il responsabile del Centro Studi di Confcommercio Mariano Bella: « Gli ultimi due aumenti Iva sono stati nel 2011 e nel 2013, e quei tre anni sono stati tra i peggiori della nostra storia economica in termini di consumi. Ma nella situazione attuale di domanda debole i produttori potrebbero decidere di evitare una traslazione completa sui prezzi, e in quel caso l’ imposta graverà in parte anche sui redditi dei produttori, diventando ancora più nociva per l’ economia perché avrà un impatto su tutta la filiera produttiva, dall’ agricoltura all’ industria». Potrebbe anche risentirne l’ occupazione: riducendosi il margine di guadagno, le imprese potrebbero decidere di produrre un po’ meno, e quindi di utilizzare meno lavoratori, a fronte anche di una domanda che comunque sarà in calo. L’ Istat ha stimato una contrazione dei consumi nell’ ordine dello 0,2% annuo, ma a molti è sembrata un’ ipotesi ottimistica: Confcommercio ritiene che si arriverà allo 0,7- 0,8%, calcolando 382 euro di maggiori tasse a testa e 889 euro in più a famiglia. Confesercenti parla di una perdita di consumi nell’ ordine dei dieci miliardi nel giro di due anni, le associazioni dei consumatori si spingono anche oltre, a cominciare dal Codacons che stima in 1.200 euro annui la stangata per ogni famiglia, a parità di consumi. A pagare saranno soprattutto le persone in difficoltà economica, a meno che non si attuino misure di salvaguardia sociale ( vedi l’ articolo qui sopra). La Cgia di Mestre ricorda ad esempio che l’ operazione si tradurrà in una partita di giro tutta a svantaggio dei più poveri, che rientrando nella no tax aerea non beneficeranno di alcuna riduzione dell’ Irpef, ma saranno costretti a farsi carico dell’ aumento dei prezzi che grava in buona parte sui beni di largo consumo. L’ aumento dell’ aliquota Iva dal 10 al 13% interessa carni, pesce, energia elettrica per uso domestico, gas metano per uso domestico, quello dal 22 al 25,2% abbigliamento, calzature, detersivi, elettrodomestici. Le conseguenze si potrebbero tradurre in un ulteriore calo del prodotto interno lordo, concorda Confesercenti: « È dal 2010 che ci portiamo dietro queste clausole di salvaguardia – ricorda il segretario generale Mauro Bussoni – e in quegli anni, tra il 2011 e il 2013 e poi anche dopo, il gettito aggiuntivo è stata una delusione, tant’ è vero che poi a lungo si è evitato di riproporre un ulteriore aumento, per evitare l’ impatto negativo sui consumi interni che valgono il 60% del Pil». L’ eventuale aumento, valuta la Cgia, si tradurrà per l’ Italia in un primato non certo invidiabile: «Dal 2020 i consumatori italiani saranno sottoposti all’ aliquota Iva ordinaria più elevata tra tutti i Paesi dell’ area dell’ euro, – dice il segretario, Renato Mason – con un serio rischio che l’ economia sommersa assuma dimensioni ancor più preoccupanti ». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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