18 Aprile 2019

Si infiamma la battaglia sull’ aumento dell’ Iva Tria non si arrende Lo stop dei vicepremier

il ministro: «incrementi dal 2020, salvo misure alternative» si rischiano 538 euro in più a famiglia. il no di di maio e salvini
# Adesso c’ è l’ Iva, con lo spauracchio di un aumento da gennaio 2020, ad accentuare la distanza tra il ministro dell’ economia Giovanni Tria e i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dopo le polemiche sui rimborsi ai truffati delle banche e sulla Flat tax. Tria prospetta l’ Iva in crescita, «salvo misure alternative», ma dai leader dei due partiti arriva un “no”. Le parole di Tria, davanti alla commissione Bilancio di Camera e Senato, durante l’ audizione sul Documento di economia e finanza, hanno avuto l’ effetto di una bomba. Nel Def l’ ipotesi dell’ aumento c’ è, nero su bianco, e Tria lo ha ribadito: «Ricordo che lo scenario tendenziale incorpora gli aumenti dell’ Iva e delle accise che entrerebbero in vigore il primo gennaio 2020 – ha detto -. La legislazione fiscale vigente viene confermata in attesa di stabilire interventi alternativi». E su quali possano essere le modalità con cui recuperare i 23,2 miliardi di euro necessari a disattivare le clausole di salvaguardia per il 2020, sventando l’ aumento dell’ Iva, il ministro ha risposto: «I conti si devono fare. Noi nel Def ribadiamo i nostri obiettivi di finanza pubblica, è chiaro che l’ obiettivo è evitarlo. La decisione sull’ Iva sarà comunque politica». # Di Maio e Salvini si sono affrettati ad assicurare: «Non avverrà mai». «L’ Iva non aumenta… Non aumenta l’ Iva, non c’ è la patrimoniale, non si tassa la casa, non si tassa il risparmio», ha detto Salvini. E Di Maio: «Finché il M5S sarà al governo, non ci sarà nessun aumento dell’ Iva». «Mi dispiace per Tria, ma l’ aumento dell’ Iva non è nel contratto di governo, e di conseguenza il ministro trovi i fondi necessari per non farla aumentare», ha polemizzato il ministro dell’ Agricoltura, Gian Marco Centinaio. E intanto M5S e Lega impegnano il governo a sterilizzare le clausole Iva, compatibilmente con i saldi di finanza pubblica. Questo dovrebbe essere scritto nella risoluzione del Documento di economia e finanza che sarà votata oggi in Aula. # C’ è da capire quanto costerebbe agli italiani un aumento dell’ Iva da gennaio prossimo. Secondo indiscrezioni, l’ Iva ordinaria (finora al 22%) salirebbe al 25,2% e quella agevolata dal 10 al 13%. Una stangata che, secondo i diversi studi, oscillerebbe tra i 500 e i 900 euro a famiglia. Ma c’ è chi, come il Codacons, stima addirittura un incremento superiore a 1.000 euro. Il Sole 24 Ore , nella sua proiezione, si attesta a quota 538 euro. Ma il rialzo, afferma lo studio, colpirebbe in modo più pesante i liberi professionisti e gli imprenditori (857 euro in più). # Non sono mancate le reazioni polemiche. «Questa decisione colpirà indiscriminatamente le famiglie e ridurrà ulteriormente i consumi», le parole del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. «Il problema non è Tria che si limita, con grande difficoltà, a dire la verità, ma Salvini e Di Maio che continuano a mentire sui conti pubblici», è l’ accusa del deputato del Pd, Francesco Boccia. «L’ aumento dell’ Iva avrebbe un effetto choc sui consumi interni, che invece hanno bisogno di essere rilanciati al più presto», dicono dalla Cna. # Da Tria, sempre ieri, anche i dati sul Pil e sul debito pubblico. Secondo il ministro ci sono «segnali incoraggianti» sulla crescita dall’ inizio dell’ anno, rispetto al 2018 su cui comunque «il governo non ha affatto peccato di eccessivo ottimismo, come alcuni sostengono, ma le previsioni hanno scontato l’ andamento del Pil nell’ anno». Insomma «non è stato un fallimento delle misure adottate» ma è l’ andamento dell’ economia mondiale a far frenare il Paese. C’ è di certo un forte rallentamento, con previsioni di crescita che sono però migliori per la seconda metà dell’ anno. «Ci aspettiamo una ripresa dell’ economia» spiega Tria, avvertendo che se i rischi in negativo si consolidassero nell’ Eurozona «si può anche entrare in una spirale negativa a livello europeo». In ogni caso «il debito è pienamente sostenibile», certo è un problema che «va affrontato in modo serio ma «la finanza pubblica italiana non rappresenta un rischio per nessuno».

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