19 Novembre 2009

Si all’acqua privata Il Governo incassa la fiducia

Ok al decreto Ronchi, oggi il voto finale alla Camera 

 
ROMA ACQUA E RIFIUTI gestiti dai privati. La Camera ha votato la fiducia al Governo sul salva-infrazioni, il cosiddetto decreto Ronchi che prevede tra l’altro la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, con l’eccezione di gas, trasporti e farmacie comunali. Oggi arriverà il voto finale sul provvedimento e così diventeranno legge le norme secondo cui non ci sarà più la cosidetta acqua del sindaco’: le municipalizzate dovranno assegnare i servizi con una gara e dovranno aprire il capitale ai privati. Sebbene la fiducia sia arrivata con 50 voti di scarto, la maggioranza è poi andata sotto per 6 volte consecutive quando si è trattato di votare gli ordini del giorno: nonostante il no del Governo sono stati approvati quelli dell’Idv, fino a quando Ronchi ha messo fine alle votazioni decidendo di accettare tutto come «raccomandazione». Anche ieri maggioranza e opposizione sono tornate a fronteggiarsi. Pd, Idv e Udc accusano il Governo di voler privatizzare un bene vitale per l’umanità per consegnarlo, ripetono i dipietristi, «a camorristi e multinazionali». Non è una privatizzazione, ribatte il ministro Ronchi, anzi «si rafforza la concezione che l’acqua è un bene pubblico». Tesi condivisa dal presidente dell’Antitrust, Catricalà, che promuove il provvedimento, anche se bacchetta l’esecutivo perché non è chiaro quale sarà l’autorità che vigilerà su tariffe e qualità. «Il regolamento arriverà entro l’anno», dice il ministro Fitto. La Lega, che nei giorni scorsi ha manifestato più di un mal di pancia, ieri ha votato la fiducia perché, spiega Bossi, «non si può far saltare il Governo, non si muore per una legge». In cambio è stato accolto un ordine del giorno del Carroccio che impegna il Governo a valutare deroghe alla liberalizzazione per i Comuni virtuosi. L’ordine del giorno, dice il democratico Realacci, «è una presa per i fondelli, un modo per pulirsi la coscienza, che non cambia le cose». I Verdi chiedono il referendum e anche le associazioni dei consumatori restano sul piede di guerra.  Per i cittadini, avverte il presidente del Codacons, Landi, «si profila una stangata sulle tariffe dell’acqua pari del 30-40%». LIBERALIZZAZIONE a parte, resta il fatto che la nostra rete idrica è allo sfascio, tanto che si calcola che per rimetterla in sesto occorrerebbero 60 miliardi. Naturalmente la situazione varia da Comune a Comune. Così come varia il tasso di dispersione dell’oro blu: secondo una ricerca di Legambiente la maglia nera spetta a Cosenza, col 67%, seguita da Potenza e Gorizia (58%). I Comuni più virtuosi, invece, sono Cremona e Vercelli, dove il tasso di dispersione non supera il 9%.
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this