24 Agosto 2011

Si è fatto più insistente con i primi rientri, quando dopo aver riposto maschere e pinne ci si è accorti improvvisamente che è già tempo di …

Si è fatto più insistente con i primi rientri, quando dopo aver riposto maschere e pinne ci si è accorti improvvisamente che è già tempo di …
 

Si è fatto più insistente con i primi rientri, quando dopo aver riposto maschere e pinne ci si è accorti improvvisamente che è già tempo di preparativi scolastici. Per i ragazzi delle medie e delle superiori significa acquistare i libri di testo. Così l’ allarme di cui sopra è diventato realtà: in molte scuole superiori della Capitale i tetti di spesa imposti dal Ministero sforano allegramente. In media aumenti dai 50 ai 100 euro. Il fenomeno riguarda soprattutto i licei classici (IV ginnasio e I liceo) e il primo anno dello scientifico. Ma come mai i prezzi lievitano? Nelle prime classi bisogna mettere in conto anche l’ acquisto dei vocabolari. E quindi facilmente si può arrivare a 500 euro di spesa. Alla faccia dei tetti ministeriali che invece non superano 350 euro. Rosy, studentessa di prima liceo (il terzo anno) al blasonato liceo classico Tasso ha già fatto i conti: i suoi libri costeranno più di 400 euro (il tetto ministeriale è 376). Il ritornello non cambia all’ Albertelli, al Kennedy, al Righi ecc. Ad incidere sulla maggiore spesa, secondo il Codacons, non è solo l’ aumento dei prezzi (e della carta), ma anche dei libri direttamente proporzionale all’ incremento delle materie. E il Ministero dell’ Istruzione aveva alzato i tetti in percentuali variabili tra l’ 1,4 ed il 3,8% a seconda della scuola. Ma le previsioni sono state disattese. Per il Codacons alla fine ogni famiglia spenderà in media l’ 8% in più rispetto al 2010. I libri misti (cartacei e elettronici) che avrebbero dovuto prendere più piede (in base alla legge 133), si stanno rivelando una grande delusione: sempri più professori soprattutto di liceo li adottano ma sono introvabili nel mercato dell’ usato e costano di più di quelli tradizionali. Nel 2009 il Ministero aveva pronosticato, entro i successivi tre anni, una diminuzione di spesa del 30% per l’ acquisto dei libri scolastici. Così non è stato. A questo punto imbastire delle soluzioni-tampone per far risparmiare le famiglie è fuori tempo massimo. Ad esempio si poteva incentivare il cosiddetto comodato d’ uso, il prestito di testi da parte degli istituti scolastici. Qualche istituto, più virtuoso e sensibile ai problemi delle famiglie, lo fa. Ma si contano sulle dita di una mano. E così anche alla vigilia di questo nuovo anno scolastico ci troviamo di fronte allo stesso problema: i docenti continuano a sforare i tetti di spesa. Del resto è una loro prerogativa e nessuno può imporgli la scelta di un testo che non piace, solo perché è più economico. Ai genitori non resta che lamentarsi: quanti di quei libri consigliati, che poi diventano obbligatori e sono acquistati in un secondo tempo, vengono effettivamente sfogliati durante l’ anno? Perché la realtà è proprio questa: molti libri (proprio quelli composti da diversi tomi e allegati) restano immancabilmente intonsi.
 

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