«Si paga per un servizio carente»
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Acqua non potabile, un refrain che torna con i dubbi e le perplessità di sempre. Dal 2010 dalla città alle frazioni, fino all’ attualità. E se le ultime due ordinanze sono dei giorni scorsi a Vibo Marina ce n’ è un’ altra ancora in vigore e che risale al 2011. Più questioni, comunque, che si intersecano e tra queste anche l’ inchiesta “Acqua sporca” scattata nel 2012: al centro delle indagini, sfociate nel sequestro preventivo dell’ invaso dell’ Alaco, la gestione delle acque da parte di dirigenti e tecnici della Sorical, delle Asp di Vibo e Catanzaro, dell’ Arpacal, nonché di amministratori e sindaci. Inchiesta che ad oggi è ancora nel “vivo” e l’ ultima udienza è stata rinviata proprio nei giorni scorsi per un difetto di notifica. Ma è lì uno dei nodi da sciogliere per l’ avvocato del Codacons, Claudio Cricenti, che segue il “caso” acqua da anni. «Capire quali siano le condizioni dell’ Alaco, così come fare controlli, con tutti i parametri che il decreto prevede, alla fine della rete idrica, lì dove l’ acqua va a finire nelle case. Purtroppo – ha spiegato – ci sono continui rimpalli e chi subisce di più continuano ad essere i cittadini che pagano per un servizio carente senza sapere quale sia la qualità dell’ acqua». Da qui, la richiesta del Codacons già dal 2011 di ripulire i pozzi quale alternativa all’ Alaco, così come all’ Autorità per l’ energia elettrica il gas e il sistema idrico hanno chiesto che «chiarisca quali sono le tariffe nelle situazioni come Vibo o Nicotera dove ci sono ordinanze permanenti o comunque alternate, e se è giusta riduzione oltre 50%». (s.m.)
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