22 Marzo 2021

Si fermano 40mila addetti Amazon. Oggi il primo sciopero in Italia

 

 

Niente consegne oggi da Amazon. Gli oltre 40mila lavoratori italiani di tutta la filiera del colosso delle vendite online sono in scioperare. E’ la prima volta di una rivendicazione di questo tipo in Italia ma le associazioni di consumatori non sono d’accordo con l’iniziativa perché in un Paese che è in gran parte in zona rossa arreca un danno alla collettività.
Lo stop è stato deciso per «una questione di rispetto del lavoro, di dignità dei lavoratori e di sicurezza». È l’appello lanciato nei giorni scorsi dai sindacati Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti contro la rottura delle trattative a livello nazionale sul rinnovo del contratto.
La protesta dei lavoratori, la prima di questo genere da quando nel 2020 Amazon è sbarcata nel nostro Paese, riguarderà in particolar modo gli oltre 15mila drivers che consegnano materialmente i pacchi davanti all’uscio di casa e che in questa fase di pandemia si sono rivelati una risorsa indispensabile. La denuncia dei sindacati è di superlavoro in condizioni di scarsa sicurezza e retribuzioni non adeguate. I driver «arrivano a fare anche 44 ore di lavoro settimanale e molto spesso per l’intero mese. Si toccano punte di 180/200 pacchi consegnati al giorno, ma nessuna verifica dei turni di lavoro. Nessuna contrattazione né confronto con le organizzazioni di rappresentanza sui ritmi imposti» è la denuncia arrivata già nei giorni scorsi con la richiesta di solidarietà da cittadini e clienti Amazon.
Se chi prepara e consegna i pacchi è continuamente sotto pressione, dentro i magazzini Amazon non va meglio. «Si lavora 8 ore e mezza con una pausa pranzo di mezz’ora» spiega l’appello.
Amazon è tra le poche società che hanno moltiplicato enormemente i propri ricavi durante la pandemia: nell’anno nero del Covid le vendite sono salite di oltre il 40% rispetto al 2019 con un giro d’affari balzato a 386 miliardi di dollari a livello globale e utili per quasi 7 miliardi a trimestre (i dati sull’Italia non sono disponibili). Ora il colosso deve fare i conti coi malumori dei lavoratori. Altre proteste si sono registrate in Germania e negli Usa.
Amazon risponde alla decisione di sciopero sottolineando che con i fornitori terzi di servizi di consegne mette «al primo posto i propri dipendenti, offrendo loro un ambiente di lavoro sicuro, moderno e inclusivo, con salari competitivi, benefit e ottime opportunità di crescita professionale». Ricorda inoltre che i dipendenti Amazon sono assunti inizialmente al 5° livello del Cccnl Trasporti e Logistica con un salario d’ingresso pari a 1.550 euro lordi al mese per i dipendenti a tempo pieno con una serie di benefit in aggiunta. I corrieri sono assunti con un salario d’ingresso pari a 1.644 euro lordi al mese per i dipendenti a tempo pieno, e oltre a 300 euro netti mensili come indennità giornaliera. In più cita i bonus da 300 e da 500 euro somministrati l’anno scorso e replica dicendo che il numero di pacchi da consegnare è assegnato in maniera appropriata e si basa sulla densità delle aree di consegna.
Sullo sciopero Amazon intervengono anche le associazioni di consumatori ma se da una parte Consumerismo No Profit si dice contraria «a qualsiasi tipo di sciopero che utilizzi i cittadini per rivendicazioni di tipo sindacale» e per Luigi Gabriele, presidente dell’associazione, «in questo momento di zone rosse estese e di impossibilità di spostamento per gli utenti, ritardare le consegne arreca un danno materiale alla collettività» dall’altra parte il Codacons aderisce all’iniziativa «non per questioni legate agli stipendi ma perché siano garantite migliori condizioni di lavoro ai dipendenti». Su un punto le due associazioni sono d’accordo: questo sciopero deve essere l’occasione per far riscoprire ai cittadini i negozi di vicinato che svolgono un vero e proprio servizio pubblico ma che troppo spesso sono svantaggiati dalla concorrenza dell’e-commerce.

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