23 Aprile 2021

SI METTE MALISSIMO PER ANDREA AGNELLI – IL TITOLO JUVE CROLLA IN BORSA E LA CONSOB ACCENDE UN FARO

Sono bastate 48 ore di critiche, tra governi, tifosi, organismi sportivi e club avversari, a far sciogliere come neve al sole il progetto della Superlega dei dodici club europei. Ma una manovra così rivoluzionaria per il mercato del calcio, seppure rientrata, non poteva non lasciare degli effetti, tra reazioni in Borsa, richieste di rotonde penali, non ancora ben precisate, per violazione degli accordi vincolanti e contromosse dell’ Uefa per avviare un piano B. Intanto, Standard Ethics ha anche messo nel mirino Jp Morgan, principale finanziatore della Superlega, tagliando il corporate rating ad E+. Il progetto, dice, è «in contrasto con le migliori pratiche di sostenibilità», Onu, Ocse ed Ue, «tenendo conto degli interessi degli stakeholder».
TRIPLO CHOC Il primo segno tangibile, tutto economico, è quello lasciato sui mercati finanziari. Il titolo della Juventus, che due giorni fa sull’ onda dell’ annuncio aveva segnato a Piazza Affari un +18%, ieri ha chiuso in calo del 13,7%, a quota 0,75 euro, praticamente sui livelli precedenti al lancio dell’ alleanza. Più cauta la reazione del Manchester United a Wall Street (+1%), che già martedì aveva perso quasi tutto l’ exploit legato all’ annuncio. Ùn saliscendi, di cui qualche fortunato può avere anche approfittato positivamente. Ma altri, tra azionisti-tifosi. potrebbero essere rimasti bruciati affrettandosi a vendere titoli coinvolti in un accordo vincolante firmato, non dietro semplici rumors.
Anche di questo, di eventuali movimenti anomali, si starebbe occupando in queste ore la Consob italiana sollecitata a intervenire anche dal Codacons, sul piede di guerra come Federconsumatori. L’ Associazione ha presentato un esposto proprio alla Authority di controllo del mercato affinché indaghi per la possibile fattispecie di turbativa di mercato, spiega una nota del Codacons che punta a tutelare «tifosi ed azionisti danneggiati». Il progetto della Superlega sebbene definitivamente tramontato, «lascia dietro di sè strascichi per tifosi e investitori e danni per i quali i club dovranno ora rispondere – spiega il Codacons che continua- la gravità del comportamento di Juventus, Milan e Inter Superlega non può rimanere impunito, e deve portare a sanzioni e penalizzazioni per le tre squadre». L’ invito a mobilitarsi è rivolto alle istituzioni sportive nazionali ed Ue. Non solo. Il Codacons «sta studiando le opportune azioni legali da intraprendere a tutela degli investitori che risulteranno danneggiati».
LE CONTROMOSSE Il secondo effetto, di questa clamorosa retromarcia – almeno quanto l’ annuncio – sono le contromosse di chi rappresenta oggi il mondo del calcio Ue.
In risposta alla sfida della Superlega calcio europea, affiancata da Jp Morgan e dai suoi 3,5 miliardi di euro, la Uefa sarebbe infatti pronta a contrattaccare con un progetto da 6 miliardi di euro da investire per rivedere e riformulare il torneo della Champions League. Secondo quanto riportato da Bloomberg, i 6 miliardi di finanziamento sarebbero messi a disposizione da fondi di Centricus Asset Management, con cui la stessa Uefa sarebbe in realtà in trattative già da mesi. L’ affondo sulla Superlega avrebbe, però, fatto lievitare la scommessa rispetto ai 4,2 miliardi di euro immaginati inizialmente.
È ancora da capire, invece, fino dove arriva il rischio che la società spagnola promotrice della Superlega, con la regia di Florentino Perez, il patron del Real Madrid, possa chiedere il pagamento di una penale ai 12 club, tra i quali Inter, Milan e Juve, che avevano firmato un’ intesa vincolante per procedere al nuovo schema di competizione europea, senza Francia e Germania. Pare invece assodato che l’ accordo prevedesse una clausola specifica, con il pagamento di sostanziose penali in caso di ripensamento delle dodici società prima del 2025 una volta avviata la competizione della Superlega. Con tanto di obbligo di preavviso di almeno un anno, anche dopo questa data, riferisce il Financial Times, che parla di centinaia di milioni di euro.
«Sono fortunati perché gli stadi sono chiusi, sennò chissà che fischi». C’ è chi la butta sul ridere, nelle ore successive alla notte più pazza del calcio, quella in cui i rivoluzionari si sono dovuti arrendere e dopo due giorni hanno ripiegato sulla ritirata. Il rientro nei ranghi dei tre club scissionisti non potrà avvenire però in maniera naturale, senza conseguenze, come se fosse la semplice ricomparsa del figliol prodigo.
Perché se è vero che dalla sede della Uefa trapela un messaggio distensivo – nessuno in questo momento desidera guerre tanto meno mediatiche e si attende dai ribelli un ritorno al rispetto del calcio, della sua storia e delle sue istituzioni -, dal contesto rissoso della Lega provengono altri segnali.
Ieri le telefonate fra i presidenti si sono moltiplicate, fra commenti, propositi e qualche minaccia.
Più di un presidente non ha dimenticato il dietro-front operato da Andrea Agnelli e da Beppe Marotta nella vicenda che ha riguardato l’ ingresso dei fondi di private equity. Operazione che è sempre utile ricordare avrebbe garantito 1,7 miliardi alle moribonde casse delle società. Con il senno di poi non può non destare sospetto la retromarcia del presidente della Juventus sulla vicenda, dopo lo sbarco a Torino nel gennaio scorso di Florentino Perez.
Ciò che aggrava la posizione del n.1 bianconero, rispetto all’ ad interista, è che Agnelli al contempo rappresentava tutti e 20 i club nel comitato dei cinque manager incaricati di trattare con il consorzio. Ecco perché più di un presidente, pur consapevole che il comitato non è un organo istituzionale della Lega, sta ora valutando l’ ipotesi di far causa per danni ad Agnelli, considerato come il principale colpevole del fallimento dell’ operazione. I più agguerriti vorrebbero rivalersi anche su Marotta, a cui si imputa il voltafaccia effettuato solo quando è spuntata nell’ accordo preliminare con i fondi la clausola che imponeva ai club di non costituire la Superlega nei dieci anni successivi.
Di certo lo scisma tentato produrrà effetti collaterali: fra questi, Beppe Marotta lunedì rimetterà il mandato di consigliere federale. Se le dimissioni saranno accettate, chissà se al suo posto verrà ripescato Claudio Fenucci del Bologna che dopo essersi proposto aveva poi ritirato la candidatura. La nota positiva del terremoto degli ultimi giorni è aver indotto i presidenti nei contatti di ieri a valutare l’ ipotesi di introdurre il salary cap, per contenere i costi e accompagnare le società su un percorso di calcio sostenibile.

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