16 Aprile 2020

«Si indaghi sulla morte del vigile del fuoco»

E’ una triste vicenda che ha addolorato la città e il corpo dei »Vigili del fuoco. la morte dell’ istruttore Giuseppe Coco ha lasciato sgomenti per come si è svolta. Per i tempi di attesa di un tampone che non arrivava mai nonostante i sintomi. Per la febbre che da 14 giorni segnava il decorso del 51enne curato in caso con tre pastiglie di antibiotico e senza che nessuno abbia auscultato i suoi polmoni che pian piano venivano aggrediti dal virus sino al punto che l’ uomo è finito intubato. Ma qualche giorno prima di aggravarsi il vigile del fuoco aveva deciso in assenza del tampone di recarsi a u pronto soccorso cittadino e solo lì aveva ricevuto il tampone, salvo poi tornare a casa in attesa di referto che sarebbe arrivato due giorni dopo. Troppo tardi… E allora visto lo stato di salute del vigile – i colleghi sostengono che al telefono non respirasse quasi più – come mai nessuno in ospedale si è preso la briga quantomeno di visitarlo? Insomma in questa vicenda ci sono molti lati da chiarire, fermo restando che in un periodo di forte emergenza come quello in cui stiamo vivendo tutti noi e soprattutto il personale sanitario non è facile affrontare casi simili con la freddezza necessaria che sarebbe logica in un ospedale. Ora, però il Codacons, che ha presentato un dettagliato esposto, chiede alla Procura di indagare. «Sono ormai tanti, troppi, in questi giorni i casi denunciati dall’ associazione dei consumatori che descrivono ritardi e inadempienze della sanità siciliana di fronte alla pandemia. Il Covid-19 continua a mietere vittime – sostiene il presidente regionale del Codacons, avvocato Giovanni Petrone – anche a seguito di una cattiva gestione degli infetti e, come abbiamo già denunciato, per il mancato uso dei dispositivi di protezione individuale. E la tardiva effettuazione dei test nei confronti dei soggetti che presentano i sintomi dell’ infezione costituisce ancora oggi una condotta inaccettabile». Quindi l’ affondo del Codacons sull’ episodio del vigile del fuoco: «In particolare, nel caso di Giuseppe Coco, infatti, vigile del fuoco che prestava servizio presso il comando di Catania ed era anche istruttore alla Scuole centrali anticendi delle Capannelle a Roma e Montelibretti nel Reatino, sono stati attesi 14 giorni dall’ insorgere della febbre per effettuare il tampone. La conseguente morte dell’ uomo, che aveva contagiato anche il padre, deceduto qualche giorno prima del figlio, è un fatto che forse si poteva evitare se vi fosse stata l’ attenzione dovuta. D’ altra parte, sia nella scuola anticendi delle Capannelle a Roma che in quella di Montelibretti nel Reatino vi erano stati a fine febbraio alcuni allievi risultati positivi al coronavirus, quindi, si sarebbero dovuti compiere i test a tutti coloro che erano entrati in contatto con quegli ambienti. Invece, non è stato fatto nulla e il vigile del fuoco, dopo essere tornato a Catania da Montelibretti si è ammalato, per oltre una settimana non ha ricevuto i dovuti soccorsi medici, e ha persino contagiato il padre. Solo quando il suo quadro clinico si è aggravato l’ uomo è stato ricoverato e, dopo il trasferimento è deceduto il 9 aprile». «Ebbene – continua l’ avvocato Bruno Messina, Dirigente Ufficio Legale regionale Codacons – non possiamo permettere che trascorrano tempi così lunghi per la realizzazione dei test, perché poi le conseguenze sono devastanti per l’ organismo che non viene curato adeguatamente. L’ attesa produce il decesso dei pazienti e non dobbiamo accettare che si continui in questo direzione, il test va effettuato al momento in cui insorgono i primi sintomi, dopo può essere troppo tardi». Il Codacons, quindi, ha chiesto alla Procura che si indaghi sulla vicenda.G. Bon.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox