Si ferma la caduta, ma l’ Europa è lontana
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- Avvenire
Segnali di ripresa: +0,1%. Confcommercio: non siamo fuori dalla crisi NICOLA PINI ROMA Chiamarla crescita forse è troppo. Ma dopo due anni e mezzo in recessione il Pil italiano nell’ ultimo trimestre del 2013 ha ritrovato il segno più. Tra ottobre e dicembre scorsi la ricchezza nazionale è salita dello 0,1% sul trimestre precedente, informa l’ Istat (mentre è scesa dello 0,8 su base annua). Non certo un risultato brillante, ma dopo la crescita zero del terzo trimestre una conferma che la caduta è finita. Purtroppo per il nuovo governo e per tutti noi le buone notizie sembrano fermarsi qui. L’ aumento del Pil risulta infatti meno deciso di quanto gli osservatori ritenessero. Fino a pochi giorni fa si parlava di una crescita di 0,2-0,3 punti. Invece il rimbalzino è stato più leggero del previsto, preannunciato dal ritorno in zona negativa della produzione industriale di dicembre. Il dato conferma inoltre che nel confronto internazionale l’ Italia è tra i Paesi che fanno maggiore fatica a trovare la ripresa. In Europa l’ accelerazione è stata quasi ovunque più vigorosa: l’ Eurozona a 17 fa segnare in media un +0,3% e l’ intera Ue dello 0,4%. Grecia a parte, sono andati meglio di noi Paesi in crisi come la Spagna (+0,3) e il Portogallo (+0,5%). Anche la convalescente Francia strappa 3 decimi di crescita, meglio delle attese, mentre la Germania prima della classe sale di 0,4 punti. Per non parlare di gran Bretagna (0,7) e Usa (0,8). Stesso discorso per il dato tendenziale: se a Roma siamo ancora a -0,8%, Madrid risale verso la parità (-0,1), Parigi cresce dello 0,8 e Berlino dell’ 1,4%. Altro dato poco incoraggiante è il consuntivo 2013. Alla fine il Pil è crollato nell’ anno di 1,9 punti portando il rosso dell’ ultimo biennio di recessione a quasi 4 punti e mezzo. Un pesante dato statistico che nella realtà si traduce nella miriade di crisi aziendali, emorragia di occupati e famiglie in difficoltà che le cronache di tutti i giorni ci riportano. Il governo uscente stimava nella Nota di aggiornamento del Def di settembre che il Pil chiudesse il 2013 a -1,7%. Il risultato peggiore del previsto potrebbe quindi impattare, per quanto marginalmente, sui parametri europei dei conti pubblici e in particolare sul deficit, che era già vicinissimo alla soglia del 3%. D’ altro canto il complesso dei dati interni e internazionali può essere letto anche con maggiore fiducia. C’ è la conferma infatti che nella zona euro la recessione è superata e la ripresa si è avviata. L’ Italia, per quanto appaia in ritardo, non potrà che risentirne positivamente, specialmente se il trend europeo si consoliderà. Cauti i commenti delle forze sociali e degli analisti. Secondo la Confcommercio il nostro Paese non è ancora «fuori dalla profonda recessione in cui annaspa da oltre un quinquennio », i dati Istat denotano «una pallidissima crescita congiunturale». Per il Codacons a questi ritmi «ci vorranno secoli per recuperare il Pil perso in questi anni». Infine, secondo il centro di ricerche Nomisma l’ ingresso nel 2014 «si presenta privo di spinta e serve accelerare» perché sulla base della attuali tendenze la stima del 2014 è vicina al +0,5% ma «almeno ha trovato conferma l’ aspettativa di un ritorno dell’ attività economica in area marginalmente positiva». © RIPRODUZIONE RISERVATA Corre la Germania (+0,4%) recuperano in fretta Spagna (+0,3%) e Portogallo (+0,5%) Smentite le stime del Tesoro, che ipotizzavano un rilancio più forte dell’ economia.
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